Dopo che a lungo l’esistenza di un maggior rischio di ictus in gravidanza e puerperio non è stata basata su evidenze valide, solo recentemente è stato possibile quantificare tale il rischio. In uno studio retrospettivo Kittner e coll.[127] hanno dimostrato che il rischio di ictus ischemico ed emorragico sono aumentati nelle 6 settimane successive al parto (RR 8,7 e 28,3 rispettivamente) ma non durante la gravidanza. La frequenza di ictus è di circa 26/100·000 gravidanze.[128] Fra i fattori di rischio per ictus un particolare ruolo assumono l’età, l’obesità, il fumo, l’ipertensione e il taglio cesareo.[129] Altri fattori di rischio sono la preeclampsia e l’eclampsia.
Le giovani con storia di ictus ischemico hanno un basso rischio di recidiva durante una successiva gravidanza e ancora è il puerperio il periodo a maggior rischio.[130] Una storia di ictus non viene dunque considerata una controindicazione ad una successiva gravidanza.
D’altra parte eventi cerebrovascolari in gravidanza sono associati ad un significativo tasso di mortalità e di deficit neurologici residui.[131] Un fattore di rischio che appare influenzare la prognosi in una successiva gravidanza sembra essere la coesistenza di alterazioni trombofiliche anche se viene eseguita una corretta profilassi antitrombotica.[132]
Sono necessari ulteriori studi per valutare le migliori strategie preventive e terapeutiche per l’ictus in gravidanza e puerperio. Non esistono infatti studi controllati.