Dal punto di vista cognitivo, nella demenza vascolare le funzioni esecutive, sottocorticali e frontali, possono essere compromesse in maniera precoce rispetto alla memoria. Tuttavia le definizioni correnti di demenza richiedono una compromissione "evidente" delle funzioni cognitive ed in particolare della memoria. Tutto ciò comporta che il paziente venga identificato come demente solo dopo che si sia verificato un danno sostanziale. Con questo approccio si corre il rischio di non poter individuare i casi nella fase precoce, in quello che teoricamente rappresenta il momento "migliore" per un eventuale intervento terapeutico.
Per tale motivo Hachinski ha introdotto il termine di Vascular Cognitive Impairment (VCI),[255] per identificare tutto il continuum di pazienti affetti da deterioramento cognitivo conseguente ad un ictus, a partire da quelli ad alto rischio, ma senza un franco declino cognitivo (lo stadio di "brain at risk") fino ai quadri di demenza grave. Pur non esistendo criteri formali per la diagnosi di VCI (gli autori suggeriscono l'esclusione delle sindromi conseguenti ad infarti cerebrali maggiori ed alle emorragie cerebrali o subaracnoidee), tale concetto consentirebbe di identificare pazienti ad un livello di deterioramento molto precoce, e quindi potenzialmente trattare i pazienti prima che si sia verificato un danno sostanziale e probabilmente irreversibile.
In realtà tale concetto si applica più agevolmente ai quadri di alterazione cognitiva vascolare non demenza (Vascular CIND), anche se sotto la definizione di VCI sono stati anche inclusi tutti i soggetti con demenza vascolare e demenza mista.[256] Recentemente Rockwood et al.[257] hanno riportato come il VCI sia una condizione frequente (5% dei soggetti al di sopra dei 65 anni) e che tutti i "sottotipi" di VCI sono caratterizzati da un aumento del rischio di morte e di istituzionalizzazione. Nel Canadian Study of Health and Aging, dopo 5 anni dalla prima osservazione, dei 149 soggetti con VCI non-demenza (VCI-ND), 77 erano deceduti (52%), mentre 58 (46%) erano andati incontro a demenza; le donne risultavano a rischio maggiore di demenza rispetto agli uomini, mentre dei 32 soggetti vivi al follow-up ma non dementi, solo quattro presentavano un miglioramento della performance cognitiva. Questi dati dimostrano inequivocabilmente come la condizione chiamata come VCI possa rappresentare un potenziale obiettivo per le terapie di prevenzione possibili nei confronti della demenza.[258]
L'ampio concetto di VCI (che comprende VCI-ND, VaD e AD+CVD) è stato rivisitato di recente non solo dal gruppo del Canadian Study of Health and Aging,[259] ma anche da Roman et al.[133] In pratica la definizione di VCI viene circoscritta alle sole forme senza demenza conclamata (di fatto VCI-ND) ma con esclusione anche di quei pazienti con compromissione isolata di funzioni cognitive espressione diretta di alterazioni focali come l'afasia, l'aprassia ecc. Roman et al., propone di definire la condizione più complessa dei disturbi cognitivi vascolari (che va dal VCI al VaD) come come Disturbo Cognitivo Vascolare ("Vascular Cognitive Disorder").
Un recente consensus del National Institute of Neurological Disorders and Stroke e del Canadian Stroke Network sul VCI, conclude che le linee guida proposte più che la fine rappresentano l'inizio di un percorso diagnostico, sottolineando tutte le difficoltà finora espresse.[260]

