Questo glossario è coerente con i termini usati da BMJ Clinical Evidence. Molti esempi sull'utilizzo corretto e scorretto dei termini del glossario sono reperibili nel testo di Egger, Smith e Altman citato all'inizio).
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Questo glossario è coerente con i termini usati da BMJ Clinical Evidence. Molti esempi sull'utilizzo corretto e scorretto dei termini del glossario sono reperibili nel testo di Egger, Smith e Altman citato all'inizio).
Il ruolo recentemente dimostrato del fattore VII attivato ricombinante nel trattamento dell’emorragia intracerebrale acuta [444] richiede adeguati studi per ottenere ulteriori dati di sicurezza. In particolare è necessario identificare i pazienti ad alto rischio di complicazioni tromboemboliche, definire la finestra terapeutica ottimale e valutare il fattore VII attivato anche in pazienti con emorragia cerebrale insorta in corso di terapia anticoagulante.
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Gran parte della letteratura sulle indagini funzionali della demenza vascolare riguarda il gruppo di soggetti con lesioni sottocorticali, e si pone l'obiettivo di rilevare marker biologici che consentano una diagnosi differenziale tra vascolare riguarda e malattia di Alzheimer.
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La patologia cerebrovascolare acuta, oltre a mantenere, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il terzo posto come causa di morte, con un’incidenza che aumenta progressivamente con l’età, rappresenta la principale causa di disabilità. È stato calcolato che in più del 50% dei pazienti residuano deficit motori dopo un evento ischemico, soprattutto a carico della funzionalità della mano.[163]
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L'ESA è una emergenza e come tale deve essere gestita presso un centro che abbia i mezzi idonei per farlo.
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La trombosi venosa profonda (TVP) è descritta clinicamente nel 5% dei pazienti con ictus, mentre ricorrendo a tecniche diagnostiche come la scintigrafia con fibrinogeno marcato la prevalenza sale al 53% dei pazienti emiplegici non sottoposti a trattamento profilattico.[140, 141, 142] Il rischio di embolia polmonare in questi pazienti è del 10%-20%, con una
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Nella diagnosi dell'ictus ischemico TC e RM sono tecniche ormai standardizzate ed indispensabili per valutare la presenza o l'estensione di un infarto nelle prime 12-24 ore. Tuttavia si delinea sempre più chiaramente la necessità di ottenere immagini specifiche delle prime 3-12 ore, anche alla luce delle terapie trombolitiche e di nuovi trattamenti con farmaci neuroprotettivi.
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Una quota non trascurabile, fra il 15% e 20%, degli ictus ischemici clinicamente manifesti ha origine cardioembolica.[70] L'incidenza di eventi ischemici cerebrali è tuttavia probabilmente più elevata essendo non trascurabile il numero di episodi clinicamente silenti evidenziati mediante metodiche strumentali (TC, RM). [71]
Il presente capitolo è relativo all'inquadramento diagnostico degli eventi cerebrovascolari cerebrali osservati e gestiti nella fase non acuta. Per quanto concerne la diagnostica clinica, di laboratorio e strumentale relativa alla fase acuta dell'ictus si rimanda al Capitolo 9.