È già noto che il trattamento dell'ipertensione previene l'insorgenza dell'ictus,[439] e che tutti i farmaci sono in grado di prevenire l'ictus purché riducano la pressione arteriosa con un beneficio proporzionale all'entità della riduzione.[440] Poiché i farmaci antipertensivi possono influire sulla storia naturale della malattia cerebrovascolare anche con meccanismi indipendenti dal controllo pressorio, un importante aspetto della ricerca è stato e sarà la valutazione del diverso impatto del trattamento con diversi farmaci anti-ipertensivi, aventi differenti meccanismi d'azione, sulla prevenzione dell'ictus, a parità di effetto anti-ipertensivo.[441] Una dimostrazione di effetti preventivi aggiuntivi a quello legato alla riduzione della pressione è oggi stata ottenuta per gli AT1 antagonisti (vedi § 7.2.1.1.2) in prevenzione primaria e per i farmaci agenti sul sistema renina-angiotensina in prevenzione secondaria (vedi § 12.4).
In conclusione, sia i livelli di pressione arteriosa che caratteristiche aggiuntive di alcuni farmaci sono importanti per la riduzione del rischio di ictus. Tuttavia la scarsità di studi clinici controllati non permette di chiarire quanto acutamente e di quanto la pressione dovrebbe essere abbassata dopo un ictus.
In rapporto ai dati più recenti vanno inoltre meglio definiti i sottogruppi di pazienti non ipertesi da trattare con ACE inibitori o AT1 antagonisti nella prevenzione dell’ictus.
Infine, è da stabilire l’entità della riduzione della pressione arteriosa ottimale per i pazienti con ictus acuto. Questo è oggetto dello studio CHHIPS attualmente in corso.