È assolutamente validato che l’ipertensione sia un fattore di rischio per ictus ischemico e emorragico.
Tuttavia i dati relativi alla correlazione tra il controllo dei valori pressori e la recidiva di ictus sono contrastanti. Un recente trial clinico multicentrico (studio PRoFESS) ha testato l’utilizzo dell’antagonista del recettore dell’angiotensina telmisartan in pazienti con pregresso ictus cerebri subito dopo l’evento e per i successivi 2,5 anni non dimostrando una significativa riduzione della ricorrenza di ictus.[Yusuf-Diener,2008] Una recente metanalisi ha dimostrato, invece, come la riduzione dei valori pressori conferisca un beneficio sostanziale nei pazienti in prevenzione secondaria riducendo la frequenza di recidiva di ictus. Questo dato è maggiormente interessante alla luce dell’osservazione che l’8-15% dei pazienti sopravvissuti ad un ictus presentano un secondo evento nel primo anno. [Lakhan,2009]
Una metanalisi mostra, inoltre, che i soggetti ipertesi con profilo “non dipping” (cioè senza la riduzione notturna dei livelli pressori) hanno un rischio più elevato di mortalità e morbosità per eventi cardiaci, coronarici e cerebrovascolari. L’importanza del ritmo circadiano di variazione delle pressione arteriosa potrebbe indurre strategie di intervento farmacologico specifiche che al momento sono da validare scientificamente.[9]