Il controllo non farmacologico dei fattori di rischio modificabili viene generalmente proposto mediante campagne di informazione e di educazione dirette alla popolazione generale. Non vi è dubbio che queste campagne siano importanti e che abbiano dimostrato una notevole efficacia, specie negli Stati Uniti, relativamente alle abitudini alimentari, all'attività fisica e al fumo di sigaretta. Crediamo però che vi siano alcuni rischi insiti in queste stesse campagne: ad esempio il rischio di stigmatizzare coloro che non si attengono alle raccomandazioni e di esercitare una pressione sociale lesiva della libertà individuale, come pure il rischio, più consistente, di discriminare i soggetti che non si attengono alle raccomandazioni nell'ambito dell'attività lavorativa e delle assicurazioni sulla vita e contro le malattie. L'interesse sociale di promuovere la salute dei cittadini non deve prevalere sui princípi cardine della nostra società come la tutela della libertà dell'individuo e dell'eguaglianza di opportunità.
A questo proposito si è posto, in diverse situazioni, il problema se debba essere a carico delle strutture pubbliche la tutela della salute anche per quei malati il cui bisogno scaturisca da stili di vita obiettivamente a rischio liberamente scelti.[2] Il trattamento delle patologie che scaturiscono da un comportamento a rischio scelto liberamente dovrebbe, secondo questo modo di vedere, essere più opportunamente assegnato alla medicina privata.
Diversi sono, tuttavia, i contro-argomenti addotti a favore dell'intervento pubblico anche in questi casi. Tra questi il fatto che i comportamenti definiti a rischio esprimono esclusivamente una probabilità riscontrabile su grandi gruppi, ma non possono essere estesi alla singola persona senza andare contro i principi di base della stessa scienza statistica. Inoltre, non si può non richiamare in questo contesto il dovere di solidarietà iscritto nelle carte costituzionali di molti paesi Europei, incluso il nostro, che discende dall'approccio egualitario.[3] . Inoltre, prima di determinare le condizioni per il corretto impiego del concetto di responsabilità personale in relazione all'allocazione delle risorse in campo medico, devono essere attentamente valutati almeno i seguenti punti: considerazioni teoretiche sul principio di giustizia; peso relativo dei fattori causali in medicina (inclusa la predisposizione genetica); principio di libertà e autonomia nei comportamenti individuali con potenziali ricadute sulla salute.[4]