Nei pazienti con trombosi dei seni venosi, la trombolisi selettiva è un trattamento opzionale da considerarsi in caso di inefficacia della terapia anticoagulante con eparina e.v.
Pierrel Research Italy
Via Alberto Falck, 15
20099 Sesto San Giovanni (MI)
Tel: +39 02 24134.260
Fax: +39 02 24862994
e-mail: info@spread.it
Nei pazienti con trombosi dei seni venosi, la trombolisi selettiva è un trattamento opzionale da considerarsi in caso di inefficacia della terapia anticoagulante con eparina e.v.
In pazienti non a rischio elevato di trombosi venose profonde, il ricorso sistematico all'eparina comporta un bilancio inaccettabile fra beneficio e rischio di complicanze emorragiche intracerebrali e/o sistemiche.
Nei pz con emorragia cerebrale in trattamento anticoagulante è indicata una rapida correzione dell’emostasi che si ottiene a seconda della terapia anticoagulante in corso con:
solfato di protamina in pazienti in trattamento con eparina ev o sc;
plasma fresco congelato o concentrati di complesso protrombinico associati con vitamina K ev in pazienti in terapia con anticoagulanti orali
GPP: il gruppo SPREAD raccomanda il complesso protrombinico per la maggiore rapidità d'azione, il minor volume infuso e l’assenza di trasmissione di virus
In caso di piastrinopenia da eparina in pazienti in cui deve essere proseguita una terapia antitrombotica, sono indicate le seguenti opzioni terapeutiche: argotraban e, solo nel paziente cardiologico, bivalirudina; gli anticoagulanti orali possono essere iniziati una volta risolta la piastrinopenia da eparina.
Per la prevenzione delle trombosi venose profonde in pazienti a rischio elevato (pazienti plegici e con alterazione dello stato di coscienza e/o obesi e/o con pregressa patologia venosa agli arti inferiori) è indicato l’uso di eparina a dosi profilattiche (eparina calcica non frazionata 5•000 UIx2 o eparine a basso peso molecolare nel dosaggio suggerito come profilattico per le singole molecole) da iniziare al momento dell’ospedalizzazione.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Tradizionalmente i farmaci anticoagulanti comunemente impiegati nella pratica quotidiana per la profilassi e la terapia del tromboembolismo venoso e arterioso comprendono l'eparina non frazionata, le eparine a basso peso molecolare e gli anticoagulanti orali antagonisti della vitamina k. Tali trattamenti, pur se caratterizzati da una accettabile efficacia e sicurezza, non sono sempre di facile gestione.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La trombocitopenia eparina-indotta (vedi § 10.1.3.3) è una grave complicanza della terapia sia con eparina non frazionata che con eparina a basso peso molecolare, associata ad un elevato rischio di trombosi e di morte. L’incidenza di questa sindrome varia, essendo maggiore in pazienti trattati con eparina non frazionata, maggiore quando vengono utilizzati dosaggi terapeutici e maggiore nei pazienti chirurgici che nei pazienti internistici.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
I pazienti con ictus determinante una ridotta mobilità sono ad elevato rischio di tromboembolismo venoso. Nonostante questo, a tutt’oggi esistono incertezze sulla sicurezza e sulla tempistica di somministrazione della profilassi farmacologica anticoagulante nel paziente con ictus ischemico così come sulle indicazioni alla profilassi meccanica con calze elastiche o compressione pneumatica intermittente come alternativa alla profilassi farmacologica.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
L’indicazione all’utilizzo di farmaci anticoagulanti nella fase acuta dell’ictus ischemico è attualmente molto limitata.
Dosi profilattiche di eparina a basso peso molecolare sono efficaci per prevenire il tromboembolismo venoso nei pazienti con ictus ischemico e ridotta mobilità, con un profilo di sicurezza accettabile. Tuttavia, in considerazione dell’incremento, seppur non significativo, del rischio di emorragie maggiori con la profilassi anticoagulante, nuovi studi dovrebbero identificare quei pazienti a maggior rischio di trasformazione emorragica della lesione ischemica nei quali questo trattamento potrebbe influenzare negativamente la prognosi dell’ictus.
