La relazione tra emicrania ed ictus (vedi anche § 17.3.13) è stata affrontata da diversi studi caso-controllo e da alcuni studi di coorte.
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La relazione tra emicrania ed ictus (vedi anche § 17.3.13) è stata affrontata da diversi studi caso-controllo e da alcuni studi di coorte.
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Sono stati sviluppati una serie di studi tesi a dimostrare l’efficacia protettiva della terapia estro-progestinica. Sebbene studi osservazionali avessero prospettato risultati promettenti, studi appositamente progettati non hanno confermato tali attese.
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Esistono ancora controversie riguardo al trattamento ottimale delle trombosi venose cerebrali (TVC),[EinhauplKM,2006, DentaliF,2010, MedelR,2009, FilippidisA,2009] il cui cardine è comunque rappresentato dalla terapia eparinica associata, in caso di trombosi settica, alla terapia antibiotica.
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Dal punto di vista eziopatogenetico si possono distinguere (Tabella 17:XIX) trombosi venose cerebrali primarie (o asettiche) e secondarie (o settiche). I fattori di rischio sono numerosi e differiscono e seconda di età, sesso, contesto etnico e socio-economico.[FerroJM,2004] Le forme secondarie ad un processo infettivo locale (sinusiti, otomastoiditi) si sono ridotte in era antibiotica e coinvolgono prevalentemente il seno cavernoso e il seno trasverso.
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La trombosi delle vene cerebrali consegue normalmente all'occlusione trombotica del seno in cui confluisce ma sono descritti anche casi di trombosi isolata di vene corticali.[AmeriA,1992, FerroJM,2004, BousserMG,2007, BarnettHY,1953, Filippidis
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L’emicrania è una patologia neurovascolare cronica caratterizzata da episodi di intensa cefalea, spesso associata a disturbi vegetativi In circa un quarto dei pazienti emicranici la crisi cefalalgica è preceduta da disturbi neurologici focali (aura emicranica) di natura transitoria (con durata normalmente di 20-30 minuti), più frequentemente visivi, sotto forma di scotomi scintillanti (emicrania con aura). La prevalenza dell’emicrania nella popolazione americana è del 25% circa nelle donne e dell’8% negli uomini.
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La sindrome da anticorpi antifosfolipidi (Ab-aPS) è una coagulopatia acquisita caratterizzata da trombosi venose e arteriose ed aborti ricorrenti.[MiyakisS,2006] La sindrome può presentarsi isolatamente o essere associata a malattie autoimmuni sistemiche (LES nella maggior parte dei casi).
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Vi sono dati ottenuti da buoni studi di coorte.
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La raccolta dei dati anamnestici deve riguardare anche l'eventuale presenza di quei fattori di rischio di rilevanza per il trattamento nella fase acuta dell'ictus. L'anamnesi potrà essere arricchita successivamente con i dati necessari per impostare una prevenzione secondaria.
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Data l'eterogeneità degli Ab-aPL e la non completa conoscenza dei loro meccanismi d'azione, ogni decisione clinica in riferimento alla profilassi e alla terapia delle complicanze trombotiche non può essere standardizzata in base ai soli dati laboratoristici. In altri termini, la scelta della condotta da assumere di fronte ad un soggetto Ab-aPL/positivo deve essere ponderata in base alle caratteristiche individuali del caso in esame.
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L'uso dei contraccettivi orali è correlato soprattutto alle forme ischemiche nelle donne dopo i 35 anni, fumatrici e con pregressa storia d'ipertensione (in queste ultime, rischio relativo fino a 10,6); sembra inoltre particolarmente elevato con i contraccettivi ad alto contenuto di estrogeni.[227]
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La diagnosi di causa è probabilistica e può essere probabile o possibile.
Vi possono essere due diagnosi probabili se vengono riscontrati due criteri di uguale priorità.
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Per quanto riguarda le varie tipologie di ictus, solo pochi studi epidemiologici sono dettagliati; i dati italiani più affidabili sono riassunti in Tabella 4:VIII.
Nel registro de L’Aquila,[12] la frequenza percentuale delle diverse forme di ictus è così suddivisa (Figura 4-1):
Sono stati descritti altri fattori che probabilmente aumentano il rischio di ictus ma che al momento non appaiono completamente documentati come fattori indipendenti di rischio. Fra questi: