Queste linee guida fanno riferimento sia a modelli prognostici sia a carte del rischio. Le cosiddette "carte del rischio" sono una semplificazione dei modelli prognostici. Il modello prognostico permette, sulla base di un algoritmo che considera informazioni facilmente disponibili "al letto del paziente", di stimare la probabilità di un certo esito. Le carte del rischio utilizzano alcune di queste informazioni – generalmente le più frequenti o quelle che maggiormente influenzano la stima di probabilità – e le suddivide per grandi categorie (non necessariamente omogenee tra loro) in modo da rendere più semplice la stima del rischio, senza dover utilizzare dei calcoli.
Le due tecniche soffrono di due principali problemi. La stima del rischio di un evento, proprio per il modo in cui è stata calcolata, è una stima di popolazione e significa che un soggetto con determinate caratteristiche appartiene a una popolazione che manifesterà un certo numero di eventi di un certo tipo in un certo tempo. Non è possibile determinare se il singolo soggetto appartiene a quelli che manifesteranno l'evento o a quelli che non lo manifesteranno. Ciò richiede prudenza nell'affrontare la discussione del rischio presumibile con il singolo paziente per evitare di indurre indebite paure (nonché eccessivo carico di terapie non correttamente seguite) o, peggio, indebite sicurezze.
Il secondo problema è più radicale ed è dovuto alla natura stessa della procedura di costruzione del modello prognostico. Ciascun modello nasce dall'esame di una specifica coorte di soggetti. Non è mai possibile affermare che tale coorte rappresenti la popolazione attuale alla quale lo si intende applicare. Pertanto nessun modello prognostico e nessuna carta del rischio è da considerarsi suggerimento autorevole per modifiche di pratica clinica senza una validazione indipendente su una coorte indipendente estratta dalla stessa popolazione. La cosiddetta "validazione interna", ovvero ottenuta applicando il modello a sottogruppi casuali della stessa popolazione dalla quale esso deriva, è condizione necessaria per la sua validità, ma non è condizione sufficiente proprio perché i vari sottogruppi sono per definizione omogenei alla coorte da cui derivano, ma non sono necessariamente omogenei alla popolazione bersaglio.
I modelli e le eventuali carte del rischio derivati da questi modelli e validati su coorti indipendenti sono da considerarsi elemento importante e probante agli effetti di modifiche della pratica clinica, soprattutto se possono esprimere il risultato in termini di NNTB e NNTH (con il loro intervallo di confidenza), cioè in una forma che permette una stima diretta dell'eventuale beneficio o rischio per i pazienti.
Modelli non validati e relative carte di rischio non validate indipendentemente vanno considerati come ipotesi di lavoro, magari anche interessanti, ma da considerarsi con cautela prima di affidare a tali stime eventuali cambiamenti di pratica clinica che, ad una verifica indipendente, potrebbero rivelarsi, se non controproducenti (nel caso stimassero un rischio inferiore a quello reale), inutili (però con aggravio di carichi sul paziente senza benefici prevedibili).