In presenza di disartria è indicato il trattamento logopedico finalizzato all’incremento dell’ intelligibilità dell’eloquio, ove ciò non avvenga, all’insegnamento di tecniche di comunicazione aumentativa alternativa.
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In presenza di disartria è indicato il trattamento logopedico finalizzato all’incremento dell’ intelligibilità dell’eloquio, ove ciò non avvenga, all’insegnamento di tecniche di comunicazione aumentativa alternativa.
Nei pazienti con ictus emorragico durante il trattamento anticoagulante orale, è indicato riprendere la cura anticoagulante entro le tre settimane, nei casi ad elevato rischio trombo embolico, oppure attendere la decima settimana per i casi con prevalente rischio embolico e la trentesima settimana per i casi con prevalente rischio emorragico.
La doppia terapia antiaggregante piastrinica, in assenza di controindicazioni, è indicata prima e dopo lo stenting carotideo per almeno 3 mesi. La terapia con statina e il controllo della pressione arteriosa con eventuale terapia antiipertensiva sono indicati prima e dopo la procedura di stenting o di endoarteriectomia carotidea.
Nei pz con emorragia cerebrale in trattamento anticoagulante è indicata una rapida correzione dell’emostasi che si ottiene a seconda della terapia anticoagulante in corso con:
solfato di protamina in pazienti in trattamento con eparina ev o sc;
plasma fresco congelato o concentrati di complesso protrombinico associati con vitamina K ev in pazienti in terapia con anticoagulanti orali
GPP: il gruppo SPREAD raccomanda il complesso protrombinico per la maggiore rapidità d'azione, il minor volume infuso e l’assenza di trasmissione di virus
In pazienti con FA che già assumevano terapia anticoagulante orale e che presentino un INR al di sotto del range terapeutico, è indicata la terapia anticoagulante, con la scelta del del timing definita come nella raccomandazione 10.09.
La TC cranio è indicata come esame di prima scelta per la diagnosi in acuto di emorragia cerebrale.
In caso di piastrinopenia da eparina in pazienti in cui deve essere proseguita una terapia antitrombotica, sono indicate le seguenti opzioni terapeutiche: argotraban e, solo nel paziente cardiologico, bivalirudina; gli anticoagulanti orali possono essere iniziati una volta risolta la piastrinopenia da eparina.
In pazienti con ictus conseguente a patologia aterotrombotica dei vasi arteriosi extracranici che già assumevano ASA prima dell'evento, qualora l’opzione scelta sia di sostituire l’ASA con un altro antiaggregante piastrinico è indicato somministrare clopidogrel 75 mg/die, o dipiridamolo a lento rilascio 400 mg e ASA 50 mg / die.
Nell’emorragia cerebrale, RM ed angio-RM sono utili in pazienti selezionati, e sono indicate nei pazienti in cui si sospetti una angiopatia amiloide e, a distanza di almeno 30 giorni dall'evento, nei pazienti con lesioni lobari ed angiografia negativa candidati alla chirurgia, per la diagnostica degli angiomi cavernosi.
Nei pazienti da sottoporre a trombolisi i.v. è indicato intervenire a partire da valori di glicemia > 160 mg/dl
Il trattamento chirurgico dell'emorragia cerebrale non è indicato in caso di emorragie intracerebrali con GCS ≤4 a causa dell'elevata mortalità e dell'esito neurologico estremamente povero;
Nei pazienti con emorragia cerebrale e piastrinopenia è indicato somministrare concentrati piastrinici per valori di piastrine < 50.000, anche se la decisione va presa caso per caso.
Nei pazienti con emorragia cerebrale da rTPA (durante l’infusione o nelle 24 ore successive) può essere utilizzato un inibitore del fibrinolitico come l’acido tranexamico 2 f ev in 10’ ogni 8 ore per 24 ore o, se il fibrinogeno si riduce al di sotto di 100 mg/dl, plasma fresco congelato. Può essere richiesta la consulenza neurochirurgica anche se raramente è indicato il trattamento neurochirurgico.
La doppia terapia antiaggregante piastrinica, in assenza di controindicazioni, é indicata prima e dopo lo stenting carotideo per almeno 3 mesi. La terapia con statina e il controllo della pressione arteriosa con eventuale terapia antiipertensiva sono indicati prima e dopo la procedura di stenting o di endoarteriectomia.