Nuovi studi dovranno meglio definire il ruolo della trombolisi nei pazienti con trombosi dei seni venosi cerebrali ad esordio particolarmente grave. Nei pazienti trattati con eparina non frazionata o a basso peso molecolare la tempistica di introduzione degli anticoagulanti orali è incerta.
Rimangono inoltre incertezze relative alla durata della prevenzione secondaria.
Nei pazienti con ictus cerebri la profilassi con calze elastiche a compressione graduata non è risultata essere efficace nella prevenzione del tromboembolismo venoso, per cui nuovi studi dovrebbero valutare altre alternative alla profilassi farmacologica, come la compressione pneumatica intermittente, quando questa è controindicata.
L'incidenza di trombocitopenia eparina-indotta in pazienti con ictus che ricevono dosi terapeutiche o profilattiche di eparina non frazionata o a basso peso molecolare non è nota. L'impiego di farmaci alternativi alle irudine ricombinanti per il trattamento di questa sindrome è promettente, ma richiede ulteriori valutazioni.
L'utilizzo di dosi terapeutiche di eparina a basso peso molecolare in pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina <30 mL/min) è associato ad un significativo incremento del rischio emorragico. Non esistono dati sufficienti circa la sicurezza delle dosi profilattiche in questi pazienti. Il monitoraggio della funzionalità renale sarà estremamente importante anche con l’impiego dei nuovi farmaci anticoagulanti orali che si caratterizzano per una parziale escrezione renale, variabile dal 27% a oltre l’80% a seconda della molecola
Il trattamento anticoagulante con eparina e.v. o con eparina a basso peso molecolare s.c. rappresenta la scelta prevalente in pazienti con dissecazione dei grossi tronchi arteriosi ed è proposta da gruppi internazionali di esperti nei casi di stenosi subocclusiva in attesa di trattamento chirurgico. In mancanza tuttora di evidenze conclusive, il Gruppo SPREAD suggerisce il trattamento anticoagulante come indicazione generica che richiede una valutazione specifica nel singolo caso.
Nei pazienti con trombosi venosa cerebrale senza controindicazione alla terapia eparinica è indicato il trattamento con eparina a basso peso molecolare sottocute o con eparina non frazionata endovena con monitoraggio dell’aPTT. L’emorragia intraparenchimale concomitante alla trombosi cerebrale venosa non costituisce una controindicazione al trattamento con eparina.
Nei pazienti con TIA o ictus causati da dissecazione extranica dei vasi epiaortici è indicato il trattamento con eparina a dosi anticoagulanti seguita da anticoagulanti orali (TAO) nei tre mesi successivi.
Se la dissecazione si estende a livello intracranico tale terapia non è indicata per il rischio di emorragia subaracnoidea
In bambini con ictus ischemico acuto, è indicato prendere in considerazione la terapia con eparina in presenza di:
Non vi sono dati sufficienti sulla sicurezza, in fase post acuta, della terapia con eparina a basse dosi o dell'ASA per la prevenzione della trombosi venosa profonda.
Nei pazienti con emorragia cerebrale l’uso di calze elastiche a compressione graduata non è indicato per la profilassi della trombosi venosa profonda.
In pazienti con piastrinopenia da eprina in cui era già stato iniziato il trattamento anticoagulante orale e l'INR era in range terapeutico è indicato continuare, dopo sospensione dell'eparina, con gli anticoagulanti orali.
La sospensione immediata del trattamento eparinico è indicata se viene posta diagnosi (o fondato sospetto) di piastrinopenia da eparina.
In caso di piastrinopenia da eparina gli anticoagulanti orali non sono indicati come terapia sostitutiva.
La conta piastrinica periodica è indicata nei primi 15 giorni di terapia (o di profilassi) con eparina.
In pazienti con altra eziologia cardioembolica che hanno un elevato rischio di recidiva precoce, è indicata la terapia con eparina e.v. (PTT ratio 1,5-2,5) o eparina a basso peso molecolare a dosi terapeutiche, seguita da terapia anticoagulante orale da embricare con l'eparina, con l'obiettivo di mantenere i valori di INR fra 2 e 3 (valvulopatie con o senza FA), e fra 2,5 e 3,5 (protesi valvolari meccaniche).
