In caso di età maggiore di 70 anni e assenza di importanti comorbidità è da preferire l’endoarteriectomia allo stenting nella correzione chirurgica della stenosi carotidea, specie se sintomatica e specie in caso di chirurgia precoce.
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Specie quando l’indicazione alla rivascolarizzazione carotidea e la scelta tra endoarteriectomia e stenting non sono nette è particolarmente indicato:
L'endoarteriectomia carotidea è indicata nella stenosi sintomatica compresa fra il 50% ed il 69% (equivalente a metodo NASCET) nei pazienti definiti a più alto rischio come pazienti con ischemia recente, con sintomi cerebrali e non oculari, con placca ulcerata – vulnerabile, di età avanzata, di sesso maschile, diabetici, se
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La TC può fornire anche utili informazioni sulla struttura e composizione della placca carotidea, soprattutto nella sua variante a ricostruzione tridimensionale (TC-3D),[98] essendo molto sensibile alla componente calcifica ma poco a quella non calcifica.
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Senza dubbio possiamo affermare che i pazienti con stenosi carotidea sintomatica sono maggiormente a rischio di ictus rispetto a quelli con stenosi carotidea asintomatica di pari grado.
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L'angioplastica percutanea transluminale (PTA) con stenting di prima intenzione della carotide extracranica è una metodica alternativa alla tradizionale EC, essenzialmente per i vantaggi conseguenti al fatto che si evitano i rischi connessi all'intervento chirurgico e quindi all'anestesia generale (caso in cui l'EC si conduce in anestesia generale), all’accesso chirurgico al collo e al possibile danno di nervi cranici, al tempo di clampaggio più prolungato, etc.
L’InternationalCarotidStentingStudy(ICSS) è uno studio multicentrico internazionale, in cui pazienti con stenosi carotidea recentemente sintomatica sono stati randomizzati al trattamento con endarterectomia o stenting (Lancet 2010;375:985-97).
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La misurazione dell’indice caviglia-braccio (ankle-brachial index [ABI]) rappresenta un metodo semplice e sensibile per individuare la presenza di un’arteriopatia ostruttiva periferica.
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Per quanto riguarda le stenosi asintomatiche i dati dell’Asymptomatic Carotid Surgery Trial (ACST)[468] indicano che pazienti di età non superiore a 75 anni affetti da stenosi del 70% (metodo NASCET) hanno presentato in un follow-up di 5 anni il 6% di ictus se operati, contro il 12% se sottoposti a terapia medica. In questo ultimo gruppo il 50% degli ictus è stato disabilitante.
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È prassi di alcuni chirurghi non sospendere la terapia antiaggregante in caso di endoarteriectomia allo scopo di prevenire la possibile formazione di trombi “bianchi” peri-operatori. Andrebbe però chiarito se la mancata sospensione temporanea della terapia antiaggregante possa comportare una maggiore incidenza di complicanze emorragiche quali, ad esempio, ematomi post-operatori del collo di entità tale da richiedere una revisione della ferita.
Placca a rischio
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L’endoarteriectomia carotidea è ancora da considerarsi il gold standard di trattamento per i pazienti sintomatici con stenosi ≥50% (metodo NASCET) ed asintomatici con stenosi ≥60% di età non superiore a 75 anni e con aspettative di vita di almeno 5 anni [456] anche se, in questa ultima categoria, il beneficio ottenibile è di gran lunga inferiore.
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La prima documentazione di una associazione significativa fra infezioni e malattia aterosclerotica deriva da uno studio condotto su un modello animale (pollo) in cui l’infezione da herpes virus risultava essere in grado di indurre lesioni aterosclerotiche nelle grandi arterie con un andamento simile a quello che si osservava quando gli animali erano infetti e supplementati con una dieta ricca di colesterolo.[Minick,1979] Studi successivi sempre in modelli animali hanno indicato che non solo l’i
Alla luce dei recenti studi, l'endoarteriectomia carotidea è ancora da considerarsi il gold standard di trattamento per i pazienti sintomatici con stenosi >=50% ed asintomatici con stenosi >=60%. Permane consolidata l'indicazione allo stenting solo nei casi cosiddetti ad alto rischio chirurgico. Nuove prospettive di ricerca mirano a confrontare i risultati ottenibili dallo stenting o dalla chirurgia in fase precoce, e a randomizzare per tali trattamenti pazienti asintomatici.
