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Lo studio JUPITER, effettuato su oltre 17.000 soggetti sani con valori di colesterolo bassi (<130 mg/dL) ed elevati valori di proteina C reattiva (> 2 mg/dL), aveva mostrato che l’utilità della terapia con rosuvastatina (20 mg/die) nella prevenzione primaria di eventi cardiovascolari (N Engl J Med 2008;359:2195–2207). Una nuova analisi dei dati dello studio JUPITER (Circulation 2010;121:143-150) indica che la terapia con rosuvastatina è in grado di ridurre del 48% l’incidenza di ictus cerebrale.
Lo studio Randomized Evaluation of Long-Term Anticoagulation Therapy (RE-LY) ha confrontato l’efficacia del dabigatran alla dose di 110 o 150 mg due volte/die rispetto al warfarin in 18.113 pazienti con fibrillazione atriale e ad elevato rischio di ictus (N Engl J Med . 2009;361:1139–1151). Entrambe le dosi di dabigatran sono risultate non inferiori al warfarin nella prevenzione dell’ictus cerebrale e dell’embolia sistemica; la dose più elevata di dabigatran è risultata inoltre superiore al warfarin considerando lo stesso end-point.
I grandi trial sulla trombolisi endovenosa non richiedevano un valutazione eziologica della causa dell’ictus ischemico prima del trattamento, per cui tra i pazienti trattati sono stati inclusi oltre agli ictus attribuibili alla cause più comuni quali aterotrombosi dei grossi vasi, cardioembolismo e malattia dei piccoli vasi anche ictus attribuibili a patologie più rare inclusa la dissezione dei vasi del collo.
Il dronedarone è un nuovo farmaco antiaritmico, simile all’amiodarone ma senza effetti tossici a livello tiroideo o polmonare. Lo studio ATHENA (N Engl J Med 2009;360:668-678) ha mostrato che, in pazienti con precedenti episodi di fibrillazione atriale, il dronedarone rispetto al placebo riduce il rischio di morte ed il rischio di ospedalizzazione per eventi cardiovascolari. Tale riduzione è attribuibile al minor numero di recidive di fibrillazione atriale e di sindromi coronariche acute.
La terapia con anticoagulanti orali antagonisti della vitamina K rappresenta oggi la terapia di elezione per la prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione atriale. Tuttavia la difficoltà nel riuscire a mantenere l’effetto anticoagulante nel range terapeutico ne limita notevolmente l’efficacia aumentando la possibilità di emorragie oltre a rappresentare una controindicazione alla prescrizione della terapia in pazienti con scarsa compliance o impossibilitati ad effettuare i necessari controlli laboratoristici.
Studi clinici e metanalisi hanno mostrato che esiste una relazione di tipo continuo tra valori pressori ed incidenza di ictus e cardiopatia ischemica. I benefici dei farmaci antipertensivi nei diversi studi sono stati attribuiti in gran parte alla riduzione dei valori pressori. Le linee guida raccomandano valori di pressione inferiori a 140/90 mm Hg o 140/85 mm Hg ed anche minori nei diabetici.
L’auricola sinistra rappresenta la sede di origine dei trombi in oltre il 90% dei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. Recentemente sono stati sviluppati device e tecniche per la chiusura percutanea dell’auricola sinistra e diversi studi pilota hanno mostrato un profilo di rischio accettabile correlato alla procedura.
Il Basilar Artery International Cooperation Study (BASICS) uno studio multicentrico prospettico osservazionale in cui sono stati inclusi 629 pazienti, ha valutato la prognosi ed il trattamento dell’ictus cerebrale causato da occlusione dell’arteria basilare (Lancet Neurol 2009;8:724–730).
Sul recente numero de The Cochrane Library (Cochrane Database of Sytematic Reviews 2009, Issue 2. Arft. No. CD004143) è stata pubblicata una revisione della letteratura in merito agli outcome sfavorevoli durante il trattamento ormonale sostitutivo (HRT) in età peri- e post-menopausale.
Per quanto attiene le malattie cardiovascolari, non si è osservata evidenza di un suo ruolo terapeutico di prevenzione nei confronti delle stesse.