Nei pazienti con fibrillazione atriale che non possono assumere terapia anticoagulante orale per motivi diversi dall'elevato rischio emorragico è indicato il trattamento con clopidogrel 75 mg/die e ASA da 75 a 100 mg/die.
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Nei pazienti con fibrillazione atriale che non possono assumere terapia anticoagulante orale per motivi diversi dall'elevato rischio emorragico è indicato il trattamento con clopidogrel 75 mg/die e ASA da 75 a 100 mg/die.
Nei pazienti con ictus emorragico durante il trattamento anticoagulante orale, è indicato riprendere la cura anticoagulante entro le tre settimane, nei casi ad elevato rischio trombo embolico, oppure attendere la decima settimana per i casi con prevalente rischio embolico e la trentesima settimana per i casi con prevalente rischio emorragico.
Nella revisione Cochrane del 2011, relativa a 2 studi su 3477 pazienti asiatici, quelli trattati con cilostazolo avevano un minor rischio di eventi vascolari globali (NNT 38)ed un più basso rischio di ictus emorragico e di eventi avversi (NNT 66 e 31). Sono necessari nuovi studi per valutare la possibilità che il cilostazolo sia ugualmente efficace anche in soggetti di razza non asiatica.
Le placche presenti a livello dell’arco aortico sono un predittore importante nell’insorgenza di stroke.
Nei pazienti con recidiva di ictus o TIA associato a FOP, in presenza di trattamento con ASA o con TAO, dopo una rivalutazione multidisciplinare del caso e in accordo con il paziente è indicata la chiusura del PFO.
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Farmaci attivi verso placebo |
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studio |
arruolati |
farmaci |
PA |
Ictus/altro | |||||
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Rischio tromboembolico |
Protesi valvolari e TA |
Fibrillazione atriale |
Tromboembolia venosa |
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ALTO
Rischio annuale TA> 10% |
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Rischio emorragico |
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Chirurgia che non necessita di sospensione TAO (INR 2-3) |
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Chirurgia dentale (uso di tecniche di emostasi adeguate e acido tranexanico) |
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La recidiva di ictus ischemico durante il trattamento anticoagulante pretende una ridiscussione della patogenesi della ischemia cerebrale alla ricerca di cause arteriosclerotiche extra ed intracraniche. Bisogna verificare che non continuino l’assunzione di fumo, alcol e droghe e si devono controllare al meglio la glicemia, l’iperlipidemia e l’ipertensione arteriosa
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Le stenosi arteriose intracraniche sono responsabili del 8-10% degli stroke e il rischio di recidiva sta tra il 10 e 50%. [ThijsVN,2000] La terapia medica riduce il rischio di recidive dal 10 al 24%. Lo studio WASID, randomizzato, in doppio cieco, multicentrico e sponsorizzato dal NINDS, di confronto tra ASA e warfarin, ha studiato 569 pazienti con TIA o minor stroke e dimostrata stenosi di arterie intracraniche. Sono stati confrontati i trattamenti con ASA 1300 mg/die e warfarin con INR normalizzato tra 2-3.
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Le placche aterosclerotiche dell'aorta toracica sono state riconosciute come causa importante di ictus ed embolia periferica. La prevalenza di ateromi aortici nei pazienti con ictus è di circa 21%-27%. [DiTullioMR,1996] L'ecografia transesofagea (ETE) è la metodica d'elezione per studiare le placche aortiche, mentre la TC, la RM e l'ultrasonografia epiaortica perioperatoria possono essere considerate metodiche complementari.
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Studi epidemiologi hanno dimostrato come i soggetti con arteriopatia periferica presentino un rischio relativo di morte per eventi maggiori cardiovascolari (ictus ischemico e infarto) 2-3 volte superiore rispetto ai soggetti della stessa età senza arteriopatia. [WeitzJI,1996]
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L'ictus e l'infarto miocardico condividono un processo fisiopatologico in gran parte comune, l'aterotrombosi, e questo concetto è rinforzato dal fatto che entrambe le patologie condividono fattori di rischio in gran parte simili. Tra l'altro la cardiopatia ischemica rappresenta la più frequente causa di morte dei pazienti con patologia cerebrovascolare, non tanto nell'immediato periodo dopo l'evento cerebrale quanto piuttosto a distanza.