È indicato che ogni centro valuti e renda nota la propria incidenza (dopo endoarterectomia e dopo stenting carotideo) di complicanze gravi (morte, ictus, infarto miocardico) perioperatorie, che possono condizionare l'indicazione all'intervento, specie nella stenosi carotidea asintomatica.
Lo stenting carotideo, con adeguati livelli di qualità procedurale e adeguata protezione cerebrale se non controindicata nel singolo caso, a parità di rischio di complicanze gravi perioperatorie, è da preferire all'endoart
Le evidenze hanno finora dimostrato solo in centri esperti di eccellenza una certa equivalenza o non inferiorità dello stenting carotideo rispetto all’endoarteriectomia e ulteriori evidenze sono necessarie per cui non è indicato un cambio di tendenza dall’endoarteriectomia verso lo stenting nella correzione chirurgica di scelta della stenosi carotidea.
L’intervento di endoarteriectomia in caso di stenosi carotidea asintomatica uguale o maggiore al 60% (equivalente a metodo NASCET) è indicato solo se il rischio perioperatorio (entro 1 mese dall’intervento) di complicanze (morte e ogni tipo di ictus) è particolarmente basso e ben inferiore a 3%. In tali termini l’intervento, comportando comunque un beneficio modesto (riduzione di rischio assoluto di ictus 1% per anno) rispetto alla miglior tera
Le attuali evidenze sul beneficio dell’endoarteriectomia nella stenosi carotidea asintomatica sottolineano l’importanza di valutare il vantaggio della miglior terapia chirurgica nei confronti della miglior terapia medica.
In caso di stenosi carotidea superiore al 50% (equivalente a metodo NASCET) e di TIA o ictus minore è indicata l’endoarteriectomia precoce, cioè entro le prime due settimane dall’evento ischemico minore. E’ presumibile che l’endoarteriectomia offra il massimo beneficio se eseguita nei primi giorni dal sintomo, probabilmente entro 48 ore dal sintomo, e in ogni caso alla stabilizzazione dell’evento ischemico cerebrale.
In caso di stenosi carotidea sintomatica la endoarteriectomia comporta un netto anche se modesto beneficio rispetto alla sola terapia medica per stenosi tra 50% e 69% (equivalente a metodo NASCET - NNT 22 per ogni ictus ipsilaterale, NNT non significativo per ictus disabilitante e morte), ed un elevato beneficio per stenosi tra 70% e 99% (equivalente a metodo NASCET - NNT 6 e 14 rispettivamente), purché in assenza di near occlusion.
Numerose subanalisi dello studio SPARCL hanno confermato la sicurezza ed efficacia di atorvastatin 80 mg/die per ridurre le recidive di stroke e TIA ed eventi vascolari cardiaci, anche al disopra dei 65 anni, indipendentemente dal sottotipo di stroke, pur in assenza di stenosi delle carotidi. Più bassi sono i livelli di LDL-C maggiore è la riduzione di stroke ischemico. Il rischio di stroke emorragico prevale nei maschi con età avanzata e ipertensione arteriosa al 2° stadio.
In due studi, condotti su popolazione giapponese (S-ACCESS) e cinese (CASISP) sono state confrontate con aspirina due diversi antiaggreganti piastrinici, per la prevenzione di recidive di stroke ischemico. S-ACCESS ha studiato il sarprogelato, un inibitore dei recettori della 5-idrossitriptamina, mentre il CASISP ha testato il cilostazol, un inibitore selettivo della fosfodiesterasi 3. Ambedue le molecole non hanno raggiunto il risultato di non inferiorità ma hanno dimostrato, nella popolazione studiata, un minore rischio di emorragie, sistemiche e cerebrali.
Il trattamento anticoagulante con eparina e.v. o con eparina a basso peso molecolare s.c. rappresenta la scelta prevalente in pazienti con dissecazione dei grossi tronchi arteriosi ed è proposta da gruppi internazionali di esperti nei casi di stenosi subocclusiva in attesa di trattamento chirurgico. In mancanza tuttora di evidenze conclusive, il Gruppo SPREAD suggerisce il trattamento anticoagulante come indicazione generica che richiede una valutazione specifica nel singolo caso.
