Le statine, o inibitori dell’enzima idrossi-metil-glutaril-Coenzima-A riduttasi, sono farmaci di prima scelta per la prevenzione primaria e secondaria di patologie associate alle dislipidemie.[317] È noto da tempo, però, che gli effetti benefici di questi farmaci sulla mortalità e morbosità di pazienti affetti da malattia coronarica (CAD) non sono attribuibili solo all’inibizione della sintesi del colesterolo, ma anche ad altri effetti sulla funzione delle cellule della parete vascolare e ad azioni antinfiammatorie. Nonostante i meccanismi di questi effetti, definiti “pleiotropici”, siano ancora in parte non chiari, le statine potrebbero svolgere azioni benefiche sulla patogenesi della fibrillazione atriale. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che esiste una relazione tra effetti anti-infiammatori (livelli di proteina C reattiva) e prevenzione della fibrillazione atriale in pazienti sottoposti a cardioversione.[318] Al riguardo esistono tuttavia risultati controversi.[319] È accertato, invece, che l’utilizzo di statine svolge un’azione favorevole nella prevenzione dell’insorgenza di fibrillazione atriale in pazienti affetti da CAD. Uno studio prospettico condotto su 449 pazienti di età compresa tra 40 ed 87 anni, con malattia coronarica cronica stabile e senza una precedente storia di fibrillazione atriale, ha dimostrato che l'impiego delle statine riduce il rischio di sviluppare fibrillazione atriale rispetto ai pazienti che non ne fanno uso.[320] Promettenti sono anche i risultati ottenuti sia da studi osservazionali che prospettici, che dimostrano una riduzione dell'incidenza di fibrillazione atriale in pazienti sottoposti a chirurgia toracica cardiaca e non cardiaca se trattati con statine. Esempi sono lo studio prospettico ARMYDA-3 (Atorvastatin for Reduction of MYocardial Dysrhythmia After cardiac surgery), in cui l’atorvastatina (40 mg/die) somministrata 1 settimana prima dell’intervento di by-pass cardio-polmonare a 200 pazienti, diminuiva significativamente l’incidenza di fibrillazione atriale post-operatoria rispetto al gruppo trattato con placebo (35% nei pazienti trattati con atorvastatina vs 57% nel gruppo placebo).[321] Amar e coll.[322] hanno dimostrato il beneficio dell’utilizzo di statine nella prevenzione della fibrillazione atriale post-operatoria toracica non cardiaca (OR: 0,26; IC95 0,08-0,82; P=0,022) in modo indipendente dai livelli della proteina C reattiva.
I recenti risultati dello studio GISSI-HF [Maggioni,2009] hanno mostrato il beneficio dell’utilizzo di rosuvastatina in termini di riduzione dell’insorgenza di fibrillazione atriale nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca.
Recentemente si è anche investigato il ruolo delle statine nella prevenzione dello sviluppo di fibrillazione atriale in paziente portatori di pacemaker, come nello studio prospettico randomizzato ATAHEB (Atrial High Rate Episodes in Patients with Bradycardia).[Tsai,2008] I risultati dimostrano come atorvastatina preveniva significativamente gli episodi di fibrillazione atriale in pazienti con bradiaritmie e portatori di pacemaker.
Il ruolo potenziale delle statine nella prevenzione della fibrillazione atriale è inoltre avvalorato da studi sperimentali preclinici, come quello di Kumagai e coll., che dimostra come l’atorvastatina prevenga l’insorgenza di fibrillazione atriale in un modello di pericardite nell’animale da esperimento.[323] In un modello di insufficienza cardiaca congestizia nel cane, è stato inoltre dimostrato che la simvastatina attenua significativamente il rimodellamento atriale e lo sviluppo di fibrillazione atriale.[324] Le osservazioni sia precliniche che cliniche suggeriscono pertanto un potenziale ruolo delle statine nella prevenzione della fibrillazione atriale. Tuttavia sono necessari studi clinici prospettici, randomizzati e su più larga scala per stabilire se le statine possano essere realmente impiegate per la prevenzione delle aritmie cardiache.[Hadi,2009]