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Circa il 10% dei pazienti con stroke ischemico hanno una frazione di eiezione del ventricolo sinistro ≤30%. [PullicinoPM,2000] Tra i fattori di aumentato rischio tromboembolico nella cardiomiopatia dilatativa ricordiamo la disfunzione ventricolare sinistra, la presenza di trombo ventricolare sinistro e la pregressa tromboembolia. Esiste un consenso riguardo alle indicazioni alla TAO nella cardiomiopatia dilatativa in presenza di FA, trombo ventricolare sinistro o pregresso evento tromboembolico.
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Il forame ovale pervio è un reperto di riscontro comune, riportato nel 15-25% della popolazione generale.[MeissnerI,2006; PettyGW,2006; DiTullioMR,2007]
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Nei pazienti con ictus e FANV non è raro riscontrare lesioni carotidee congruenti con l'emisfero cerebrale colpito. L'incidenza di stenosi carotidea ipsilaterale nei pazienti con ictus e FANV è stimata intorno al 15%. Nel singolo paziente può essere difficile stabilire l'eziologia cardioembolica o carotidea responsabile dell'ictus.
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Tutte le LG concordano sull’utilità di ridurre i valori glicemici e quelli della pressione arteriosa nei diabetici, per prevenire le complicanze circolatorie a livello cardiaco e cerebrale. Tre studi di controllo severo dei valori glicemici e di quelli dell’emoglobina glicosilata nel totale di 23.182 casi con manifestazioni cardiocircolatorie o associazione di altri fattori di rischio (ACCORD; ADVANCE; Veterans Affair Diabetes Trial) hanno concluso per l’inutilità di raggiungere target troppo severi.
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Studi epidemiologici non hanno sinora dimostrato in modo definitivo una relazione chiara tra colesterolemia e ictus, emergono tuttavia evidenze dai trial clinici su l’efficacia delle statine nei pazienti coronaropatici nel ridurre l’incidenza di ictus. Una metanalisi su più di 90000 pazienti, prevalentemente coronaropatici, randomizzati in 26 trial randomizzati , il trattamento con statine ha ridotto il rischio di ictus del 21% verso placebo (OR, 0,79; 95% CI 0,73-0,85).
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Fra il 1970 e il 1995, 4 studi hanno valutato gli effetti della terapia antipertensiva nella prevenzione secondaria delle recidive di ictus.
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Particolare attenzione si è data, negli ultimi tempi, all’emorragia in pazienti che assumevano terapia anticoagulante od antiaggregante, dato il progressivo aumento nell’uso di tali farmaci. Secondo [HartRG,2005], in termini di rischio assoluto, mentre la percentuale di emorragie intracraniche spontanee tra i soggetti di 70 anni sarebbe dello 0.15% per anno, in quelli che seguivano una terapia anticoagulante con il Warfarin con un valore di INR tra 2 e 3, la stessa aumenterebbe a 0.3-0.8% per anno.
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Nella maggior parte dei pazienti con fibrillazione atriale è stato dimostrato che la terapia anticoagulante orale con antagonisti della vitamina K è in grado di ottenere il miglior effetto protettivo verso l'ictus.
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In mancanza di studi specifici sulla modalità terapeutica da usare in caso di fallimento della protezione con antiaggreganti non esistono raccomandazioni. Alcuni autori hanno usato il passaggio agli anticoagulanti, altri hanno consigliato la chirurgia in caso di carotide stenotica. Pur in mancanza del sostegno di studi RTC molti clinici consigliano l’aumento della dose di ASA o l’associazione con il dipiridamolo.