La monoterapia antiaggregante piastrinica, in assenza di controindicazioni, è indicata in attesa e dopo la endoarterectomia carotidea.
La presenza della sola età avanzata (>80 anni), se non associata a importanti comorbosità, non giustifica di per sé un’indicazione allo stenting carotideo.
I dati disponibili sembrano supportare, con qualche cautela, l’affidabilità degli esami non invasivi (ecocolorDoppler dei tronchi sovraortici, angio-TC, angio-RM e angio-RM con mezzo di contrasto) per diagnosticare una stenosi carotidea tra il 70% e il 99% (equivalente a metodo NASCET), purché usati da esperti in imaging carotideo. Non si hanno sufficienti dati e servono conferme da ulteriori studi sulle stenosi tra il 50% e il 69%(equivalente a metodo NASCET).
L’eco-Doppler dei tronchi sovraortici, purché validato, è indicato come unico esame prima della chirurgia della carotide nel paziente con TIA o ictus minore verificatosi entro l’ultima settimana e con stenosi carotidea congrua superiore a 70% (equivalente a metodo NASCET).
È indicato eseguire oltre all’ecocolorDoppler dei tronchi sovraortici anche una angio-RM con mezzo di contrasto oppure, in mancanza di questa, un’angio-TC, purché validata, nel paziente:
In caso di stenosi carotidea sintomatica, nella decisione sul timing della chirurgia della carotide è indicato considerare sia le caratteristiche dell'evento clinico che i reperti della TC o RM cerebrale.
La displasia fibromuscolare è una rara angiopatia segmentale delle arterie di grosso e medio calibro che può manifestarsi con TIA od ictus ischemici, dissecazioni dei vasi arteriosi ed emorragia subaracnoidea. Il sospetto clinico deve sorgere se le metodiche angiografiche evidenziano alterazioni morfostrutturali dei vasi epiaortici, con multiple irregolarità concentriche distanziate da segmenti arteriosi normali o dilatati, stenosi tubolare con restringimento regolare del lume del vaso o stenosi segmentale focale del vaso con aspetto di tasca simil-diverticolare.
La malattia moyamoya si manifesta prevalentemente con lesioni di tipo ischemico nei bambini e di tipo emorragico negli adulti. Il sospetto clinico viene supportato dalla evidenza di una stenosi marcata o di una occlusione bilaterale della carotide interna intracranica e dei vasi del poligono del Willis. La conferma diagnostica si ottiene con l’angiografia convenzionale che evidenzia il tipico circolo neoformativo alla base dell’encefalo.
Per connettivopatie si intendono alcune patologie che conseguono ad alterazioni strutturali e/o morfofunzionali delle proteine costitutive della matrice extracellulare del tessuto connettivo. Sono responsabili di alterazioni a livello di cute, apparato osteoarticolare, organi viscerali e sistema vascolare. Possono predisporre a stenosi intracraniche, dissecazioni e aneurismi responsabili di complicanze cerebrovascolari di tipo sia ischemico che emorragico.
Per convenzione derivata dagli studi clinici, una stenosi carotidea si definisce sintomatica se l’ultimo episodio ischemico cerebrale o retinico congruo si è verificato nei 6 mesi precedenti. Sulla base di recenti revisioni degli stessi studi è indicato ridurre tale intervallo a non più di 3 mesi.
L'endoarteriectomia carotidea non è indicata nella stenosi sintomatica inferiore al 50% (equivalente a metodo NASCET) o nell'occlusione cronica.
L'endoarteriectomia carotidea è indicata nella stenosi sintomatica uguale o maggiore del 70% (equivalente al metodo NASCET) se il rischio perioperatorio (a 1 mese dall'intervento) di morte e ogni tipo di ictus è inferiore a 6%.
La tromboendoarteriectomia carotidea in fase acuta è indicata presso un centro con certificata esperienza di interventi su questo tipo di pazienti, con bassa morbosità e mortalità (<3%), in presenza di stenosi di grado elevato o trombosi acuta congrua con i sintomi, in caso di TIA subentrante o recidivante o in caso di ictus minore stabilizzato.
Non ci sono evidenze all'uso degli anticoagulanti nel progressing stroke, tuttavia, sulla base delle raccomandazioni di alcuni panel internazionali, se ne può indicare l'uso solo nei casi di stenosi subocclusiva carotidea o basilare, o di occlusione di basilare, valutandone l'applicazione in ogni singolo caso.
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La modalità con cui sono espressi i risultati negli studi e nelle metanalisi può influenzare in modo importante il peso apparente di un risultato rispetto al suo peso vero.
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È dato ormai consolidato che le recidive di ictus occorrono con incidenza nettamente maggiore entro il primo mese e particolarmente entro 7 giorni dall’esordio dei sintomi. Si è quindi adottato un timing sempre più precoce per l’esecuzione di una endoarteriectomia; andrà però verificato se tale orientamento, portando ad intervenire su placche eventualmente ancora in fase di instabilità, possa causare una maggiore incidenza di eventi embolici peri-operatori.
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La displasia fibromuscolare (DFM) è una rara angiopatia segmentale delle arterie di grosso e medio calibro, ad eziologia sconosciuta che colpisce prevalentemente giovani di sesso femminile. In base agli studi agiografici l’incidenza della DFM è compresa fra lo 0,6% e l’1%. Le alterazioni della DFM coinvolgono la carotide interna nel segmento extracranico, 3-4 cm dopo la biforcazione e, meno frequentemente, la vertebrale a livello C2.
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La malattia moyamoya è una malattia rara caratterizzata dalla presenza di steno-occlusioni coinvolgenti la carotide interna intracranica bilateralmente e dalla presenza di un circolo arterioso anomalo alla base dell’encefalo (definito "moyamoya" in giapponese ossia “nuvola di fumo”). Il circolo posteriore è raramente coinvolto.
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La dissecazione dei vasi epiaortici (DAC) è responsabile del 20%-25% degli ictus ischemici giovanili.
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L’ostegenesis imperfecta (OI) è un disordine genetico a trasmissione autosomica dominante a penetranza variabile. È caratterizzata da ridotta massa ossea e fragilità ossea con conseguente facilità alle fratture e deformità scheletriche quali bassa statura, scoliosi e callo osseo ipertrofico. La gravità è variabile con forme severe caratterizzate da fratture intrauterine ed elevata mortalità perinatale e forme lievi senza fratture.
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La sindrome da anticorpi antifosfolipidi (Ab-aPS) è una coagulopatia acquisita caratterizzata da trombosi venose e arteriose ed aborti ricorrenti.[MiyakisS,2006] La sindrome può presentarsi isolatamente o essere associata a malattie autoimmuni sistemiche (LES nella maggior parte dei casi).
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Anche nel giovane adulto l’ictus cardioembolico costituisce il 15%-20% di tutti gli ictus. In età giovanile le cardiopatie emboligene differiscono, per frequenza e ruolo patogenetico, rispetto all’età più avanzata: fibrillazione atriale, cardiopatia dilatativa, trombi ventricolari post-IMA, hanno scarso rilievo mentre altre (forame ovale pervio, aneurisma del setto interatriale, mixoma) hanno un ruolo patogenetico definito o di rilievo proprio in questo ambito.
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Nell’ictus giovanile, la classificazione è sostanzialmente assimilabile a quella delle fasce di età più avanzate, pur con significative differenze nell’incidenza dei diversi sottotipi. La malattia degenerativa arteriosclerotica (patologia dei grossi vasi e dei piccoli vasi) emerge a partire dal 35 anni di età ed in ictus ad essa conseguente non è frequente al di sotto dei 45 anni.
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L'esame non invasivo dei tronchi sopraaortici è un test di fondamentale importanza nel soggetto con malattia cerebrovascolare, allo scopo di definire il profilo dei fattori di rischio, e pianificare il trattamento adeguato. Non vi sono comunque sicure evidenze di efficacia dell'endoarteriectomia in soggetti con demenza vascolare, nonostante alcuni autori abbiano riportato casi con miglioramento della performance psichica dopo trattamento di stenosi carotidee di grado elevato.
