I pazienti con esiti di ictus sono svantaggiati in diversi ambiti.
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I pazienti con esiti di ictus sono svantaggiati in diversi ambiti.
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L'assistenza domiciliare integrata (ADI) ha lo scopo di assistere pazienti gravi con l'intervento di un team multidisciplinare coordinato. L'obiettivo è essenzialmente assistenziale e la riabilitazione ha una funzione accessoria e integrativa e viene applicata sulla base di specifici obiettivi. L'attività di mobilizzazione e posizionamento, di cui il paziente grave ha bisogno, deve essere realizzata dal personale di nursing nel corso delle 24 ore.
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In ambito di riabilitazione il problema in primo piano è talora rappresentato dalla scarsità delle risorse ad essa dedicate: è ben noto che i soggetti colpiti da ictus permangono troppo a lungo nei reparti di degenza acuta e hanno grosse difficoltà ad essere accolti tempestivamente nei reparti di riabilitazione intensiva.
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Per affrontare in maniera efficace l’argomento dal punto di vista organizzativo-gestionale, è necessario ricordare qualche dato epidemiologico. In Italia vi sono, ogni anno, 196·000 ictus dei quali l’80% sono primi eventi; la mortalità dopo il primo mese è del 20% e la disabilità ad un anno è del 30%.
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La stroke unit può essere vista come la combinazione di differenti risorse organizzate con il fine di fornire cure nella fase acuta, nella fase post-acuta e in quella di prima riabilitazione, o soltanto nella fase postacuta, in relazione alla tipologia di stroke unit (acuta, solo riabilitativa post-acuta, o entrambe).
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Un problema particolare può essere posto dalla disfagia (l'impossibilità di alimentazione orale dovrebbe rappresentare una indicazione al ricovero). È necessario valutare la capacità del paziente di tossire e deglutire. In caso di grave disfagia con rischio di polmonite ab ingestis, è possibile posizionare provvisoriamente un sondino naso-gastrico (e istruire i caregiver adeguatamente). Questa misura può essere adeguata per periodi limitati di tempo (previsione inferiore alle 6 settimane).