Il trattamento anticoagulante con eparina non frazionata o eparina a basso peso molecolare è indicato in pazienti con trombosi dei seni venosi.
L'uso sistematico di eparina non frazionata, eparina a basso peso molecolare, eparinoidi, non è indicato come terapia specifica dell'ictus ischemico.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Esistono ancora controversie riguardo al trattamento ottimale delle trombosi venose cerebrali (TVC),[EinhauplKM,2006, DentaliF,2010, MedelR,2009, FilippidisA,2009] il cui cardine è comunque rappresentato dalla terapia eparinica associata, in caso di trombosi settica, alla terapia antibiotica.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La dissecazione dei vasi epiaortici (DAC) è responsabile del 20%-25% degli ictus ischemici giovanili.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Nello studio ISCOAT, su 2·745 pazienti trattati con anticoagulanti orali si è osservato l'1,1% di complicanze emorragiche cerebrali di cui lo 0,25% mortale. Il rischio è più elavato nei pazienti anziani (6% anno per età superiore ai 70 anni), nei pazienti con valore di INR elevato, nei pazienti con amiloidosi cerebrale e leucoaraiosi.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La piastrinopenia da eparina (Heparin-Induced Thrombocytopenia, HIT) è un evento avverso potenzialmente grave legato alla somministrazione di questo farmaco. Si tratta di una piastrinopenia immunologica, che compare durante o subito dopo il trattamento eparinico, in genere dal 5° al 15° giorno dopo l'inizio della terapia, ma che può insorgere anche in 2ª giornata se il paziente è stato già trattato con eparina negli ultimi 3 mesi, ed è causata da immunoglobuline IgG che attivano le piastrine attraverso i loro recettori Fc(RII).
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La trombosi venosa profonda (TVP) è descritta clinicamente nel 5% dei pazienti con ictus, mentre ricorrendo a tecniche diagnostiche come la scintigrafia con fibrinogeno marcato la prevalenza sale al 53% dei pazienti emiplegici non sottoposti a trattamento profilattico.[140, 141, 142] Il rischio di embolia polmonare in questi pazienti è del 10%-20%, con una
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Che la terapia anticoagulante sia quella più efficace nella prevenzione dell'ictus in pazienti con cardiopatie emboligene, è stato chiaramente dimostrato dagli studi di prevenzione primaria [93] (vedi § 7.2.2.2) e da quelli di prevenzione secondaria in pazienti colpiti da TIA o ictus minori (vedi § 12.6.2).[
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
L'uso di anticoagulanti e di ASA come terapia dell'infarto cerebrale è stato ampiamente sperimentato negli ultimi anni.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Per quanto concerne la trombolisi intrarteriosa in caso di occlusione dell'arteria cerebrale media, i dati disponibili provengono dagli studi con pro-urokinasi ricombinante (rpro-UK).
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
A domicilio sono sconsigliate manovre terapeutiche specifiche, eccettuate quelle citate e riferite in modo esclusivo (per motivi pratici e organizzativi) ai medici del 118 e quelle indicate al § 8.6 per i pazienti non ricoverati. In modo particolare, in pazienti che stanno per essere inviati in ospedale, è necessario astenersi dal somministrare antiaggreganti piastrinici e anticoagulanti di ogni tipo (inclusa l'eparina a basso peso molecolare).
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La letteratura indica chiaramente un'incidenza inaccettabile di eventi tromboembolici in portatori di protesi valvolari cardiache in assenza di terapia anticoagulante, con una percentuale di eventi variabile tra il 7% e il 34% per anno, a seconda del tipo di valvola e della posizione di impianto.[266]
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
L'incidenza di trombosi murale dopo infarto miocardico acuto ed il rischio di ictus in fase acuta, in era pre-trombolitica rispettivamente circa del 20%-30% e del 5%-10%, dopo la introduzione della terapia trombolitica, e più di recente anche per il sempre più largo impiego di potenti farmaci antitrombotici (eparina, inibitori glicoproteina IIb-IIIa, clopidogrel) in associazione al trattamento di rivascolarizzazione primaria per via percutanea, si sono drammaticamente ridotti.