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La scelta di effettuare procedure endovascolari alternative alla chirurgia tradizionale dipende in prima istanza dall'affidabilità delle prime rispetto alla seconda. Ribadita, pertanto, la necessità di ulteriori studi per verificarne la sicurezza, gli elementi economici di questi trattamenti chirurgici (e dei trattamenti chirurgici in generale) si possono sintetizzare con l'esempio di un confronto fra la procedura di angioplastica percutanea transluminale (PTA) e di EC.
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La dimostrazione attraverso due grandi studi multicentrici, il NASCET [2] e l'ECST [3], e da una metanalisi di Rothwell su singoli pazienti,[11] dell'efficacia della EC nelle stenosi carotidee sintomatiche >70% ha aperto una nuova strada, anche se molti restano i problemi da risolvere, in particolare per la fascia di pazienti con stenosi comprese fra il 50%
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Anche per questo argomento gli studi sono stati condotti prevalentemente in casistiche dopo EC e si presume che possano valere anche per i controlli dopo stenting.
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L'incidenza ed il significato della restenosi dopo EC o stenting sono tuttora oggetto di discussione. Secondo lo studio di Frericks,[206] che ha compiuto una revisione di oltre 500 lavori presenti in letteratura, l'incidenza generale di restenosi dopo EC risulterebbe così distribuita: 10% nel primo anno, 3% nel secondo anno, 2% nel terzo anno, 1% gli anni successivi.
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La pressione arteriosa deve essere monitorata nel periodio pre-, intra- e post-operatorio, specie nelle 24 ore successive all'intervento e nei giorni prima della dimissione, in particolare nei pazienti tendenzialmente ipotesi, per la prevenzione di eventuali episodi ipotensivi che a volte si verificano durante e dopo la procedura, ma soprattutto nei pazienti ipertesi e/o con stenosi carotidea preocclusiva, per la prevenzione della sindrome da iperperfusione cerebrale.
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La tomografia computerizzata (TC) del cranio, standardizzata negli ultimi decenni, è il test diagnostico ritenuto oggi fondamentale per il suo valore diagnostico e prognostico nella valutazione pre-operatoria dello stato anatomico del cervello.[75, 76, 77] In particolare essa è in grado di rilevare lesioni come l'atrofia e altri segni di involuzione, l'ede
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L'indicazione chirurgica nei soggetti con stenosi carotidea asintomatica resta ancora oggi senz'altro più discussa che nei pazienti con stenosi carotidea sintomatica, anche se notevole chiarezza è stata fatta con i dati dello studio ACAS. Tali dati hanno mostrato infatti un beneficio dell'EC in soggetti con stenosi carotidea uguale o superiore al 60% (valutata con il metodo NASCET) "asintomatici".
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Vi è comune accordo nel riconoscere l'importanza della chirurgia carotidea nella prevenzione dell'ictus cerebrale ischemico.
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Un altro punto critico nella gestione ottimale dell'ictus acuto è il mantenimento di una adeguata ossigenazione tessutale.[18] L'ipossia, promuovendo il metabolismo anaerobico e la deplezione delle riserve energetiche, ostacola il potenziale recupero della zona di penombra ischemica aggravando l'estensione dell'area infartuata e peggiorando la prognosi.
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Le evidenze sull'efficacia della chirurgia carotidea nel paziente con ictus acuto sono al momento limitate e non sempre concordanti.
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Il vasospasmo si manifesta con stenosi delle arterie cerebrali e riduzione del flusso, documentata mediante esami angiografici o Doppler transcranico. Il fenomeno ha un esordio dopo 3-5 giorni dal sanguinamento, raggiunge il massimo fra il 5°-14° giorno ed ha una risoluzione graduale in 2-4 settimane. Nella metà dei casi si rende manifesto con la comparsa di deficit neurologici focali, che possono risolversi od esitare in ischemie cerebrali.
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Per progressing stroke si intende un peggioramento sensibile e misurabile di una o più funzioni neurologiche nei giorni successivi al ricovero ospedaliero.
