Nella fase immediatamente successiva all’ictus i pazienti spesso manifestano alterazione del tono dell’umore quali ansia, labilità emotiva, talora stati di agitazione, più raramente manifestazioni deliranti.[1, 2]
Tali disturbi della sfera emozionale interferiscono con la partecipazione attiva del paziente influenzandone i processi cognitivi, in particolare quelli di attenzione sostenuta, e possono condizionarne le capacità di collaborazione, in fase acuta, al programma di riabilitazione necessario per il recupero funzionale.
È pertanto opportuno che essi siano tempestivamente indagati, diagnosticati e correttamente trattati allo scopo di ridurne gli effetti clinici negativi.
L’approccio farmacologico è di fondamentale importanza, dato che anche farmaci di uso comune nella gestione dei disturbi psichici (benzodiazepine, neurolettici), od anche altri come fenobarbital, fenitoina, prazosin e clonidina, possono avere un’azione sfavorevole sul recupero funzionale e sull’intervento riabilitativo, così che il loro uso dovrebbe essere mirato e selettivo.[3, 4]