La metanalisi degli studi di intervento farmacologico in pazienti ipertesi per stabilire eventuali differenze sia tra le diverse classi di farmaci sia per gli effetti sui diversi endpoint del trattamento (Blood Pressure Lowering Treatment Trialists Collaboration) pubblicata nel 2000 [204] è stata recentemente aggiornata nel 2003. Sono stati valutati gli effetti di strategie terapeutiche basate su ACE inibitori, calcio antagonisti, inibitori dell’angiotensina II (non presenti nella precedente metanalisi) e diuretici/beta-bloccanti o gli effetti dei farmaci su sei esiti predefiniti fra cui ictus, morte cardiovascolare e mortalità totale.[208] Sono state effettuate 7 analisi disegnate prospetticamente con dati provenienti da 29 studi randomizzati su 162·341 pazienti. I criteri d’inclusione degli studi, gli endpoint primari e le ipotesi principali erano specificate prima che fossero noti i risultati di ciascuno studio. Negli studi controllati verso placebo l’ictus è stato ridotto significativamente del 28% dagli ACE inibitori e del 38% dai calcio antagonisti, mentre il raggiungimento di obiettivi pressori più bassi con un trattamento antipertensivo più aggressivo ha ridotto l’incidenza di ictus del 23%. Rispetto ai pazienti trattati con i farmaci tradizionali diuretici e beta-bloccanti, quelli randomizzati agli ACE-inibitori hanno evidenziato una maggiore incidenza (non significativa) di ictus (9%), mentre con i calcio-antagonisti e gli antagonisti dei recettori AT1 dell'angiotensina II si è osservata una minore incidenza di ictus (-7% o -21% rispettivamente). Le differenze di rischio di ictus ottenute con le varie classi di farmaci sono risultate direttamente correlate con le differenze fra valori pressori raggiunti nei vari studi. Questa metanalisi dimostra quindi che le varie categorie di farmaci antipertensivi riducono il rischio di ictus e che maggiore è la riduzione di pressione arteriosa, maggiore è l’effetto sul rischio.