A proposito degli screening di popolazione, implicitamente indicati come strumento di prevenzione primaria nella sezione precedente, si pone il problema bioetico generale di questo tipo di intervento di sanità pubblica. Sintetizzando le indicazioni etiche cui giunge un interessante documento elaborato dalla Consulta di Bioetica,[14] uno screening è eticamente accettabile quando:
| vi è un ampio consenso nella comunità scientifica sulla sua attendibilità; | |
| coloro che propongono lo screening sono in grado di fornire indicazioni sui criteri per la determinazione delle popolazioni a rischio e sul grado di efficacia dello screening proposto, precisando, quando è possibile, le previste percentuali di falsi negativi e di falsi positivi; | |
| è previsto un modello di comunicazione con le persone interessate dallo screening che garantisca un'informazione corretta e permetta la formulazione di un consenso informato; | |
| le autorità pubbliche hanno valutato i costi e i benefici del progetto, tenendo conto degli altri programmi alternativi che il finanziamento dello screening renderebbe impossibile realizzare; | |
| sono previsti gli interventi terapeutici e assistenziali ai quali la popolazione dovrà essere avviata in seguito ai risultati dello screening; | |
| le informazioni sulle singole persone coinvolte in uno screening restano assolutamente riservate, per evitare ripercussioni sull'accesso al lavoro, sulle coperture assicurative e sui rapporti familiari. |
Sebbene si possa esprimere un parere favorevole, sul piano etico, alle campagne intese ad accrescere la consapevolezza per l'individuazione precoce dei fattori di rischio modificabili, quali il fumo di sigaretta, il consumo eccessivo di alcool, la sedentarietà, l'eccesso ponderale: si tratta essenzialmente di campagne di educazione sanitaria rivolte alla popolazione generale, volte alla modificazione degli stili di vita, che hanno certo grande importanza, ma non sono affatto specifiche per l'ictus, in quanto valgono per lo stato di salute in generale ed inoltre sono di efficacia non adeguatamente documentata.[15]
Sembrano utili e importanti gli screening, sia formali (cioè diretti alla popolazione nel suo insieme, al di sopra di un limite di età da precisare), sia informali (sotto forma di esami routinari richiesti dal medico di medicina generale), tendenti a individuare altri fattori di rischio modificabili (attraverso la dieta e/o tramite l'uso di farmaci) e largamente diffusi, quali l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito e l'iperlipemia.
Assai meno ovvia è l'opportunità di screening dei fattori di rischio molto meno diffusi, quali le anomalie dell'emostasi che predispongono alla trombosi (p.e. deficit di proteina C ed S, dosaggio dell'omocisteinemia, ricerca della mutazione Leiden del fattore V, etc). Circa questi ultimi, non sembrano da proporre alla popolazione generale, mentre potrebbe essere ragionevole uno screening rivolto a popolazioni a rischio, come i familiari di soggetti colpiti da ictus in giovane età o da altre patologie trombotiche non neurologiche sospette (p.e. trombosi venose ripetute).
Altrettanto controversa appare l'opportunità di uno screening di popolazione per l'ateromasia carotidea. Oggi uno screening di questo tipo sarebbe tecnicamente realizzabile in maniera completamente non invasiva attraverso l'eco-Doppler dei tronchi sovraaortici.
I risultati sostanzialmente deludenti dello studio ACAS sembrano contro l'opportunità di tale screening.[16] Tuttavia secondo alcuni uno screening di questo tipo potrebbe essere rivolto ai soggetti con fattori di rischio multipli.
Chi debba essere l'agente delle iniziative di prevenzione e più in generale chi debba essere il referente della comunità per la prevenzione dell'ictus è tuttora controverso.
Il referente per la prevenzione e in particolare per l'implementazione delle future linee guida per la prevenzione dell'ictus dovrebbe essere il medico di medicina generale, dato che gran parte delle iniziative tese a prevenire questa patologia non sono per essa specifiche, ma riguardano anche la prevenzione di altre patologie, vascolari e non; a seconda delle circostanze, inoltre, potrebbero essere referenti altre figure professionali.