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Per lungo tempo la riabilitazione è rimasta scollegata dalle scienze di base e nel migliore dei casi le metodiche riabilitative prendevano spunto dall’esperienza clinica dell’evoluzione del recupero unitamente all’osservazione delle acquisizioni funzionali in termini ontogenetici nell’uomo. I tecnici della riabilitazione si ispiravano a scuole diverse e proponevano interventi grossolanamente eterogenei tra loro e tra i quali era difficile identificare il più efficace.
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L'argomento è assai ampio e include l’attivazione di strutture preospedaliere e ospedaliere e di procedure assistenziali per il paziente con ictus. Vi è ormai consenso diffuso che una efficiente catena di sopravvivenza dell’ictus (stroke chain of survival), che comprenda i servizi di urgenza emergenza medica (SUEM), i dipartimenti di emergenza (PS) e le strutture ospedaliere di accoglimento, operanti in stretta collaborazione e con compiti diversi a seconda dei livelli diagnostico-terapeutici disponibili, migliorano sensibilmente l’esito dei sogg
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La riduzione della mortalità a breve termine in un paziente con ictus cerebrale espone il soggetto ad un maggior rischio di complicanze. Un settore ancora poco esplorato riguarda la comparsa di crisi epilettiche e di epilessia. Occorre ricordare che la causa principale di epilessia nel paziente anziano è di origine cerebrovascolare.
Nei pazienti con ictus è indicato integrare fin dalla fase acuta l'attività di prevenzione della disabilità (mobilizzazione ed interventi riabilitativi precoci) con il programma diagnostico ed il trattamento di emergenza.
Ad 1 anno dall’evento acuto, un terzo circa dei soggetti sopravvissuti ad un ictus – indipendentemente dal fatto che sia ischemico o emorragico – presenta un grado di disabilità elevato, che li rende totalmente dipendenti.
La mortalità acuta (30 giorni) dopo ictus è pari a circa il 20%-25% mentre quella ad 1 anno ammonta al 30%-40% circa; le emorragie (parenchimali) hanno tassi di mortalità precoce più alta (30%-40% circa dopo la prima settimana; 45%-50% ad 1 mese). Le emorragie subaracnoidee hanno un tasso di mortalità precoce simile all’emorragie intra-parenchiamali; i decessi nel primo mese si concentrano in ¾ dei casi nella prima settimana.
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Le risorse mediche sono limitate ogniqualvolta si configura una situazione – a livello locale o generale – in cui i servizi di cura e assistenza sono quantitativamente inferiori alle necessità massime prevedibili. Potrebbe essere introdotto anche il problema della qualità del servizio medico offerto, ma ciò esula dal contesto di questa discussione.
Sostanzialmente, quindi, le risorse mediche sono per definizione sempre limitate.
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I risultati del trattamento riabilitativo si misurano a più livelli: la capacità dell’approccio di indurre un recupero intrinseco si valuta specificamente con misure di menomazione, mentre l’efficacia del trattamento ai fini del recupero funzionale in genere (intrinseco o adattivo che sia) con scale di autonomia globale. Entrambi i tipi di esito realizzano un impatto indipendente sulla percezione del beneficio da parte dell’utente e quindi sulla qualità della vita.
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Esistono ancora controversie riguardo al trattamento ottimale delle trombosi venose cerebrali (TVC),[EinhauplKM,2006, DentaliF,2010, MedelR,2009, FilippidisA,2009] il cui cardine è comunque rappresentato dalla terapia eparinica associata, in caso di trombosi settica, alla terapia antibiotica.
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L'obiettivo dell'attività professionale del terapista occupazionale consiste nel minimizzare la disabilità. A tale scopo vengono impiegate strategie per esaltare la funzionalità residua, rieducare il paziente alla gestione della propria persona e alle attività della vita quotidiana (ADL). La terapia occupazionale ha come primo ruolo quello di migliorare l'autonomia nell'operatività e l'abituale partecipazione sociale.
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L'afasia è rilevabile in circa il 30% dei pazienti colpiti da ictus.[298] La prognosi dipende in modo marcato dalla gravità iniziale: nelle forme lievi si osserva un recupero spontaneo nelle prime due settimane dopo l'ictus, mentre il deficit di linguaggio è persistente negli altri casi (15%-20% dei pazienti sono ancora afasici a sei mesi).
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Il progetto riabilitativo può comportare un percorso assistenziale che si realizza in sedi diverse, in funzione degli obiettivi perseguiti e delle condizioni relazionali e sociali del soggetto malato.
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I miglioramenti funzionali che si realizzano dopo l'ictus derivano dall'attivazione di meccanismi intrinseci, come il recupero dell'attività neuronale entro la penombra ischemica e di risoluzione dell'edema cerebrale. L'evidenza a sostegno dell'efficacia dei programmi di riabilitazione è basata sulla valutazione di un approccio multidisciplinare o sull'effetto di un particolare approccio (p.e. logoterapia), piuttosto che su componenti individuali di trattamento.[127]
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Gli obiettivi dell'assistenza nella fase acuta dell'ictus comprendono elementi in grado di influenzare direttamente l'esito clinico, in termini di disabilità residua, senza incidere sulla lesione cerebrale o sulle condizioni generali (intese come comorbosità e complicanze).
L'identificazione delle priorità del trattamento riabilitativo è condizionata dalle caratteristiche del bilancio e dalla gerarchia funzionale delle prestazioni che caratterizzano un recupero anche parziale dell'autonomia.
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È ormai opinione diffusa che l'assistenza finalizzata alla prevenzione della disabilità (riabilitazione precoce) dovrebbe integrarsi con le attività mirate alla diagnosi ed al trattamento di emergenza nella fase acuta della cura dei pazienti con ictus.[303]
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L'acquisizione del consenso informato è un momento cruciale del processo decisionale terapeutico poiché attraverso di esso il paziente viene informato sul rapporto rischio-beneficio della terapia che viene proposta e viene messo in luce il valore che il paziente attribuisce all'effetto della terapia e ai diversi esiti della malattia.
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Per affrontare in maniera efficace l’argomento dal punto di vista organizzativo-gestionale, è necessario ricordare qualche dato epidemiologico. In Italia vi sono, ogni anno, 196·000 ictus dei quali l’80% sono primi eventi; la mortalità dopo il primo mese è del 20% e la disabilità ad un anno è del 30%.
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A questo proposito si pone però un problema bioetico difficile: quello della priorità nell'accesso alla stroke unit. Infatti, malgrado le stroke unit si stiano diffondendo abbastanza rapidamente nel nostro paese, tuttora molti ospedali ne sono sprovvisti e in molti di quelli che le hanno attivate esse non sono dimensionate in modo da accettare tutti i pazienti con ictus che giungono in ospedale.
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Nel 35% dei pazienti colpiti da ictus, globalmente considerati, residua una grave invalidità e una marcata limitazione nelle attività della vita quotidiana.[9]