Il trattamento dell'afasia è mirato a:
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Il trattamento dell'afasia è mirato a:
I dati disponibili derivanti da una revisione Cochrane non consentono di trarre conclusioni sull’efficacia o sull’inefficacia del trattamento logopedico della disartria a causa dell’assenza di studi randomizzati controllati. Tuttavia alcune linee guida sono giunte a raccomandare, sulla base di studi di buona qualità, la riabilitazione logopedica mediante tecniche per migliorare l’intelligibilità o, ove ciò non sia possibile, tecniche di comunicazione alternativa.
È indicato sottoporre tutti i soggetti con problemi di comunicazione di ordine cognitivo od emotivo ad una valutazione neuropsicologica e comportamentale completa.
Disturbi neuropsicologici quali afasia, anosognosia, emidisattenzione e deterioramento cognitivo possono influire sia sulla possibilità di comunicazione sia sull'attendibilità delle risposte dei pazienti con depressione post-ictus.
Nei pazienti con ictus è indicato favorire la comunicazione con il paziente ed i familiari anche al fine di indicare e far apprendere le modalità di partecipazione al processo assistenziale.
Una campagna d’informazione sull’ictus cerebrale acuto rivolta alla popolazione generale ed in particolare ai gruppi di soggetti a maggior rischio è indicata mediante l’uso di mezzi di comunicazione di massa, riunioni con soggetti a rischio o gruppi di anziani, educazione di gruppi giovanili anche attraverso le scuole.
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Le risorse mediche sono limitate ogniqualvolta si configura una situazione – a livello locale o generale – in cui i servizi di cura e assistenza sono quantitativamente inferiori alle necessità massime prevedibili. Potrebbe essere introdotto anche il problema della qualità del servizio medico offerto, ma ciò esula dal contesto di questa discussione.
Sostanzialmente, quindi, le risorse mediche sono per definizione sempre limitate.
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A proposito degli screening di popolazione, implicitamente indicati come strumento di prevenzione primaria nella sezione precedente, si pone il problema bioetico generale di questo tipo di intervento di sanità pubblica. Sintetizzando le indicazioni etiche cui giunge un interessante documento elaborato dalla Consulta di Bioetica,[14] uno screening è eticamente accettabile quando:
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La Medicina Generale costituisce il punto chiave della prevenzione primaria; essa è infatti “la specialità medica che fornisce un’assistenza continuativa e completa all’individuo e alla famiglia” (American Academy of Family Physicians), “una forma di assistenza medica in cui assumono particolare importanza il contatto primario e la responsabilità continuativa nei confronti del paziente, sia nella prevenzione che nella terapia” (American Board of Family Practice), “un servizio medico primario, continuo e completo, o
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Come si è visto, i disturbi dello stato cognitivo ed affettivo dopo un ictus sono frequenti e sembrano contribuire in modo rilevante alla disabilità, limitando inoltre le possibilità di recupero funzionale. Nella pratica corrente, la rieducazione motoria è spesso associata ad interventi riabilitativi volti a migliorare la performance cognitiva dei pazienti con ictus, la così detta riabilitazione cognitiva.
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In questi ultimi anni si è verificato un acceso dibattito sull'eziopatogenesi della depressione post-ictus ed in particolare sull'associazione o meno della depressione post-ictus con lesioni in specifiche aree cerebrali.
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Anche per la depressione post-ictale è necessaria una diagnosi non solo precoce, ma anche corretta.
Infatti, definire gli aspetti clinico-diagnostici della depressione post-ictus è un compito di difficile esecuzione, sia per le problematiche legate alle oggettive difficoltà diagnostiche del disturbo nei pazienti con ictus, sia per le peculiarità della popolazione oggetto di studio.
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I pazienti con esiti di ictus sono svantaggiati in diversi ambiti.
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Un paziente con esiti di ictus cerebrale, per essere indipendente, sicuro e a suo agio in casa propria può aver bisogno di ricorrere ad alcune modifiche. L'adattamento dell'ambiente domestico rappresenta peraltro anche l'espressione di un percorso di adattamento equilibrato ai cambiamenti intervenuti nella vita della famiglia; non a caso avviene lentamente (nello studio ICR2 una famiglia su tre alla fine del trattamento riabilitativo ha eliminato le barriere architettoniche di ostacolo in casa).
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L'afasia è rilevabile in circa il 30% dei pazienti colpiti da ictus.[298] La prognosi dipende in modo marcato dalla gravità iniziale: nelle forme lievi si osserva un recupero spontaneo nelle prime due settimane dopo l'ictus, mentre il deficit di linguaggio è persistente negli altri casi (15%-20% dei pazienti sono ancora afasici a sei mesi).
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La valutazione delle attività compromesse dal danno cerebrovascolare fin dai primi giorni dell'esordio della sintomatologia rappresenta un obiettivo assistenziale importante quanto una corretta diagnosi clinica. Questo infatti consente di organizzare più correttamente il percorso assistenziale, prevenire le complicanze e contenere i fattori che possono ostacolare il recupero intrinseco o compensatorio.
