La dimostrazione attraverso due grandi studi multicentrici, il NASCET [2] e l'ECST [3], e da una metanalisi di Rothwell su singoli pazienti,[11] dell'efficacia della EC nelle stenosi carotidee sintomatiche >70% ha aperto una nuova strada, anche se molti restano i problemi da risolvere, in particolare per la fascia di pazienti con stenosi comprese fra il 50% e il 69%. Per questi ultimi l'indicazione è probabilmente limitata ad alcuni sottogruppi non ancora ben individuati. Resta cruciale in ogni caso che gli interventi di EC siano praticati solo in centri che siano in grado di presentare le proprie statistiche operatorie: il rischio connesso ad un intervento preventivo deve essere il più basso possibile e non deve idealmente superare la soglia del 3% di morbosità che caratterizzava i centri partecipanti ai due studi multicentrici.
Per quanto attiene alla EC nelle stenosi asintomatiche, come è già stato detto, non vi sono attualmente elementi che la giustifichino sul piano etico come procedura generalizzata.
Il discorso è ancora più delicato per quanto attiene le nuove tecniche di angioplastica e stenting, che, a parità di indicazione tra chirurgia e intervento endovascolare, vanno ancora considerate tecniche sperimentali. Possono essere considerate alternative valide in quei casi in cui la EC non sia possibile (per esempio per la sede della stenosi) o sia gravata da rischi anestesiologici troppo elevati. Rimane comunque sempre indispensabile la considerazione per le preferenze del paziente nel definire l'intervento più opportuno, purché venga fornita una informazione corretta e, per quanto possibile, completa che comprenda, oltre ai rischi e benefici reali delle diverse alternative (inclusa la terapia medica) anche informazioni corrette e aggiornate sul tasso di rischio specifico del centro in relazione alle diverse alternative possibili.