Senza dubbio possiamo affermare che i pazienti con stenosi carotidea sintomatica sono maggiormente a rischio di ictus rispetto a quelli con stenosi carotidea asintomatica di pari grado.
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Senza dubbio possiamo affermare che i pazienti con stenosi carotidea sintomatica sono maggiormente a rischio di ictus rispetto a quelli con stenosi carotidea asintomatica di pari grado.
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La misurazione dell’indice caviglia-braccio (ankle-brachial index [ABI]) rappresenta un metodo semplice e sensibile per individuare la presenza di un’arteriopatia ostruttiva periferica.
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La relazione tra emicrania ed ictus (vedi anche § 17.3.13) è stata affrontata da diversi studi caso-controllo e da alcuni studi di coorte.
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L'abuso di alcool aumenta il rischio di ictus cerebrale.[11] I risultati di una recente metanalisi indicano che l'associazione tra consumo di alcool e ictus ischemico ha un andamento a , con apparente effetto protettivo per coloro che consumano meno di 24 g di alcool al giorno e un significativo aumento del rischio per consumi superiori ai 60 grammi giornalieri (RR 1,64; IC95 1,39-1,93).[158
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Non esiste chiara dimostrazione che farmaci ipolipemizzanti diversi dalle statine riducano il rischio di ictus in pazienti non affetti da cardiopatia ischemica.[394, 395] In accordo ai dati disponibili la terapia con statine è sicura ed è associata ad una significativa riduzione del rischio di un primo ictus.
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Il rischio di ictus cresce in maniera sostanziale con l'aumentare dell'età, come confermato anche dall'analisi dei dati del Framingham Study,[133] ma rimangono ancora da chiarire molti aspetti patogenetici legati al suo sviluppo. Nell'anziano l'elevata incidenza di ictus non è spiegabile solo con i classici fattori di rischio, alcuni dei quali, come il fumo, tendono infatti a ridursi con l'età.[134]
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Dati riguardanti il possibile effetto benefico dell’attività fisica nei riguardi dell’ictus derivano principalmente da studi osservazionali di coorte e non da studi clinici randomizzati.
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Sono stati sviluppati una serie di studi tesi a dimostrare l’efficacia protettiva della terapia estro-progestinica. Sebbene studi osservazionali avessero prospettato risultati promettenti, studi appositamente progettati non hanno confermato tali attese.
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Vari studi hanno da anni dimostrato un'aumentata prevalenza di anticorpi antifosfolipidi in pazienti con ictus ischemico e la ricerca di questi fattori di rischio è entrata nella diagnostica dei pazienti con malattia cerebrovascolare (vedi § 6.5.9).
La riduzione graduale e costante nel tempo del peso corporeo è indicata per tutti i soggetti sovrappeso od obesi post-ictus; è indicato raggiungere valori di indice di massa corporea <25 kg/m2 e di circonferenza vita <88 cm nelle donne e <102 cm negli uomini o perlomeno ottenere un decremento ponderale pari al 10%-15% del peso corporeo iniziale.
Anche se la letteratura indica che l'aumento del rischio di ictus in donne in età riproduttiva è molto basso in rapporto alla bassa incidenza di questa patologia in tale fascia di età, sono necessari dati epidemiologici ampi e definitivi circa la sicurezza dei trattamenti contraccettivi ormonali ai fini del rischio di ictus e sull'esistenza di sottogruppi a maggior rischio. Poiché un ruolo importante amplificante viene giocato da altri classici fattori di rischio per ictus sono auspicabili ulteriori studi che caratterizzino meglio i profili di rischio.
La terapia ormonale sostitutiva con estroprogestinici nelle donne dopo la menopausa non è indicata per la sola prevenzione dell’ictus cerebrale.
L’ictus ischemico colpisce soggetti con età media superiore a 70 anni, più spesso uomini che donne; quello emorragico intraparenchimale colpisce soggetti leggermente meno anziani, sempre con lieve prevalenza per il sesso maschile; l’emorragia subaracnoidea colpisce più spesso soggetti di sesso femminile, di età media sui 50 anni circa.
Il tasso di prevalenza di ictus nella popolazione anziana (età 65-84 anni) italiana è del 6,5%, più alto negli uomini (7,4%) rispetto alle donne (5,9%).
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È noto da tempo che il fumo aumenta il rischio di ictus ischemico e di emorragia subaracnoidea (ma non di emorragia intraparenchimale) e che la sua cessazione lo riduce.