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Mentre la realizzazione di una prognosi riguardante la sopravvivenza e la sua comunicazione al paziente ed ai familiari è il compito proprio dello specialista clinico, le prime previsioni sull'autonomia nella deambulazione e la ripresa motoria degli arti basata sulla perdita di coscienza all'esordio dell'ictus, sulla rapidità di aggravamento del deficit e sul recupero dell'attività motoria, talora già al termine della prima settimana,[61] possono essere fornite dal team riabilitativ
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Molti lavori hanno sottolineato l'importanza di ottenere non solo la collaborazione del paziente, bensì di raggiungere un ruolo attivo del paziente e dei suoi familiari nel processo di recupero.
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Con il paziente e la famiglia occorre concordare un progetto individualizzato che definisca la prognosi, le aspettative e le priorità del paziente e dei suoi familiari.
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Gli obiettivi dell'assistenza nella fase acuta dell'ictus comprendono elementi in grado di influenzare direttamente l'esito clinico, in termini di disabilità residua, senza incidere sulla lesione cerebrale o sulle condizioni generali (intese come comorbosità e complicanze).
L'identificazione delle priorità del trattamento riabilitativo è condizionata dalle caratteristiche del bilancio e dalla gerarchia funzionale delle prestazioni che caratterizzano un recupero anche parziale dell'autonomia.
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Le conseguenze dell'ictus nelle prestazioni cognitive possono essere espresse sia da un rallentamento generale della elaborazione delle informazioni che da una compromissione di specifiche funzioni, quali l'orientamento spaziale, l'attenzione, la memoria, le abilità prassiche, la capacità di adattamento mentale e di pianificazione, il linguaggio. Sebbene le conseguenze del danno cerebrovascolare possono essere molteplici, deve essere riconosciuta la presenza di menomazioni cognitive preesistenti.
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Il bilancio del paziente candidato all'assistenza riabilitativa richiede una valutazione standardizzata delle seguenti condizioni: stato generale, fattori sociali ed ambientali, condizioni motorie, sensibilità, stato cognitivo, condizioni psichiche, comunicazione, caratteristiche del supporto esterno, autonomia nelle attività della vita quotidiana.
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La metanalisi attualmente disponibile non ha dimostrato in maniera certa, con gli studi a disposizione sino ad ora, l'efficacia dell'intervento informazione-educazione sulla prognosi del paziente e della sua famiglia, né ha potuto raccomandare in maniera sicura l'efficacia di una strategia di comunicazione rispetto ad un'altra.
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Dal focus group realizzato in Umbria emerge che il ritorno a casa è caratterizzato da una sensazione di scarso supporto del familiare e del paziente da parte delle istituzioni.
Nella fase del reinserimento familiare maturano altri problemi, che potranno essere risolti o resi più sopportabili da un migliore rapporto medico-paziente o medico-familiare. Primo tra tutti è la gestione della nuova disabilità, se presente, presso un domicilio che potrebbe essere non adatto alle condizioni del momento.
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L'informazione sta diventando sempre più un elemento importante sia all'interno del rapporto medico-paziente sia nell'ambito dei mass-media che propongono una vasta serie di informazioni. A fronte di questa rilevazione non ci sono certezze rispetto all'efficacia di questo intervento rispetto al miglioramento dei vari tipi di esito per i pazienti e i familiari.
Una recente metanalisi ha preso in considerazione i diversi studi pubblicati sull'argomento.[342]
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Troppo spesso si verifica una mancata comprensione del messaggio proprio perché il codice usato non è condiviso. Ogni momento della comunicazione, sia per quanto riguarda l'informazione, sia per l'educazione, deve essere accompagnato da un linguaggio, del medico e del personale sanitario, immediato e comprensibile, che permetta ai non addetti ai lavori di capire la situazione.
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Recentemente nelle strutture per la gestione della fase acuta, oltre ad una pronta diagnosi e terapia, viene fornito un programma di cura e di assistenza riabilitativa, che pone il malato e la sua famiglia al centro del lavoro di un gruppo multidisciplinare.[12] In questa direzione si pongono l'informazione e l'educazione fornite sin dalla fase acuta della malattia, poiché è possibile ritenere che queste migliorino l'aderenza al trattamento medico, il processo di adattamento, la motivazione del paziente
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Perché la rete riabilitativa funzioni occorre definire bene i criteri di trasferibilità tra le strutture e gli strumenti di comunicazione che occorre applicare.
Per la trasferibilità occorre fare riferimento ai criteri di appropriatezza precedentemente citati.
Per quanto riguarda gli strumenti di comunicazione occorre sviluppare strumenti adeguati per facilitare il passaggio all'interno del percorso. Fin dal momento del ricovero occorre sviluppare un piano di dimissione che prepari la persona disabile alla tappa successiva del percorso.
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È ormai opinione diffusa che l'assistenza finalizzata alla prevenzione della disabilità (riabilitazione precoce) dovrebbe integrarsi con le attività mirate alla diagnosi ed al trattamento di emergenza nella fase acuta della cura dei pazienti con ictus.[303]