Pierrel Research Italy
Via Alberto Falck, 15
20099 Sesto San Giovanni (MI)
Tel: +39 02 24134.260
Fax: +39 02 24862994
e-mail: info@spread.it
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La prima documentazione di una associazione significativa fra infezioni e malattia aterosclerotica deriva da uno studio condotto su un modello animale (pollo) in cui l’infezione da herpes virus risultava essere in grado di indurre lesioni aterosclerotiche nelle grandi arterie con un andamento simile a quello che si osservava quando gli animali erano infetti e supplementati con una dieta ricca di colesterolo.[Minick,1979] Studi successivi sempre in modelli animali hanno indicato che non solo l’i
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La flogosi può essere considerata come uno dei più importanti fra i nuovi fattori di rischio candidati per l’aterosclerosi. Diversi fattori infiammatori sono stati presi in considerazione negli ultimi anni. Alcuni di questi hanno meccanismi che si sovrappongono, importanti azioni sinergiche con il processo aterosclerotico o azioni complementari nello sviluppo della trombosi arteriosa.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Nonostante la complessità ed i possibili bias insiti negli studi di epidemiologia nutrizionale, l'evidenza complessivamente disponibile suggerisce l’effetto diretto di alcuni nutrienti ed alimenti sull’ictus, prevalentemente ischemico, nonché sui diversi meccanismi patogenetici implicati.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Il rapporto fra livelli di colesterolo e ictus è meno stretto e definito rispetto a quello che la colesterolemia ha con la cardiopatia ischemica. Diversi studi osservazionali negli ultimi anni hanno suggerito il ruolo del colesterolo come fattore di rischio per ictus. Inoltre, importanti studi di intervento hanno dimostrato che il decremento dei livelli di LDL colesterolo ottenuto con statine riduce il rischio di ictus.
Esistono dati preliminari sul danno cerebrale da embolizzazione "silente" nella fibrillazione atriale cronica. Si dovrebbero condurre studi epidemiologici per definire meglio la relazione tra fibrillazione atriale e demenza da danno cerebrale secondario ai microembolismi.
Nuovi studi epidemiologici dovrebbero valutare l'incidenza dell'ictus cerebrale in aree geografiche diverse raccogliendo anche dati sui principali fattori di rischio e sulle modalità di gestione dell'assistenza sanitaria. L'istituzione di registri di malattia in aree geografiche definite permetterebbe di reclutare numeri elevati di pazienti e di confrontare realtà socio-sanitarie diverse. Il reclutamento di vasti campioni di popolazione renderebbe anche possibile lo studio (ed il controllo) di fattori di esposizione rari.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Esistono dati preliminari [226] sul danno cerebrale da embolizzazione silente nella fibrillazione atriale cronica. È possibile che il legame fra la fibrillazione atriale e la demenza vascolare sia mediato, almeno in parte, da uno stato di ipercoagulabilità. In un recente studio [227] una serie di parametri emostatici sono stati misurati in una coorte osservazionale di pazienti fibrillanti.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
L’incremento della vita media, il controllo dei fattori di rischio ed il miglioramento dell’assistenza sanitaria hanno modificato incidenza, prevalenza e mortalità dell’ictus cerebrale.[Feigin,2003] L’ipertensione resta il principale fattore di rischio controllabile dell’ictus ed il suo trattamento è efficace nel ridurne l’insorgenza.[Bejot,2007] Tuttavia il prolungamen
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
La trombosi delle vene cerebrali consegue normalmente all'occlusione trombotica del seno in cui confluisce ma sono descritti anche casi di trombosi isolata di vene corticali.[AmeriA,1992, FerroJM,2004, BousserMG,2007, BarnettHY,1953, Filippidis
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Nella programmazione dell'assistenza al soggetto sopravvissuto ad ictus l'identificazione dei fattori prognostici è di fondamentale importanza per realizzare una corretta selezione dei pazienti destinati alle diverse modalità di assistenza riabilitativa.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
L'indicazione chirurgica nei soggetti con stenosi carotidea asintomatica resta ancora oggi senz'altro più discussa che nei pazienti con stenosi carotidea sintomatica, anche se notevole chiarezza è stata fatta con i dati dello studio ACAS. Tali dati hanno mostrato infatti un beneficio dell'EC in soggetti con stenosi carotidea uguale o superiore al 60% (valutata con il metodo NASCET) "asintomatici".
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Un altro punto critico nella gestione ottimale dell'ictus acuto è il mantenimento di una adeguata ossigenazione tessutale.[18] L'ipossia, promuovendo il metabolismo anaerobico e la deplezione delle riserve energetiche, ostacola il potenziale recupero della zona di penombra ischemica aggravando l'estensione dell'area infartuata e peggiorando la prognosi.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Nel corso degli anni, soprattutto recenti, sono stati messi a punto e, spesso, validati dei modelli prognostici che fossero predittivi dell'esito di un ictus. I modelli più utili e più comunemente utilizzabili sono quelli che prescindono totalmente dai risultati di indagini strumentali che possono non essere ovunque disponibili (p.e.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
In passato studi sperimentali avevano dimostrato che gli estrogeni svolgono un’azione benefica a livello cardio e cerebrovascolare.[300] Tuttavia, recentemente, studi clinici randomizzati non hanno confermato i risultati degli studi epidemiologici.
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Analogamente all'ictus ischemico e con andamento simile, l'età rappresenta il principale fattore di rischio non modificabile dell'emorragia cerebrale.[19] Fattori razziali determinano differenze nell'incidenza sia delle emorragie intraparenchimali sia delle emorragie subaracnoidee, che risultano più frequenti nelle popolazioni asiatiche, in quelle latino-americane e nei soggetti di origine afro-americana.[20,
Mostra le sintesi e raccomandazioni per questo paragrafo
Per quanto riguarda le varie tipologie di ictus, solo pochi studi epidemiologici sono dettagliati; i dati italiani più affidabili sono riassunti in Tabella 4:VIII.
Nel registro de L’Aquila,[12] la frequenza percentuale delle diverse forme di ictus è così suddivisa (Figura 4-1):
Gli studi epidemiologici hanno individuato molteplici fattori che aumentano il rischio di ictus. Alcuni di questi fattori non possono essere modificati, principalmente l’età, ma costituiscono tuttavia importanti indicatori per definire le classi di rischio. Altri fattori possono essere modificati con strategie non farmacologiche o farmacologiche. Il loro riconoscimento costituisce la base della prevenzione sia primaria sia secondaria dell’ictus.