I soggetti che presentano un infarto lacunare, legato di solito a sofferenza arteriolosclerotica dei piccoli vasi arteriosi cerebrali (arterie perforanti) su base ipertensiva, presentano una prognosi a lungo termine peggiore rispetto alla popolazione generale, anche se non più grave rispetto ai pazienti con TIA o altri tipi di ictus con lievi esiti. La mortalità acuta è d’altra parte molto bassa.[36, 37, 38]
In un recente lavoro, basato sul registro di popolazione de L’Aquila, Sacco e coll. hanno rilevato una mortalità a 30 giorni del 4,3% rispetto a valori del 26,7% degli ictus ischemici non lacunari, mentre la mortalità ad un anno era del 13,0% rispetto al 40,3% dei restanti ictus ischemici. La prognosi restava migliore anche a 5 anni dall’evento. Anche la frequenza delle recidive di ictus era più bassa nei lacunari rispetto agli ictus ischemici non lacunari (2,83% verso 5,10%).[39]