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Una revisione della letteratura sugli ictus lacunari [135] ha posto in evidenza come, pur rimanendo l'ipertensione il più frequente fattore di rischio – anche se non in maniera significativamente diversa dai non lacunari [136] - e la patologia intrinseca delle piccole arterie il principale meccanismo patogenetico, tuttavia la fibrillazione atriale e altre cardiopatie ad elevato rischio emboligeno possono essere presenti
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L'ictus ischemico da patologia dell'asse carotideo o vertebrale extracranico è nella maggior parte dei casi artero-embolico, piuttosto che trombotico.
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L'uso di anticoagulanti e di ASA come terapia dell'infarto cerebrale è stato ampiamente sperimentato negli ultimi anni.
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L'eco-color Doppler dei tronchi sopraortici (TSA) rappresenta una metodica semplice, a basso costo, riproducibile, non invasiva in grado di documentare con sufficiente accuratezza in pazienti con ictus anche acuto una patologia stenosante od occlusiva a carico dell'arteria carotide interna (ACI).[178] In particolare, in presenza di processi trombotici "alti" a carico dell'ACI, di utilità è la valutazione della direzione del flusso in ambito oftalmico (Doppler Ophthalmic Test), la cui in
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Ottima per la valutazione dei vasi esocranici può essere utilizzata per i vasi intracranici anche se necessita di tecnologia "spirale" e impiego di elevate quantità di contrasto.[174, 175] Per quanto riguarda i vasi esocranici, oltre a fornire indicazioni sul grado di stenosi, l'angio-TC fornisce importanti informazioni sulla parete vasale, specie per quanto riguarda la presenza di calcificazioni subintimali, informazio
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L'angiografia cerebrale, non scevra da rischi ed attuabile in strutture altamente qualificate, è difficilmente praticabile nella fase iperacuta dell'ictus ad eccezione dei casi selezionati di pazienti candidati a trattamento fibrinolitico intra-arterioso. L'angio-RM e l'angio-TC rappresentano le metodiche attualmente utilizzate per lo studio dei tronchi epiaortici e dei distretti intracranici anche se presentano ancora alcune limitazioni, specie nella corretta identificazione del grado di stenosi arteriosa e nella valutazione delle alterazioni della parete vasale.
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L'identificazione clinica della sede dell'infarto e quindi del relativo territorio vascolare è indicata perché ha risvolti pratici importanti per quanto riguarda l'iter degli esami strumentali, la correlazione con le informazioni fornite dalle neuroimmagini, l'identificazione dei fattori patogenetici e prognostici (pazienti a maggior rischio di deterioramento neurologico precoce, di recidive e di complicanze mediche, previsione dei vantaggi offerti dal trattamento riabilitativo)[21,
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La malattia reumatica ed in particolare la valvulopatia mitralica ha rappresentato per molto tempo la causa più frequente di fibrillazione atriale. In casistiche derivate da centri cardiochirurgici il 45% dei pazienti con stenosi mitralica ed il 75% di quelli con insufficienza mitralica avevano una fibrillazione atriale in confronto all'1% dei pazienti con stenosi aortica.
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In tre studi (HOPE, EUROPA ed ACTION) sono stati confrontati gli effetti sulla prevenzione primaria di eventi cardio- e cerebrovascolari di un trattamento antipertensivo verso placebo, in aggiunta alla terapia standard, in pazienti ipertesi e normotesi ad alto rischio cardiovascolare.
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È documentata una correlazione tra rischio di ictus ischemico e grado di stenosi carotidea in soggetti asintomatici.[110] Il rischio di ictus per una stenosi asintomatica del 70% è di circa il 3% all'anno.[111] In una popolazione non selezionata di età tra 65 e 84 anni è stata rilevata una prevalenza della stenosi >49% nel 5% circa dei casi, mentre una stenosi superiore al 15% era presente n
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Una quota non trascurabile, fra il 15% e 20%, degli ictus ischemici clinicamente manifesti ha origine cardioembolica.[70] L'incidenza di eventi ischemici cerebrali è tuttavia probabilmente più elevata essendo non trascurabile il numero di episodi clinicamente silenti evidenziati mediante metodiche strumentali (TC, RM). [71]
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Tutti i pazienti con TIA, ictus o stenosi carotidea asintomatica dovrebbero essere sottoposti ad un'accurata valutazione cardiologica per l'identificazione di cardiopatia ischemica eventualmente silente (valutazione clinica, ECG, test non invasivi di ischemia), in considerazione dello sfavorevole significato prognostico della sua coesistenza anche in forma asintomatica.[260]
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Il Doppler transcranico (DTC) è una metodica ultrasonografica non invasiva che misura la velocità ematica e la direzione di flusso nella porzione prossimale delle principali arterie intracraniche.[197] . Il DTC è una metodica operatore-dipendente e richiede un periodo di addestramento e un certo grado di esperienza per interpretare i risultati ottenuti.
