I soggetti coinvolti nella fase preospedaliera dell'ictus sono: pazienti, familiari, medici di medicina generale, medici di continuità assistenziale (guardia medica), medici del 118.
Dato che il TIA è riconosciuto come tale solo alla scomparsa dei sintomi, inizialmente è indistinguibile dall'ictus.
Il coinvolgimento consiste nel riconoscere i sintomi riferibili ad ictus e provvedere al trasporto in ospedale, identificando, se possibile, la struttura più idonea alle necessità del paziente.
Dato che il ricovero in strutture dedicate (stroke unit) può portare vantaggio al paziente, sia per motivi diagnostici che terapeutici, è necessario il pronto riconoscimento di un sospetto ictus per porre indicazione e provvedere al ricovero (vedi § 8.7: Ricovero).
Una più avanzata educazione sanitaria, sia pubblica sia professionale, è essenziale nel ridurre il ritardo tra l'esordio dell'ictus, l'arrivo alla struttura assistenziale,[1,2] e l'attuazione della valutazione iniziale e dell'eventuale trattamento. In proposito, bisogna considerare che, tuttora, i pazienti che giungono tardivamente in Pronto Soccorso, e quindi non sono eleggibili per i trattamenti di riperfusione mediante trombolisi, paradossalmente sono proprio quelli che potrebbero avvantaggiarsi di tale approccio in acuto.[3] In generale, tutti i pazienti che giungono prima in una struttura dedicata, anche quelli più gravi, presentano un migliore esito neurologico.[4]
Non sono disponibili studi randomizzati sull'efficacia di un rapido arrivo in ospedale. Le raccomandazioni si basano esclusivamente su studi osservazionali e controlli storici. In uno studio di 8 ospedali dell'area di Houston la presenza di uno stroke team era associata a una riduzione nei tempi di arrivo in ospedale e di esecuzione di una TC encefalica.[5] A St. Louis, l'implementazione di uno stroke code riduceva i tempi medi dall'arrivo nel dipartimento d'emergenza all'inizio della terapia.[6] La terapia iperacuta nel NINDS era basata sull'adozione sistematica di un protocollo di valutazione precoce.[7] Secondo le linee guida di consenso proposte dal NINDS-sponsored National Symposium,[8] i tempi tra l'arrivo del paziente in ospedale e l'inizio degli interventi dovrebbero essere: 10 minuti per una valutazione medica; 15 minuti per una consultazione con un esperto nel trattamento acuto; 25 minuti per l'esecuzione di una TC; 45 minuti per una interpretazione della TC; 60 minuti per l'inizio di un trattamento trombolitico se indicato; 3 ore per il ricovero in una unità monitorizzata.