L’arterite a cellule giganti (arterite temporale o arterite di Horton) è probabilmente la più frequente tra le cause “vasculitiche “ di ictus cerebrale.
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L’arterite a cellule giganti (arterite temporale o arterite di Horton) è probabilmente la più frequente tra le cause “vasculitiche “ di ictus cerebrale.
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La trombosi venosa profonda (TVP) è descritta clinicamente nel 5% dei pazienti con ictus, mentre ricorrendo a tecniche diagnostiche come la scintigrafia con fibrinogeno marcato la prevalenza sale al 53% dei pazienti emiplegici non sottoposti a trattamento profilattico.[140, 141, 142] Il rischio di embolia polmonare in questi pazienti è del 10%-20%, con una
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La letteratura indica chiaramente un'incidenza inaccettabile di eventi tromboembolici in portatori di protesi valvolari cardiache in assenza di terapia anticoagulante, con una percentuale di eventi variabile tra il 7% e il 34% per anno, a seconda del tipo di valvola e della posizione di impianto.[266]
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Sulla base della definizione indicata dall’OMS,[1] il TIA (transient ischemic attack) è caratterizzato dalla «improvvisa comparsa di segni e/o sintomi riferibili a deficit focale cerebrale o visivo, attribuibile ad insufficiente apporto di sangue, di durata inferiore alle 24 ore.» Recentemente è stata proposta una ridefinizione del concetto di attacco ischemico transitorio (TIA).[