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Anche per il clopidogrel sono possibili vari meccanismi alla base della resistenza:
a. competizione o interazione con altri farmaci; [LauWC,2003]
b. stretta relazione con l'attività del citocromo epatico P450 3A4 che trasforma il clopidogrel nel metabolita attivo; [LauWC,2004]
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Da almeno 20 anni vari studi si è evidenziato il cosiddetto "problema della resistenza all'ASA" [HelgasonCM,1994] , [GrundmannK,2003] in quanto, attraverso metodiche di laboratorio, alcuni pazienti nonostante la terapia, mostrano nelle indagini di laboratorio una insufficiente inibizione della funzione piastrinica.
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La recidiva di ictus in corso di trattamento antiaggregante può avere le diverse ragioni sottoelencate
AHA-ACC Guidelines for Pharmacologic management of claudication. N Engl J Med 2007;356:12
Recurrent cerebral ischemia in medically treated patent foramen ovale. A meta-analysis. Almekhalfi MA, Wilton SB, Rabi DM, Ghali WA, Lorenzetti DL, Hill MD, Neurology 2009;73:89-97
Amarenco P, Labreuche J. Lipid management in the prevention of stroke:review ab updated meta-analysis of statins for stroke prevention. Lancet Neurol 2009;8:453-463
Yusuf S, Diener HC, Sacco RL et al. Telmisartan to prevent recurrent stroke and cardiovascular events. N Engl J Med 2008;359:
Trenkwalder P, Elmfeldt D, Hofman A et al. The study on cognition and prognosis in elderly (SCOPE). Major cardiovascular events and stroke in subgroups of patients. BLOOD PRESS 2005;14:31-37
Connolly SJ, Ezekowitz MB, Phil D et al. Dabigatran versus warfarin in patients with atrial fibrillation. N Engl J Med 2009;361.
Patrono C, Baigent C, Hirsh J, Roth G. Antiplatelet drugs. American college of chest physicians. Evidence-based clinical practice guidelines (8th edition) CHEST 2008;133:1995-2335
Halkes PHA, Gray LJ, Bath PMW.et al. Dipyridamole plus aspirin versus aspirin alone in secondary prevention after TIA or stroke: a metanalysis by risk. J Neurol Neurosurg Psychiatry 2008;79:1218-1223
Sacco RL. Diener HC, Yusuf S. et al. Aspirin and extended-release dipyridamole versus clopidogrel for recurrent stoke. N Engl J Med 2008;359
Yukito S, Katsuya N, Torhu S. et al Sarprogelate-aspirin comparative clinical study for efficacy and safety in secondary prevention of cerebral infarction (S:ACCESS), A randomaized double-blind aspirin-controlled trial. Stroke 2008;39:1827-1833
Huang Y, Chen Y, Jiang WU et al behalf of cilostazol versus aspirin for secondary ischaemic stroke prevention (CASISP) cooperation investigators. Cilostazol as an alternative to aspirin after ischaemic stroke: a randomised, double-blind, pilot-study. Lancet Neurol 2008;7: 494-499
L'associazione ASA 50 mg/die più dipiridamolo a lento rilascio 400 mg/die è più efficace (NNT=100) di ASA da sola ma somministrata a dosi inferiori ai 75 mg/die, quindi è indicata nei TIA e nell'ictus ischemico non cardioembolico
Lo studio MATCH, su pazienti con TIA o ictus ischemico che, oltre all’evento indice, dovevano presentare precedenti ischemici miocardici o cerebrali o periferici o diabete, ha dimostrato che l’associazione di ASA e clopidogrel, pur riducendo gli eventi ischemici, determina dopo tre mesi di terapia un aumento delle complicanze emorragiche maggiori e a rischio per la vita.
Lo studio CHARISMA ha concluso che non si ha significativo beneficio, ma neppure differenze di rischio, dalla terapia di associazione di clopidogrel e ASA nella prevenzione degli eventi aterotrombotici.