L’impiego routinario di protocolli di addestramento ripetitivo e/o intensivo dell’arto superiore ai fini del recupero funzionale non è indicato.
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L’impiego routinario di protocolli di addestramento ripetitivo e/o intensivo dell’arto superiore ai fini del recupero funzionale non è indicato.
L’impiego di protocolli di allenamento intensivo in aggiunta alla restrizione d’uso dell’arto superiore sano (cosiddetta Constraint-induced movement therapy – CIMT) è indicato in soggetti selezionati, con residua capacità di estensione delle dita di almeno 10° ed esenti da deficit cognitivi o dell’equilibrio. La somministrazione di protocolli CIMT è riservata a operatori opportunamente addestrati .
Nei pazienti con fibrillazione atriale che non possono assumere terapia anticoagulante orale per motivi diversi dall'elevato rischio emorragico è indicato il trattamento con clopidogrel 75 mg/die e ASA da 75 a 100 mg/die.
Per la prevenzione delle trombosi venose profonde in pazienti a rischio elevato (pazienti plegici e con alterazione dello stato di coscienza e/o obesi e/o con pregressa patologia venosa agli arti inferiori) è indicato l’uso di eparina a dosi profilattiche (eparina calcica non frazionata 5•000 UIx2 o eparine a basso peso molecolare nel dosaggio suggerito come profilattico per le singole molecole) da iniziare al momento dell’ospedalizzazione.
L'ASA alle dosi di 300 mg/die è indicato come terapia di prevenzione secondaria precoce dopo un ictus cardioembolico in tutti i casi nei quali la terapia anticoagulante è controindicata o non possa essere adeguatamente monitorata al momento della dimissione.
L’uso di aspirina 100 mg a dì alterni per la prevenzione primaria dell’ictus può essere indicato per le donne quando il beneficio è sufficientemente elevato rispetto al rischio derivante dal trattamento.
Nel paziente con fibrillazione atriale non valvolare che non può assumere anticoagulanti orali e che non presenta elevato rischio emorragico o di cadute è indicata la terapia con l’associazione di ASA (75-100 mg/die) e clopidogrel (75 mg/die).
Nei soggetti nei quali persiste un disturbo aprassico dopo la fase acuta, è indicato attuare un programma di trattamento riabilitativo specifico per l'aprassia bucco-facciale o per le diverse forme di aprassia che interessano gli arti.
È sempre indicato attivare un programma di riabilitazione precoce dell'arto superiore paretico entro i primi tre mesi dall’esordio dell’ictus.
È indicato promuovere procedure che possano condurre ad una precoce presa in carico riabilitativa del paziente con stroke affinchè possano essere effettuate in modo tempestivo mobilizzazione passiva, raggiungimento della sezione seduta e progressiva verticalizzazione. È inoltre utile a stimolare ed incoraggiare il paziente con ictus alla partecipazione alle attività quotidiane.
È indicato che la riabilitazione del paziente geriatrico con ictus sia coadiuvata da un processo di valutazione multidimensionale geriatrica.
Nel soggetto con malnutrizione proteico-energetica e protratta ed insufficiente assunzione dietetica, è indicato considerare la nutrizione per mezzo di sondino naso-gastrico o gastrostomia percutanea endoscopica (PEG).
Lo stenting carotideo, con adeguati livelli di qualità procedurale e adeguata protezione cerebrale se non controindicata nel singolo caso, a parità di rischio di complicanze gravi perioperatorie, è da preferire all'endoart
è indicato ridurre l’apporto di sale nella dieta a non oltre i 5grammi di sale (1.8 grammi di sodio) al giorno.
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Il trattamento chirurgico dell'emorragia cerebrale non è indicato in caso di piccole emorragie intracerebrali (<10 cm3) o di deficit minimi;
è indicato per i consumatori abituali di bevande alcoliche limitare l’assunzione di alcool a non più di due bicchieri di vino al giorno (o quantità di alcool equivalenti) nei maschi e a un bicchiere nelle donne non in gravidanza, preferibilmente durante i pasti principali, in assenza di controindicazioni metaboliche.
È indicato che il progetto riabilitativo comprenda interventi per migliorare la forma cardiovascolare.
È indicato consigliare esercizi di rinforzo a resistenza progressiva per migliorare le prestazioni motorie dopo ictus.
È indicato incoraggiare i pazienti che hanno avuto un ictus e che in precedenza lavoravano, a ritornare, se le condizioni del recupero lo permettono, alla loro occupazione. Se necessario, il paziente dovrebbe poter disporre di una valida consulenza in merito alle varie possibilità di reinserimento professionale.
È indicato valutare la necessità di ausili sulla base del progetto riabilitativo individuale. Gli ausili dovrebbero essere forniti prima possibile anche in base alle necessità e aspettative del paziente e della famiglia.
Nei primi giorni dopo l'ictus è indicata una tempestiva valutazione del rischio di aspirazione, da parte di personale addestrato.
In presenza di un disturbo della deglutizione è opportuno l'intervento di un logopedista e l'adozione di misure idonee da parte del team assistenziale.
È indicato che il trattamento logopedico sia condotto secondo l'approccio ritenuto più appropriato sulla base delle caratteristiche del paziente e delle competenze degli operatori.
In presenza di disturbi del linguaggio è indicata la presa in carico logopedica al fine di garantire una dettagliata valutazione ed un trattamento adeguato.
