Nessuna formulazione di linee guida è valida di per sé. Solo la pratica applicazione nella realtà per la quale sono state sviluppate permette di valutarne i vantaggi, se ve ne sono, e gli inconvenienti, che certamente sono presenti.
Nel caso di queste linee guida, sono necessarie almeno tre aree di verifica di validità: a livello di medicina generale, a livello ospedaliero clinico, a livello ospedaliero chirurgico. Sarebbe desiderabile, prima della stesura definitiva e della diffusione delle linee, condurre uno studio pilota per potere identificare la loro effettiva applicabilità, con lo scopo di verificare le linee guida in tutte le loro componenti scientifiche, nonché la comprensibilità dei percorsi diagnostici e terapeutici e la reale possibilità di applicazione nella condizione della nostra realtà clinica. Alla fine di uno studio pilota potrebbero essere apportate alle linee guida quelle modifiche che si evidenziassero come necessarie al fine di renderle concretamente utilizzabili, efficaci ed efficienti.
Tuttavia, questo procedimento appare di scarsa applicabilità, mentre si ritiene più facilmente realizzabile un percorso più lungo ma più approfondito di verifica successiva all'emissione.
Fino alla presente revisione di queste linee guida (febbraio 2007), tuttavia, non sono stati attuati programmi sistematici di sperimentazione pratica. Sono invece state attuate alcune verifiche sul territorio, non coordinate tra loro e non tutte associate all'implementazione complessiva delle linee guida. I risultati di queste applicazioni sono stati resi pubblici e riassunti in questa revisione nell’Appendice D2, disponibile nel CD-ROM e sul sito http://www.spread.it/Main/Documento.htm. Le informazioni da esse desumibili sono state prese in considerazione nella fase di revisione delle linee guida stesse.[28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57] È stata pubblicata anche una stima su grande scala per valutare l'aderenza dei medici di medicina generale alle raccomandazioni sulla prevenzione secondaria dell'ictus, ma è limitata alle informazioni desumibili da un database centralizzato in assenza di azioni mirate per favorire la diffusione e il recepimento delle linee guida.[58]
Sono anche stati resi pubblicamente disponibili i risultati di uno studio (SNS - SPREAD National Seeding) [59, 60, 61, 62, 63] che ha valutato su un campione sufficientemente rappresentativo di centri ospedalieri italiani la applicabilità concreta delle raccomandazioni pertinenti alla fase iniziale (post-acuta) della prevenzione secondaria, e gli eventuali effetti di una sessione di discussione sulla relativa applicazione. I risultati indicano chiaramente che, sebbene queste linee guida vengano ritenute affidabili, chiare e non intrusive,[59] tuttavia conoscere e condividere non significa applicare:[64] rimane necessario un adeguato addestramento, combinando sessioni di discussione con i colleghi e applicazione pratica con certezza di una verifica successiva, per ottenere variazioni misurabili della pratica clinica.[64, 65, 66] Una osservazione analoga - necessità di integrazione tra apprendimento teorico e pratico - è stata riportata recentemente per quanto riguarda la EBM in generale.[67] Questo effetto è particolarmente rilevante quando i partecipanti agli incontri sono direttamente coinvolti nella valutazione dell'evidenza.[68]
Rimane auspicabile ed ampiamente raccomandata una sperimentazione pratica adeguatamente pianificata e coordinata su scala significativa a livello nazionale per valutare l'efficienza di queste linee guida.
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