La diagnosi neuroradiologica della patologia cerebrovascolare è divenuta con il tempo sempre più complessa, soprattutto con l’introduzione di nuove tecniche radiologiche che hanno migliorato le possibilità di studi morfologici e funzionali dell’encefalo e dei vasi cerebrali extra ed intracranici.
Le metodiche attualmente a disposizione sono rappresentate dalla Tomografia Computerizzata (TC), dalla Risonanza Magnetica (RM), dall’angio-TC, dall’angio-RM, e dall’angiografia cerebrale, associate alle metodiche della medicina nucleare. Il loro utilizzo permette una diagnosi precoce di ictus cerebrale ischemico od emorragico, come pure una diagnosi differenziale con i quadri clinici di TIA e di tutte quelle patologie aventi caratteristiche cliniche simili ma eziologia diversa rispetto alla patologia cerebrovascolare come emicrania, epilessia, neoplasie, ematomi e malformazioni vascolari.
L’iter diagnostico, oltre a dare informazioni sulla natura della lesione responsabile della sintomatologia clinica, permette di monitorare nel tempo la condizione patologica (fase acuta, subacuta e cronica) in base alle caratteristiche densitometriche e/o di intensità del segnale.
Nell’ambito delle patologie vascolari ischemiche, la chiave moderna per una migliore comprensione dell’iter diagnostico da adottare è quella di considerare il tessuto ipoperfuso suddiviso in due compartimenti:
- tessuto con marcata riduzione del flusso cerebrale e del volume di sangue (core dell’infarto) con danno tendenzialmente irreversibile;
- tessuto con riduzione meno marcata del flusso cerebrale, con volume più o meno normale e con danno potenzialmente reversibile (penombra ischemica).[65, 66, 67].
Numerosi studi hanno stabilito l’importanza clinica della reversibiltà della penombra ischemica, mostrando una chiara associazione tra il volume ematico e i punteggi neurologici.[68, 69, 70, 71, 72] A tutt’oggi, la reale portata di questo concetto non è ancora trasferita nella routine clinico-radiologica, nonostante sia in grado di dare informazioni sulla porzione di tessuto con danno potenzialmente reversibile e/o recuperabile con la terapia trombolitica.[73]