Vari studi hanno dimostrato un'alta prevalenza di lupus anticoagulant e anticorpi anticardiolipina in soggetti colpiti da ictus,[239, 240, 241, 242, 243, 244, 245, 246] sia nei giovani che nelle altre classi di età, ma i pazienti con ictus ed anticorpi antifosfolipidi sono più giovani della media della popolazione con ictus.[247]
Uno studio caso controllo, dopo la correzione per gli altri principali fattori di rischio, ha stimato che il rischio relativo di ictus nelle donne giovani con immunoreattività per anticorpi anticardiolipina di qualunque isotipo o per lupus anticoagulant era pari a 1,87 (IC95 1,24-2,83; P=0,0027).[248]
Nel 1999 uno studio caso-controllo su oltre 500 pazienti con ictus, di età media di 70 anni, ha dimostrato che gli anticorpi anticardiolipina rappresentano un fattore di rischio indipendente per ictus e che la loro presenza comporta un rischio relativo per ictus 4 volte superiore a quello della popolazione generale.[249] Lo studio MONICA, [250] su un numero inferiore di pazienti (120), ha confermato la associazione fra ictus e anticorpi anticardiolipina che in questo studio non costituiscono però un fattore di rischio indipendente. Diversamente dai pazienti giovani, i pazienti anziano con 10 o più unità aCL GPL e negativi per la glicoproteina I anti-beta2, non sembrano avere un rischio più elevato di eventi vascolari.
Un recente studio prospettico originato dallo studio Framingham, condotto su 2·712 donne e 2·262 uomini con follow-up di 11 anni, dopo analisi multivariata aggiustata per diversi fattori di rischio, ha identificato che la presenza di anticorpi anticardiolipina è associata ad un aumento del rischio di ictus o TIA nelle donne (HR: 2,6), ma non negli uomini (HR: 1,3). In tal senso elevati livelli di questi anticorpi sono fattore di rischio predittivi per futuri eventi cerebrovascolari ischemici nelle donne.[251]
Lo studio prospettico di coorte APASS non ha dimostrato un aumento del rischio di eventi trombotici ad un follow-up di 2 anni in rapporto alla presenza di anticorpi antifosfolipidi nei pazienti trattati con warfarin (RR 0,99) o ASA (RR 0,94). La frequenza di eventi è stata infatti di 22,2% nei pazienti con positività per anticorpi e 21,8% in quelli senza.[252]
D'altra parte è necessario sottolineare come non vi sia ancora una standardizzazione dei test impiegati né dei livelli soglia da utilizzare in clinica.
Si può aggiungere che gli infarti cerebrali associati a positività degli anticorpi antifosfolipidi sono solitamente multipli e minori, e si osservano più frequentemente in pazienti giovani e con fattori di rischio "classici" per vasculopatia.[253]