In questo capitolo viene presa in considerazione la terapia chirurgica della patologia steno- ostruttiva su base aterosclerotica della carotide extracranica per la prevenzione dell’ictus cerebrale ischemico.
Questa chirurgia nacque oltre mezzo secolo fa, nel 1953, con le prime endoarteriectomie eseguite pionieristicamente e con successo da De Bakey (a cielo aperto) e da Eastcott (per eversione) in due pazienti con TIA recidivanti e con trombosi (nel primo) o steno-ostruzione (nel secondo) della carotide. Ma in seguito non si impose come terapia nella fase acuta e precoce dell’ictus, così come in realtà era nata, per i non buoni risultati prodotti con tale indicazione. Solo recentemente, grazie all’affinamento delle indicazioni, dei materiali e metodi diagnostico-terapeutici, delle procedure operative e dei supporti assistenziali è stata riproposta nella fase precoce dell’ictus acuto e merita quindi di essere in tal senso riconsiderata, come già detto nel capitolo dell’ictus acuto.
L’endoarteriectomia carotidea (EC) si affermò e si standardizzò invece negli ultimi decenni del secolo scorso non in fase acuta bensì in elezione come terapia di prevenzione dell’ictus, basandosi poi anche sulle ben note evidenze di importanti e larghi studi prospettici randomizzati controllati.
In questi ultimi anni inoltre con il sopraggiungere delle metodiche di angioplastica transluminale percutanea (PTA), che stanno subendo una sempre più rapida evoluzione tecnologica, diversi autori hanno proposto, riportando risultati di rilievo, lo stenting di prima intenzione con sistema di protezione cerebrale in sostituzione dell’EC, grazie sopratutto alla sua minore invasività.
Si pone pertanto il problema, ancora aperto, di produrre evidenze sufficientemente valide mediante larghi studi prospettici randomizzati controllati di confronto tra queste due metodiche, l’endoarteriectomia tradizionale e lo stenting carotideo, per fornire raccomandazioni sempre più adeguate e aggiornate su questo argomento.