Secondo le esperienze acquisite dalle unità assistenziali dedicate all'ictus, la presa in carico del paziente in fase acuta è oggi efficace se offerta da un team interprofessionale competente e dedicato, che operi secondo protocolli condivisi, combinando nella stessa struttura il trattamento di ordine internistico e quello riabilitativo, curando nel frattempo il coinvolgimento del paziente e della famiglia e la propria continua formazione.[5, 82, 83, 84, 85] Secondo le linee guida nazionali inglesi, redatte dal Royal College of Physicians, l'offerta assistenziale dedicata ai soggetti colpiti da ictus nell'arco dei sei mesi successivi dovrebbe riguardare un'area geografica ben definita, intervenendo sia nell'ambito ospedaliero sia territoriale, dovrebbe essere basata su di un team multidisciplinare e multiprofessionale coordinato, con competenze acquisite sia nel campo dell'ictus che della riabilitazione, che attivi programmi di formazione ed aggiornamento per gli operatori sanitari, i pazienti e coloro che si prendono cura dei soggetti colpiti da ictus e protocolli condivisi per i problemi assistenziali più comuni.
In particolare viene sottolineato che i servizi dedicati ai soggetti colpiti da ictus debbono saper riconoscere le particolari esigenze internistiche, riabilitative e sociali dei pazienti più giovani e predisporre un ambiente adatto ai loro bisogni.[86]
In fase acuta, il valore assistenziale non è determinato dai singoli interventi professionali degli operatori della riabilitazione (fisioterapista, logopedista o terapista occupazionale),[42] quanto dalla precocità delle risposte, dal coordinamento degli interventi, dalla collaborazione e dalla specializzazione del gruppo di lavoro.[85, 87]
In fase post-acuta si realizzano i programmi rieducativi, fondati su proposte più strutturate di apprendimento di nuove strategie, volte ad assicurare le prestazioni compromesse dal danno cerebrale, che devono svolgersi in un contesto pedagogico caratterizzato da:
- intervento nell'ambito della "zona di sviluppo potenziale";[88, 89]
- apprendimento graduale, per livelli progressivi di complessità, sufficientemente lento da garantire correttezza e sicurezza, gratificante nel raggiungere obiettivi prefissati;
- istruzioni formulate mediante messaggi efficaci;
- rinforzo del comportamento appreso (feed-back fornito dalla conoscenza della performance e del risultato);
- compiti congruenti alle abilità che si intendono recuperare;
- recupero di abilità e conoscenze che influenzino positivamente l'attività abituale del paziente;
- ripetizione autonoma delle prestazioni apprese
- descrizione delle sensazioni percepite dal paziente durante il trattamento (che cosa sente e che cosa prova durante l'esercizio, in particolare l'esercizio di riconoscimento).[90]
In fase acuta la lesione cerebrale non è stabile, e subisce l'influenza di ipossia, variazioni della pressione arteriosa,[91] temperatura, glicemia;[92] oltre a ciò, è documentata una risposta a stimolazioni senso-motorie e cognitive, dato che alcune indagini strumentali rivelano modificazioni del sistema nervoso centrale del soggetto adulto in seguito all'esercizio, in fase sia acuta [93] sia cronica.[94, 95] Ad esempio Cicinelli e coll.[96] hanno documentato modificazioni di potenziali evocati motori in due piccoli gruppi di pazienti sottoposti a metodiche riabilitative differenti (Bobath vs esercizio terapeutico conoscitivo secondo Perfetti).