È opportuno che ogni centro valuti la propria incidenza di complicanze gravi (morte, ictus) perioperatorie. Quando il numero di procedure di un determinato reparto è basso (<150 per anno), e la casistica del singolo operatore è inferiore a 15 pazienti/anno, il rischio di ictus e morte sembra essere molto più elevato (13,6% secondo Feasby et al.),[195] e pertanto vanno condivise le seguenti indicazioni di Barnett per ridurre il rischio operatorio:[196] gli ospedali e i chirurghi che hanno un basso volume di EC dovrebbero consigliare ai potenziali candidati di rivolgersi presso strutture ove la procedura è eseguita molto frequentemente; l'audit chirurgico dovrebbe essere eseguito annualmente da un non chirurgo, ed i dati resi pubblici; medici esperti nella valutazione neurovascolare dovrebbero essere coinvolti sia nella indicazione chirurgica che nella valutazione del risultato. È stato anche suggerito di includere la valutazione delle funzioni cognitive dopo una EC, poiché è stato segnalato un certo grado di deficit postprocedurale;[197] viceversa alcune recenti segnalazioni in letteratura evidenzierebbero miglioramenti delle funzioni cognitive dopo EC. Tuttavia tale valutazione è da considerarsi non standardizzata, e da riservarsi per ora a studi controllati.
Particolare cautela dev'essere posta nel proporre l'intervento, specie nei soggetti asintomatici, prima di conoscere l'incidenza di complicanze del proprio centro.[198]
Non è sostenibile in termini di costo/beneficio l'ultilizzo sistematico dell’assistenza in terapia intensiva post operatoria dopo EC e pertanto debbono essere individuati criteri selettivi (fattori di rischio, decorso intraoperatorio, etc). Mancano studi randomizzati che definiscano modalità di ammissione alla terapia intensiva post operatoria, durata e modalità di monitoraggio più appropriate.[199, 200]