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La trombosi venosa cerebrale (TVC) nei bambini è stata oggetto recentemente di alcune casistiche.[deVeberG,2001, CarvalhoKS,2001, FitzgeraldKC,2006]
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La trombosi delle vene cerebrali consegue normalmente all'occlusione trombotica del seno in cui confluisce ma sono descritti anche casi di trombosi isolata di vene corticali.[AmeriA,1992, FerroJM,2004, BousserMG,2007, BarnettHY,1953, Filippidis
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I soggetti con emicrania assumono frequentemente farmaci a scopo profilattico e anlgesico, tra i quali una posizione di rilievo è quella dei triptani. L’azione vasocostrittiva dei triptani ha sollevato delle preoccupazione in merito al loro impiego in pazienti già caratterizzati da un’aumentata reattività vascolare ed un rischio di ictus lievemente aumentato, come gli emicranici con aura.
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L’emicrania è una patologia neurovascolare cronica caratterizzata da episodi di intensa cefalea, spesso associata a disturbi vegetativi In circa un quarto dei pazienti emicranici la crisi cefalalgica è preceduta da disturbi neurologici focali (aura emicranica) di natura transitoria (con durata normalmente di 20-30 minuti), più frequentemente visivi, sotto forma di scotomi scintillanti (emicrania con aura). La prevalenza dell’emicrania nella popolazione americana è del 25% circa nelle donne e dell’8% negli uomini.
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Le vasculiti sono caratterizzate da un processo infiammatorio della parete dei vasi sanguigni in grado di determinare processi steno/occlusivi del vaso o la formazione di aneurismi.[SalehA,2005, FriesJF,1990, JennetteJC,1994] Le vasculiti possano essere pertanto responsabili sia di eventi ischemici sia, più raramente e nelle fasi tardive, di tipo emorragico.
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La dissecazione dei vasi epiaortici (DAC) è responsabile del 20%-25% degli ictus ischemici giovanili.
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La prevalenza delle malattie mitocondriali nei pazienti con ictus non è nota, con percentuali variabili tra lo 0,8% in donne giovani di età compresa fra 15-45 anni,[HendersonGV,1997] e il 7,2% in pazienti con età inferiore a 19 anni.
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È il più comune difetto enzimatico del ciclo dell’urea ed è l’unico legato al cromosoma X (a trasmissione recessiva). Dovuta al deficit di ornitina transcarbamilasi (OTC), enzima presente nel ciclo dell’urea, si presenta nella donna in età adulta ma anche nell'uomo può avere un esordio tardivo (terza-quarta decade). Può svilupparsi improvvisamente, come un’encefalopatia iperammoniemica, in pazienti sottoposti ad importanti interventi chirurgici od essere associata ad infezioni intercorrenti.
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La malattia di Fabry, è una malattia lisosomiale dovuta al deficit dell’enzima a-galattosidasi A (a-Gal A), il cui gene è localizzato sul cromosoma Xq22. Il deficit enzimatico comporta un accumulo di glicosfingolipidi, in particolare del globotriosilceramide (Gb3), in molti tessuti, tra i quali il sistema nervoso, l’endotelio vascolare, il cuore, il rene, l’occhio ed il tratto gastrointestinale.
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Dal punto di vista cognitivo, nella demenza vascolare le funzioni esecutive, sottocorticali e frontali, possono essere compromesse in maniera precoce rispetto alla memoria. Tuttavia le definizioni correnti di demenza richiedono una compromissione "evidente" delle funzioni cognitive ed in particolare della memoria. Tutto ciò comporta che il paziente venga identificato come demente solo dopo che si sia verificato un danno sostanziale.
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Nei soggetti normonutriti si cerca innanzitutto di rendere ottimale l'alimentazione convenzionale per os.[289] È opportuno incoraggiare l'assunzione di alimenti sia attraverso la preparazione di piatti che incontrano le preferenze del paziente, sia con la presenza di familiari durante i pasti, la cura dell'ambiente e l'aiuto nell'alimentazione.[289, 318] Se neces
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I dati sul ruolo del sesso sulla prognosi funzionale non sono univoci, infatti esistono sia segnalazioni, anche se non molto recenti, sull’assenza di differenze funzionali sesso-correlate nel recupero post-ictale [46, 56, 61] sia lavori, in questo caso più recenti, che hanno osservato una peggiore prognosi funzionale nelle donne.[
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L'indicazione chirurgica nei soggetti con stenosi carotidea asintomatica resta ancora oggi senz'altro più discussa che nei pazienti con stenosi carotidea sintomatica, anche se notevole chiarezza è stata fatta con i dati dello studio ACAS. Tali dati hanno mostrato infatti un beneficio dell'EC in soggetti con stenosi carotidea uguale o superiore al 60% (valutata con il metodo NASCET) "asintomatici".