Durante tutta la degenza ospedaliera sono indicati il posizionamento (igiene posturale) e la mobilizzazione segmentaria degli arti del paziente con ictus, per ridurre il rischio individuale delle più frequenti complicanze (contratture, infezioni delle vie respiratorie, spalla dolorosa e decubiti). Inoltre è raccomandato un precoce screening delle competenza deglutitorie, dello stato cognitivo ed il calcolo del punteggio alla scala di Rankin al fine di ridurre il rischio di polmoniti nei pazienti con stroke..
È indicato fornire informazioni che tengano conto dei bisogni di ogni persona; tali informazioni devono essere disponibili per i pazienti e le loro famiglie nelle modalità più agevoli per comprenderle. Per facilitare l'assistenza, ai soggetti malati ed a chi li assiste dovrebbero essere offerti programmi educativi che facilitino la collaborazione nelle azioni di recupero.
Entro un anno dall'ictus è indicata una valutazione dei pazienti che vivono a casa, da parte di un team multidisciplinare, per l'eventuale riprogrammazione di un piano di trattamento riabilitativo.
Non è indicato considerare età avanzata e gravità clinica tra i fattori di esclusione per un trattamento riabilitativo ospedaliero.
È indicato effettuare la riabilitazione intensiva in una rete appositamente organizzata, che comprenda sia strutture ospedaliere che particolari strutture assistenziali extraospedaliere comunque dotate di specificità.
L’eco-Doppler dei tronchi sovraortici, purché validato, è indicato come unico esame prima della chirurgia della carotide nel paziente con TIA o ictus minore verificatosi entro l’ultima settimana e con stenosi carotidea congrua superiore a 70% (equivalente a metodo NASCET).
È indicato eseguire oltre all’ecocolorDoppler dei tronchi sovraortici anche una angio-RM con mezzo di contrasto oppure, in mancanza di questa, un’angio-TC, purché validata, nel paziente:
L'eco-Doppler dei tronchi sovraortici, purché validato e quindi di affidabilità controllata, è indicato quale esame di primo impiego allo scopo di selezionare i pazienti candidati alla chirurgia della carotide.
Nei pazienti con ictus o TIA embolico associato a fibrillazione atriale non valvolare che non possono essere sottoposti alla terapia anticoagulante orale è indicato il trattamento con ASA 325 mg/die.
Nei pazienti con ictus o TIA è indicato l’uso dell’ACE-inibitore perindopril, associato al diuretico indapamide, o il sartanico eprosartan, per ottenere un’adeguata riduzione pressoria e la prevenzione di nuovi eventi cerebrovascolari.
Nei pazienti con pregresso ictus o TIA è indicato il miglior controllo possibile dell’ipertensione arteriosa usando preferibilmente farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina, calcio antagonisti e diuretici.
L'associazione di ASA e clopidogrel non è indicata per la prevenzione delle recidive di ictus ischemico, perchè comporta un aumento dei rischi emorragici senza aumento dei benefici presumibili.
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Per migliorare la prescrizione delle misure preventive della recidiva di ictus è indicato l’utilizzo di supporti computerizzati sul tipo dei promemoria.
Per migliorare l’implementazione delle misure di prevenzione secondaria dell’ictus è indicato adottare procedure di audit.
Nei soggetti con disfagia persistente post ictus e se è ipotizzabile una durata superiore a due mesi, entro 30 giorni è indicato prendere in considerazione il ricorso alla PEG (gastrostomia percutanea endoscopica), da praticarsi non prima di 4 settimane dall’evento.
Nel soggetto affetto da ictus in fase acuta la terapia nutrizionale artificiale di scelta è rappresentata dalla nutrizione enterale.
È indicato iniziare il trattamento di nutrizione enterale precocemente e comunque non oltre 5-7 giorni nei pazienti normonutriti e non oltre le 24-72 ore nei pazienti malnutriti.
Nei pazienti in cui è possibile l’alimentazione per os, non è indicata l’utilizzazione routinaria di integratori dietetici, in quanto non associata ad un miglioramento della prognosi. L’utilizzazione di integratori dietetici deve essere guidata dai risultati della valutazione dello stato nutrizionale ed è indicata in presenza di malnutrizione proteico-energetica.
In pazienti con idrocefalo secondario ad emorragia cerebrale i cateteri esterni di derivazione ventricolare non vanno mantenuti oltre i 7 giorni.
In pazienti con fibrillazione atriale non valvolare è indicata la terapia anticoagulante orale (TAO), mantenendo i valori di INR tra 2 e 3.
Il trattamento anticoagulante con eparina non frazionata o eparina a basso peso molecolare è indicato in pazienti con trombosi dei seni venosi.
Agli effetti della prevenzione primaria dell’ictus, il trattamento dell’ipercolesterolemia con le statine, in aggiunta alle modifiche degli stili di vita, è indicato nei pazienti coronaropatici o in presenza di altre comorbidità ad alto rischio, quali ad esempio il diabete.
Nel paziente con fibrillazione atriale associata a valvulopatia è indicata la terapia anticoagulante mantenendo un INR 2-3 indipendentemente da altri fattori di rischio.
Lo svolgimento di una regolare attività fisica è indicato per la prevenzione dell’ictus.*
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*GPP 10.1.1.1.3 Nota di dissenso metodologico
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