La demenza vascolare è un fattore prognostico fortemente sfavorevole, presentando un aumento del tasso di mortalità sia rispetto alla popolazione generale sia in confronto a soggetti affetti da demenza degenerativa.
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La demenza vascolare è un fattore prognostico fortemente sfavorevole, presentando un aumento del tasso di mortalità sia rispetto alla popolazione generale sia in confronto a soggetti affetti da demenza degenerativa.
Nuovi studi epidemiologici dovrebbero valutare l'incidenza dell'ictus cerebrale in aree geografiche diverse raccogliendo anche dati sui principali fattori di rischio e sulle modalità di gestione dell'assistenza sanitaria. L'istituzione di registri di malattia in aree geografiche definite permetterebbe di reclutare numeri elevati di pazienti e di confrontare realtà socio-sanitarie diverse. Il reclutamento di vasti campioni di popolazione renderebbe anche possibile lo studio (ed il controllo) di fattori di esposizione rari.
Una campagna d’informazione sull’ictus cerebrale acuto rivolta alla popolazione generale ed in particolare ai gruppi di soggetti a maggior rischio è indicata mediante l’uso di mezzi di comunicazione di massa, riunioni con soggetti a rischio o gruppi di anziani, educazione di gruppi giovanili anche attraverso le scuole.
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La prevalenza aumenta in relazione all’età, raggiungendo valori, in studi internazionali basati su popolazione, tra 4,61 e 7,33 per 100 abitanti nei soggetti di età superiore a 65 anni.[5]
Il numero di soggetti che hanno avuto un ictus (dati sulla popolazione del 2001) e ne sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti, è calcolabile, in Italia, in circa 913·000.
Ogni anno si verificano in Italia (dati estrapolati dalla popolazione del 2001) circa 196·000 ictus, di cui l’80% sono nuovi episodi (157·000) e il 20% recidive, che colpiscono soggetti già precedentemente affetti (39·000).
Il tasso di prevalenza di ictus nella popolazione anziana (età 65-84 anni) italiana è del 6,5%, più alto negli uomini (7,4%) rispetto alle donne (5,9%).
Si prevede di sottoporre queste linee guida ad un periodo di conferma pratica di validità su un campione rappresentativo del territorio e della popolazione, con la collaborazione di medici specialisti, di matrice interventistica o chirurgica, e di medicina generale.
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Le risorse mediche sono limitate ogniqualvolta si configura una situazione – a livello locale o generale – in cui i servizi di cura e assistenza sono quantitativamente inferiori alle necessità massime prevedibili. Potrebbe essere introdotto anche il problema della qualità del servizio medico offerto, ma ciò esula dal contesto di questa discussione.
Sostanzialmente, quindi, le risorse mediche sono per definizione sempre limitate.
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A proposito degli screening di popolazione, implicitamente indicati come strumento di prevenzione primaria nella sezione precedente, si pone il problema bioetico generale di questo tipo di intervento di sanità pubblica. Sintetizzando le indicazioni etiche cui giunge un interessante documento elaborato dalla Consulta di Bioetica,[14] uno screening è eticamente accettabile quando: