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Pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati dello studio ARISTOTELE (Apixaban for Reduction in Stroke and Other Thromboembolic Events in Atrial Fibrillation triaL) (N Engl J Med 2011. DOI: 10.1056/NEJMoa1107039).
Un’analisi secondaria predefinita dei dati dello studio ROCKET AF dimostra che, nei pazienti con fibrillazione atriale con precedente ictus o attacco ischemico transitorio, il rivaroxaban è efficace nella prevenzione delle recidive di ischemiche cerebrali. Questi risultati sono stati presentati alla XX European Stroke Conference dal professor Werner Hacke, membro delle Steering Committee dello studio e Direttore del Dipartimento di Neurologia dell’Università di Heidelberg in Germania.
Il National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS) ha interrotto lo studio clinico che stava valutando, nei pazienti con stenosi sintomatica delle arterie intracraniche, la superiorità dell’angioplastica con stenting in associazione a terapia medica aggressiva rispetto alla sola terapia medica aggressiva.
Sono stati presentati i risultati dello studio ROCKET-AF (AHA Scientific Sessions, Chicago 13-17 novembre 2010). Scopo dello studio era di confrontare l’efficacia di rivaroxaban rispetto a warfarin nella prevenzione di ictus o embolia non cerebrale in pazienti con fibrillazione atriale ad alto rischio. Nello studio sono stati randomizzati 14.264 pazienti in 45 paesi.
Sono stati pubblicati, sul New England Journal of Medicine (N Engl J Med 2011;364:928-38), i risultai dello studio ACTIVE I (Atrial Fibrillation Clopidogrel Trial with Irbesartan for prevention of Vascular Events) il cui scopo era di valutare se la terapia con irbesartan fosse in grado di ridurre l’incidenza di eventi cardiovascolari in pazienti con fibrillazione atriale.
Il cilostazolo è un inibitore selettivo della fosfodiesterasi di tipo 3 che ha un’azione sia antiaggregante che vasodilatatoria. Una metanalisi Cochrane mostra che il cilostazolo appare superiore all’aspirina nella prevenzione secondaria di ulteriori eventi vascolari (Cochrane Database Syst Rev. 2011 Jan 19;1:CD008076).
Lo scopo dello Scandinavian Candesartan Acute Stroke Trial (SCAST) è stato di valutare se un’accorta riduzione dei valori di pressione arteriosa dopo ictus cerebrale sia di beneficio ai pazienti con ictus ischemico ed emorragico in fase acuta (Lancet 2011;377:741–50).
Sono stati pubblicati i risultati dello studio AVERROES (Apixaban Versus Acetylsalicylic Acid to Prevent Stroke in Atrial Fibrillation Patients Who Have Failed or Are Unsuitable for Vitamin K Antagonist Treatment), uno studio randomizzato, in doppio cieco, in cui 5.599 pazienti con fibrillazione atriale e ad elevato rischio di ictus, nei quali la terapia con antagonisti della vitamina K non era praticabile, sono stati trattati con apixaban (5 mg x 2 die), un nuovo inibitore del fattore Xa, o con aspirina (81-324 mg die) (10.1056/NEJMoa1007432). Il follow-up medio è stato di circa un anno.
Un recente studio randomizzato in doppio cieco ha mostrato che il trattamento con fluoxetina al dosaggio di 20 mg/die in aggiunta alla fisioterapia è in grado di migliorare l’outcome funzionale in paziente con ictus moderato-severo (Lancet Neurol 2011; 10: 123–30).
Una recente Call to Action dell’American Heart Association sottolinea la necessità di pianificare ed attuare delle strategie per ridurre l’apporto alimentare di sodio e migliorare in tal modo la prevenzione delle patologie cardiovascolari (Circulation 2011;123: DOI: 10.1161/CIR.0b013e31820d0793).
I risultati di una metanalisi pubblicata sul British Medical Journal (BMJ 2011;342:c7086) indicano che i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) aumentano il rischio cardiovascolare. In realtà, l’associazione tra FANS ed aumento del rischio cardiovascolare era già nota, quello che emerge da questa metanalisi è l’entità notevole dell’incremento del rischio (2-4 volte maggiore in chi assume FANS rispetto a chi non l’assume) anche se va considerato che i soggetti inclusi negli studi analizzati assumevano dosi piuttosto elevate di FANS.
Sono state pubblicate le linee guida dell’American College of Cardiology Foundation/American Heart Association Task Force on Practice Guidelines sulla fibrillazione atriale (Circulation. 2011;123:104-123) che riportano novità di estrema importanza rispetto alle precedenti linee guida del 2006. In sintesi le novità sono:
L’attivazione del sistema renina-angiotensina riveste un ruolo importante nella patogenesi dell’iper
Sono stati presentati i risultati dello studio CLOSURE-I (AHA Scientific Sessions, Chicago 13-17 novembre 2010).
Sono disponibili le nuove linee guida dell’American Heart Association/American Stroke Association sulla gestione dei pazienti con emorragia cerebrale (Stroke 2010;41: in press).
Rispetto alla precedente, la nuova edizione riporta raccomandazioni aggiuntive o modificazioni di precedenti raccomandazioni.Le nuove raccomandazioni di classe I includono:
Mentre studi preliminari di piccole dimensioni avevano suggerito che lo stenting carotideo fosse equivalente o anche superiore all’endarterectomia per il trattamento della stenosi carotidea sintomatica, i grandi trial clinici condotti in seguito hanno fallito nel dimostrare la non inferiorità dello stenting o hanno mostrato che lo stenting si associa ad un maggior rischio di complicanze.
Dieci fattori di rischio sono associati al 90% del rischio di ictus cerebrale. Il dato emerge da uno studio prospettico caso-controllo, condotto in 22 paesi, ed in cui sono stati inclusi 3.000 pazienti con ictus cerebrale e 3.000 controlli (Lancet, Published Online June 18, 2010; DOI:10.1016/S0140-6736(10)60834-3).
Ancora dati in favore dell’endoarterectomia carotidea rispetto allo stenting dall’International Carotid Stenting Stduy (ICSS). Una sub-analisi dello studio mostra infatti un maggior carico di lesioni cerebrali a seguito della procedura di stenting rispetto all’endoarterectomia.
Lo studio Cilostazol Stroke Prevention Study II (CSPS II) mostra che la terapia con cilostazolo rispetto all’aspirina (81 mg/die) è in grado di determinare una riduzione significativa del rischio relativo di ictus cerebrale pari al 26% circa. Inoltre, rispetto all’aspirina, il cilostazolo si caratterizza per un miglior profilo in termini di sicurezza associandosi ad una riduzione del rischio di emorragie del 54%. La riduzione del ischio emorragico, nel CSPS II, era particolarmente evidente nei pazienti inclusi nello studio per un ictus di tipo lacunare.
Un’altra evidenza negativa relativamente alla possibilità che una riduzione dei valori di omocisteina possa avere effetti favorevoli sulla prevenzione secondaria cardiovascolare. Lo studio VITAmin TO Prevent Stroke (VITATOPS), presentato da G.J. Hankey, ha mostrato che la terapia con vitamine del gruppo B, pur essendo in grado di ridurre i valori di omocisteina, non è in grado di prevenire ulteriori eventi in pazienti con recente TIA o ictus.
Sono stati presentati, da N. Wahlgren, i dati europei del registro SISTS relativi al periodo successivo alla pubblicazione dello studio ECASS III ed ai dati del SITS-ISTR che avevano mostrato evidenze a favore della possibilità di estendere la finestra terapeutica per la trombolisi endovenosa fino a 4,5 ore. I dati presentati indicano che i due studi hanno realmente cambiato la pratica clinica.
La terapia ormonale sostitutiva è impiegata per la gestione dei disturbi che si verificano in rapporto alla menopausa. Tuttavia, mentre gli studi osservazionali hanno suggerito che la terapia ormonale sostituiva può avere un ruolo protettivo in ambito cardiovascolare, i trial clinici indicano invece che tale terapia si associa con un aumento del rischio di ictus.
Una metanalisi condotta sui dati di pazienti con ictus cerebrale ischemico in fase acuta inclusi in 8 trial clinici fornisce nuove informazioni sull’impiego dell’alteplase (Lees et al. Time to treatment with intravenous alteplase and outcome in stroke: an updated pooled analysis of ECASS, ATLANTIS, NINDS, and EPITHET trials. The Lancet 2010 vol. 375 pp. 1695-1703).
E’ stata pubblicata su Circulation (2010;121:1838 –1847) una metanalisi concernente il ruolo dei fattori trombofilici nell’insorgenza dell’ictus cerebrale in età pediatrica (dalla nascita ai 18 anni di età). Per la rarità della condizione, ottenere dati affidabili da singoli studi è molto difficoltoso per cui le metanalisi possono offrire evidenze più robuste. Nello studio sono stati analizzati i dati di 1.764 pazienti (1.526 con ictus ischemico arterioso e 238 con trombosi dei seni venosi cerebrali) e 2.799 soggetti di controllo.
L’InternationalCarotidStentingStudy(ICSS) è uno studio multicentrico internazionale, in cui pazienti con stenosi carotidea recentemente sintomatica sono stati randomizzati al trattamento con endarterectomia o stenting (Lancet 2010;375:985-97).
Il numero 9718 della rivista Lancet pubblicato il 13 marzo 2010 contiene 3 articoli sull’ipertensione e l’ictus cerebrale. Anche se l’ipertensione arteriosa rappresenta il più comune tra i fattori di rischio trattabili per ictus cerebrale, i meccanismi attraverso i quali può determinare danno d’organo ed eventi vascolari non sono del tutto noti.