Il numero di nuovi casi che vanno incontro a demenza ogni anno è funzione della struttura anagrafica della popolazione.
I tassi di incidenza di demenza nei soggetti di età superiore a 60 anni sono pari a circa l'1%, anche se i diversi studi non danno risultati molto omogenei.[136]
Per quanto riguarda l'Italia, ancora lo studio ILSA fornisce i dati più affidabili e meglio generalizzabili all'intera popolazione nazionale (Tabella 16:II).
La proporzione di forma vascolare risulta pari al 27% (Figura 16-2), più alta quindi rispetto ai valori di prevalenza. Ciò è legato al fatto che lo studio di incidenza, effettuato su soggetti già inclusi nello studio nella fase iniziale dell'indagine (fase trasversale, di "prevalenza") sono andati incontro alla insorgenza della malattia in tempi più recenti, in cui la diagnostica per immagini era più diffusamente applicata nella diagnosi differenziale eziologica delle demenze. È, infatti, la quota di forme non classificate che decresce sensibilmente nello studio di incidenza, rispetto allo studio di prevalenza.
Una metanalisi su dati europei [136] ed un recente studio effettuato a Rochester [137] pervengono a valori di incidenza analoghi.
Sulla base dei dati ILSA si può calcolare che ogni anno si ammalino di demenza 150·000 nuovi soggetti; di questi, circa 40·000 sono dovuti a malattia cerebrovascolare e, quindi, potenzialmente prevenibili.[150] L'età gioca ancora un ruolo fondamentale: l'incidenza passa da valori tra 0,10% e 0,15 % per anno nei soggetti di età tra 65 e 74 anni, a valori superiori all'1% annuo negli ultraottantenni. Tra i soggetti che presentano un ictus acuto e ne sopravvivono, una quota sensibile va incontro a decadimento mentale classificabile come demenza vascolare (demenza post-ictus propriamente detta, ovvero post-stroke dementia).
Alla dimissione, o a tre mesi dall'esordio dell'ictus, una quota oscillante tra il 4% ed il 9% dei malati può definirsi demente.[151, 152, 153, 154, 155] A più lungo termine, la prevalenza cresce al 15% circa ad un anno, in uno studio condotto a Singapore,[152] o anche al 23% circa in un gruppo di soggetti con infarto lacunare seguiti per 4 anni.[156] A distanza di 4 anni da un ictus acuto, è stato osservato che, dopo aver escluso i soggetti con demenza "precoce" post-ictus, un ulteriore 21,5% sviluppava demenza nei 4 anni successivi.[157] È interessante notare che, mentre l'incidenza di nuovi casi è costante nei 4 anni, il pattern cognitivo passa da una forma predominante di demenza degenerativa con malattia cerebrovascolare nei primi due anni, ad una di demenza vascolare negli anni successivi. La presenza di demenza è inoltre un fattore ad alto impatto negativo sulla prognosi a distanza.
Lo sviluppo di deterioramento cognitivo di qualsiasi tipo è significativamente associato ad aumento della mortalità, ma è soprattutto la demenza vascolare che aumenta la probabilità di decesso sia in confronto alla popolazione generale (RR=2,7; IC95 1,9-3,9), sia in confronto a soggetti con demenza di tipo Alzheimer (RR=1,4; IC95 1,2-1,7).[158]

