Un disturbo d'ansia è di frequente riscontro dopo l'ictus, con una prevalenza media intorno al 20%-28% dei casi.
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Un disturbo d'ansia è di frequente riscontro dopo l'ictus, con una prevalenza media intorno al 20%-28% dei casi.
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La valutazione neuropsicologica della fase acuta deve essere eseguita con test diversificati in rapporto al lato emisferico e alla sede lesionale, considerando l'alta frequenza di disturbi linguistici in seguito a lesione emisferica sinistra e di neglect in caso di lesione emisferica destra. Va tuttavia enfatizzato che in tale fase il grado di collaborazione del paziente è molto ridotto e variabile anche nell'arco di breve tempo, pertanto può rivelarsi più utile il semplice monitoraggio clinico eseguito comunque dal neuropsicologo.
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Irritabilità e disturbi del comportamento alimentare sono stati descritti in un discreto numero di casi, ma ulteriori studi sembrano necessari per verificare le relazioni esistenti fra questi sintomi e il decorso della malattia cerebrovascolare.[2]
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La disfagia post-ictus incide in misura variabile compresa tra il 13% e il 71%. Dati così variabili sono da mettere in relazione alla sede dell'ictus (lesioni unilaterali vs lesioni bilaterali), agli strumenti di diagnosi, nonché al tempo intercorso fra l'evento acuto e la valutazione del paziente.
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Dal focus group realizzato in Umbria emerge che il ritorno a casa è caratterizzato da una sensazione di scarso supporto del familiare e del paziente da parte delle istituzioni.
Nella fase del reinserimento familiare maturano altri problemi, che potranno essere risolti o resi più sopportabili da un migliore rapporto medico-paziente o medico-familiare. Primo tra tutti è la gestione della nuova disabilità, se presente, presso un domicilio che potrebbe essere non adatto alle condizioni del momento.
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L'informazione sta diventando sempre più un elemento importante sia all'interno del rapporto medico-paziente sia nell'ambito dei mass-media che propongono una vasta serie di informazioni. A fronte di questa rilevazione non ci sono certezze rispetto all'efficacia di questo intervento rispetto al miglioramento dei vari tipi di esito per i pazienti e i familiari.
Una recente metanalisi ha preso in considerazione i diversi studi pubblicati sull'argomento.[342]
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L'assistenza domiciliare integrata (ADI) ha lo scopo di assistere pazienti gravi con l'intervento di un team multidisciplinare coordinato. L'obiettivo è essenzialmente assistenziale e la riabilitazione ha una funzione accessoria e integrativa e viene applicata sulla base di specifici obiettivi. L'attività di mobilizzazione e posizionamento, di cui il paziente grave ha bisogno, deve essere realizzata dal personale di nursing nel corso delle 24 ore.
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L'identificazione clinica della sede dell'infarto e quindi del relativo territorio vascolare è indicata perché ha risvolti pratici importanti per quanto riguarda l'iter degli esami strumentali, la correlazione con le informazioni fornite dalle neuroimmagini, l'identificazione dei fattori patogenetici e prognostici (pazienti a maggior rischio di deterioramento neurologico precoce, di recidive e di complicanze mediche, previsione dei vantaggi offerti dal trattamento riabilitativo)[21,