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Gli studi NASCET e ECST hanno evidenziato quanto sia importante la gravità della stenosi carotidea omolaterale rispetto ai sintomi cerebrali od oculari per la prevenzione di un ictus ischemico con la stessa distribuzione arteriosa.
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Un soffio locale, occasionalmente rilevabile mediante auscultazione al disopra della biforcazione carotidea, predice un certo grado di stenosi della carotide (>25% nello studio ECST).
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La recidiva di stenosi in arterie carotidee operate è variamente valutata nelle diverse casistiche, ma le restenosi superiori al 50% non sembrano superare l'11%.[157] La maggior parte delle restenosi compare entro due anni dall'intervento ed è attribuibile all'iperplasia fibromuscolare del tessuto neointimale.[158] In ogni caso tale evento sembra rivestire una modesta importanza dal punto di vista del rischio
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L'incidenza di stenosi carotidea asintomatica o sintomatica è elevata in pazienti che devono essere sottoposti ad intervento di by-pass aorto-coronarico, per cui uno studio preventivo dei tronchi sovra-aortici con eco-Doppler è fortemente raccomandabile in tale situazione clinica.
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Va inoltre sottolineato che anche la valutazione angiografica, considerata il gold standard, è gravata dal problema della scarsa riproducibilità delle misurazioni: fino al 20% di disaccordo sulla percentuale di stenosi tra due diversi osservatori esperti.[141] Tale livello di discrepanza diviene inaccettabile quando il grado di stenosi carotidea costituisce il fattore decisionale determinante nella scelta tra terapia medica e terapia chirurgica.
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Per quanto i dati siano molto variabili in rapporto al diverso case-mix,[137] una proporzione realistica per l'ictus ischemico dovuto a patologia ateromasica delle grandi arterie cerebro-afferenti potrebbe essere di circa un terzo dei casi, e rappresenta una delle situazioni che beneficiano in modo selettivo di una diagnosi precoce per la possibilità ormai consolidata di una riduzione della morbosità e mortalità previo intervento chirurgico di endoarteriectomia carotidea in caso di stenosi
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Il grado di stenosi vascolare ed il relativo significato emodinamico sono abitualmente valutati secondo il criterio NASCET, che stabilisce un rapporto tra le immagini ottenute all’angiografia ed il reale grado di stenosi con relativa funzionalità emodinamica dei circoli di compenso (Figura 5-9) sia per la singola lesione che per lesioni tandem (intra ed extracranica).
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Le indicazioni all’esecuzione di uno studio angiografico in un soggetto affetto da ischemia cerebrale si sono modificate in questi ultimi anni in seguito allo sviluppo della TC, della RM e dell’ecocolor-Doppler carotideo.
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La tecnica Angio-TC è utilizzata per valutare la pervietà vasale intra ed extracranica. L’impiego di questa metodica è comunque limitato a casi selezionati, in quanto, oltre a basarsi sull’impiego di radiazioni ionizzanti, si esegue impiegando una dose rilevante di mezzo di contrasto iodato, come già detto, potenzialmente dannoso per il parenchima cerebrale, soprattutto nella fase acuta.
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Quando si verifica un ictus ischemico, uno dei principali intenti della valutazione diagnostica cardiologica è quello di identificare i pazienti che presentano un'affezione cardioembolica e che richiedono un'anticoagulazione cronica per la prevenzione secondaria, e quelli che invece presentano un'affezione non cardioembolica. Il riscontro di una sorgente cardioembolica non è sufficiente da solo per porre diagnosi di ictus cardioembolico, diagnosi che è comunque di tipo probabilistico.
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| a. | Sindromi lacunari (lacunar syndromes o LACS) | |
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