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L’aspirina sviluppa la sua azione antiaggregante piastrinica attraverso il blocco irrebersibile dell’enzima ciclossigenasi. Harrison e coll.
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Il calcolo del fabbisogno energetico dovrebbe teoricamente essere effettuato mediante la calorimetria indiretta che valuta la spesa energetica sulla base del consumo d'ossigeno e della produzione di anidride carbonica. Più semplicemente il fabbisogno energetico si calcola con il metodo fattoriale: il metabolismo di base (MB), predetto con le equazioni riportate in Tabella 11:VI, va moltiplicato per un fattore di correzione che considera o il livello di attività fisica e particolari condizione cliniche.
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Vi sono dati ottenuti da buoni studi di coorte.
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In passato studi sperimentali avevano dimostrato che gli estrogeni svolgono un’azione benefica a livello cardio e cerebrovascolare.[300] Tuttavia, recentemente, studi clinici randomizzati non hanno confermato i risultati degli studi epidemiologici.
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Mentre nel diabete di tipo 1 la terapia è sostitutiva con insulina esogena somministrata in dosi multiple durante la giornata, nel tipo 2 l'approccio terapeutico è più complesso. Sicuramente in entrambi i casi l'obiettivo terapeutico è rappresentato dal raggiungimento di un ottimale controllo metabolico.
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L'incidenza di tromboembolie nei pazienti con insufficienza cardiaca è stimabile fra 0,9% e 5,5% per anno (media 2% per anno), ma può risultare più elevata in rapporto alla gravità della disfunzione ventricolare sinistra, essendo grossolanamente proporzionale alla riduzione della frazione di eiezione, e alla presenza di fibrillazione atriale.[259] In particolare nello studio SAVE,[260] l’incidenza di ictus &eg
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Gli effetti degli alimenti sul rischio di ictus sono secondari alla combinazione dei diversi nutrienti e, in alcuni casi, alla presenza di molecole bioattive.
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Le relazioni tra il rischio di ictus da una parte ed i consumi di proteine animali o di carboidrati, indice glicemico e carico glicemico della dieta dall’altra, sono state prese in esame da un esiguo numero di studi prospettici e, allo stato attuale, non appaiono ben definite.
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Benché siano disponibili diversi algoritmi e carte per la valutazione del rischio di un primo ictus, difficilmente questi riescono a catturare la complessità delle interazioni fra i singoli fattori di rischio e i differenti effetti dei principali fattori una volta stratificati per età, genere, etnia e area geografica.
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I maschi mostrano un tasso di incidenza di 1,25 rispetto alle donne, ma poiché queste sopravvivono più a lungo, la mortalità annua per ictus vede prevalere il sesso femminile.
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I livelli plasmatici di lipoproteina (a) (Lp[a]) sono, almeno in parte, geneticamente determinati e al locus per l'apo(a) è attribuito il 40-73% della variabilità dei livelli ematici di Lp(a). I livelli plasmatici di Lp(a) sono più elevati nelle donne in menopausa e la somministrazione di estrogeni nella terapia ormonale sostitutiva è in grado di ridurli in modo significativo.[235] La lipoproteina (a) è risultata un fattore di rischio indipendente per cardiopatia ischemica.
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L'uso dei contraccettivi orali è correlato soprattutto alle forme ischemiche nelle donne dopo i 35 anni, fumatrici e con pregressa storia d'ipertensione (in queste ultime, rischio relativo fino a 10,6); sembra inoltre particolarmente elevato con i contraccettivi ad alto contenuto di estrogeni.[227]
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L'incidenza di ictus è fortemente correlata ai valori di pressione arteriosa, sia sistolica che diastolica. La recente revisione dei dati dello studio di Framingham e i dati provenienti dal Copenhagen City Heart Study dimostrano una maggiore incidenza di ictus nei pazienti ipertesi, sia sisto-diastolici che sistolici isolati.
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Per quanto riguarda le varie tipologie di ictus, solo pochi studi epidemiologici sono dettagliati; i dati italiani più affidabili sono riassunti in Tabella 4:VIII.
Nel registro de L’Aquila,[12] la frequenza percentuale delle diverse forme di ictus è così suddivisa (Figura 4-1):