Nella realtà italiana la centralità della famiglia nella cura della malattia e nella tutela della salute è un dato consolidato. Le famiglie con un disabile sono l'11,2% del totale, quelle con un disabile grave sono il 6,6%. Circa un milione e mezzo di persone tra i 35 e i 69 anni hanno almeno un genitore non convivente con problemi di autonomia; l'82,7% di questi vede i propri genitori almeno una volta a settimana.[475]
Nello studio multicentrico italiano ICR2 l'84,5% dei 963 soggetti con esiti di ictus ritornano a casa. Una simile percentuale motiva una particolare attenzione per la fase di dimissione dalle strutture ospedaliere e di reinserimento nel proprio domicilio. La pianificazione del reinserimento a domicilio richiede le seguenti azioni:[97]
| conoscere l'ambiente di vita del paziente, la disponibilità di conviventi e di supporto familiare, le risorse economiche; | |
| conoscere la disposizione e le caratteristiche del domicilio e fornire indicazioni per l'adattamento dell'ambiente domestico, eventualmente attraverso la visita domiciliare di un terapista; | |
| illustrare la prosecuzione del progetto riabilitativo e la collaborazione richiesta ai familiari per portarlo a termine; | |
| informare paziente e caregiver sulle risorse sanitarie e socio-assistenziali disponibili (ADI, trasporto per day hospital e/o ambulatorio); se necessario, fornire certificazioni e prendere contatti con le strutture sociosanitarie extraospedaliere, secondo un preordinato coordinamento delle varie figure professionali coinvolte; | |
| conoscere lo stile di vita e gli interessi del paziente prima dell'evento morboso e identificare nuove attività sociali e ricreative consone alle abilità funzionali; | |
| valutare realisticamente il supporto che il paziente può ricevere da parte dei caregiver, in modo da non dare per scontato che le persone con cui il paziente viveva possano, o dispongano delle risorse economiche o desiderino, fornirgli l'assistenza necessaria, in particolare un coniuge anziano e in precarie condizioni fisiche piuttosto che dei ragazzi troppo giovani. In caso di inadeguato supporto dei caregiver o di problemi abitativi non modificabili, fornire indicazione su luoghi di soggiorno alternativi; | |
| programmare brevi rientri a domicilio prima della dimissione, seguiti da incontri di verifica con il paziente e i familiari direttamente coinvolti; | |
| ove possibile, avviare i contatti per favorire il reinserimento in un'attività lavorativa. |
L'informazione ed il supporto offerto alla famiglia ne migliora la partecipazione e la qualità di vita; in tal modo aumenta e migliora anche il sostegno fornito al paziente, specie se anziano e gravemente disabile.[44, 476] Esercitazioni guidate di soluzione di problemi sono apparse più efficaci della semplice istruzione nell'accrescere le conoscenze sull'ictus e nel dare stabilità all'organizzazione familiare, fino ad un anno dopo, senza maggior ricorso a risorse sociali.[477] Entro un mese dalla dimissione, un incontro tra team ospedaliero, medico di medicina generale e operatori del Distretto, consentirà una verifica della qualità del ritorno a casa e una disamina di eventuali problemi aperti.