Sulla base della definizione indicata dall’OMS,[1] il TIA (transient ischemic attack) è caratterizzato dalla «improvvisa comparsa di segni e/o sintomi riferibili a deficit focale cerebrale o visivo, attribuibile ad insufficiente apporto di sangue, di durata inferiore alle 24 ore.» Recentemente è stata proposta una ridefinizione del concetto di attacco ischemico transitorio (TIA).[2] Il presupposto di tale definizione è basato sul fatto che il limite di 24 ore di durata per il TIA è un limite arbitrario e la maggior parte dei TIA risolve entro un’ora dall’esordio dei sintomi. Inoltre, la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica e la tomografia ad emissione di positroni hanno mostrato che non tutti i TIA sono equivalenti da un punto di vista della lesione, associandosi ad alcuni la presenza di danno tissutale. La probabilità che in un paziente con TIA sia presente alle neuroimmagini una lesione congrua con la sintomatologia è direttamente proporzionale alla durata della sintomatologia. Secondo la nuova definizione sono da classificare come TIA solo quegli episodi di disfunzione neurologica da ischemia cerebrale o retinica con durata in genere inferiore ad un’ora e senza evidenza di danno cerebrale permanente. Il possibile limite di tale definizione risiede nel fatto che la categoria diagnostica cui attribuire il paziente dipende all’accuratezza degli esami effettuati.
In ogni caso, il primo obiettivo da porsi nella diagnosi di TIA, è verificare l’origine focale dei sintomi.[3] La perdita di coscienza, le vertigini, l’astenia generalizzata, lo stato confusionale, l’incontinenza sfinterica non possono costituire l’unico elemento di una diagnosi di TIA. Lo stesso vale per l’amnesia globale transitoria (improvvisa perdita della memoria anterograda e spesso anche retrograda, isolata e reversibile) e i drop attacks (improvvise cadute a terra non accompagnate da altri disturbi come perdita o sospensione di coscienza). Anche se entrambe queste condizioni vengono spesso trattate nei capitoli di patologia cerebrovascolare, esse non si accompagnano ad un maggior rischio di tromboembolia cerebrale rispetto alla popolazione generale e per tale ragione vanno tenute distinte dal TIA.
Fino ad un terzo dei TIA o degli ictus esordisce con cefalea, d’altro canto l’emicrania con aura si può presentare anche senza cefalea. Un aiuto per la diagnosi differenziale fra queste due condizioni è costituito dal fatto che la cefalea frequentemente si accompagna a sintomi positivi, spesso visivi, come gli scotomi scintillanti ed i fosfeni, inoltre nel TIA il deficit neurologico raggiunge il picco in secondi o minuti mentre nell’emicrania il picco viene raggiunto in circa mezz’ora ed il deficit può variare d’intensità e di sede. Per quanto riguarda le crisi epilettiche una minoranza d’ictus o TIA si può presentare con crisi epilettica ed in seguito ad una crisi non è raro riscontrare un paresi transitoria. Anche nel caso dell’epilessia aiutano nella diagnosi differenziale la presenza di sintomi positivi, anche se la sola presenza di sintomi negativi come le crisi afasiche è possibile nell’epilessia. Altre situazioni che possono mimare i TIA o l’ictus sono l’ematoma sottodurale cronico, i tumori (TTA o tumor transitory attack), l’ipoglicemia (emiparesi ipoglicemica).
La Tabella 5:I elenca i sintomi non accettabili per la diagnosi di TIA.