In occasione di un primo episodio di trombosi arteriosa neonatale, la terapia antiaggregante non è consigliata a meno che non sia stata documentata una causa cardioembolica. La terapia antiaggregante o anticoagulante è invece consigliata negli episodi di trombosi arteriosa ricorrente
Nei neonati con trombosi venosa cerebrale senza significativo infarcimento emorragico è indicata la terapia anticoagulante, inizialmente con eparina non frazionata o eparina a basso peso molecolare (ebpm) e successivamente con ebpm o dicumarolici, per un periodo variabile fra 6 settimane e 3 mesi. In presenza di una significativa componente emorragica è consigliato monitorare l’evoluzione della trombosi per 5-7 giorni e somministrare anticoagulanti solo se si verifica una propagazione del trombo
In presenza di disturbi di memoria insorti dopo l’ictus è indicato il ricorso ad ausili (agende, orologi) che facilitino le attività della vita quotidiana. Le evidenze a sostegno di programmi strutturati di riabilitazione cognitiva sono limitate.
È indicato l’intervento riabilitativo mirato a prevenire il degrado dell’autonomia a distanza dall’evento ictale purché orientato sugli obiettivi riabilitativi più significativi (es. locomozione).
L'intervento riabilitativo a distanza dall'evento ictale è indicato in caso di deterioramento dello stato funzionale e deve essere orientato su specifici obiettivi riabilitativi.
È indicata l'organizzazione in rete dei servizi per l'anziano, ivi compresi quelli riabilitativi, sotto la guida dell'Unità di Valutazione Geriatrica e con il coordinamento da parte del case manager, che valuti i bisogni assistenziali del paziente e lo indirizzi al servizio che, di volta in volta, meglio risponde alle sue necessità.
È indicato che il paziente non disfagico con stato di nutrizione normale sia alimentato per via orale con una dieta in grado di soddisfare il fabbisogno nutrizionale adeguato all’età ed al sesso, secondo quanto stabilito dai "Livelli di Assunzione Raccomandata di energia e Nutrienti" (LARN).
È indicato utilizzare supplementi vitaminici in presenza di iperomocisteinemia.
Nel soggetto non disfagico affetto da malnutrizione proteico-energetica, è indicato aumentare l’apporto nutrizionale, in modo da correggere progressivamente lo stato carenziale, eventualmente utilizzando integratori dietetici od alimenti arricchiti.
È indicato creare opportunità di incontro e programmarne modalità e tempi sin dall'inizio della fase acuta e comunque fino al reinserimento sociale, quando possibile, favorendo l'incontro, la discussione e la collaborazione.
È indicato programmare azioni dirette a favorire l'educazione e la partecipazione del caregiver e del paziente alle attività di cura, al fine di migliorare il benessere psichico del soggetto colpito da ictus e facilitare il processo di riabilitazione.
È indicato fornire un recapito telefonico, gestito da operatori competenti, destinato ai malati ed ai familiari di pazienti colpiti da ictus, al fine di realizzare interventi programmati e di fornire chiarimenti in caso di necessità.
È indicato includere il tema della sessualità nel programma riabilitativo post-ictus e collocarlo all’interno di una discussione con il partner nel momento in cui il paziente rientra in comunità.
È indicato che il team dedicato all'assistenza territoriale controlli periodicamente (ogni sei mesi) il mantenimento delle attività e la partecipazione sociale del soggetto anziano colpito da ictus.
E’ indicato includere il tema del ritorno a lavoro nel progetto riabilitativo post-ictus; esso deve essere discusso esplicitamente con il team di riabilitazione, con il paziente, i suoi familiari e il datore di lavoro. Mancano tuttavia evidenze sulle strategie specifiche di approccio al problema.
Dopo chirurgia della carotide è indicato un controllo post procedurale con ecocolorDoppler dei tronchi sovraortici prima della dimissione e al follow up entro i primi 3 mesi dall'intervento, quindi a 6 mesi, a 1 anno e successivamente con cadenza annuale, mentre
La correzione chirurgica della restenosi o della recidiva di restenosi è indicata quando questa è di grado elevato e responsabile di una sintomatologia neurologica chiaramente correlata.
Il controllo post-procedurale di qualità di risultato, che può portare all'identificazione e all'eventuale riparazione di difetti in corso di procedura chirurgica carotidea, è indicato in quanto si associa a significativa riduzione delle complicanze maggiori peri-operatorie e post operatorie, compresa la restenosi e l'ictus a distanza.
Lo stenting carotideo non è indicato in presenza di sospetto materiale trombotico o tromboembolico endoluminale carotideo o in presenza di anatomia dei tronchi sovraortici particolarmente sfavorevole.
Nei pazienti candidati alla rivascolarizzazione carotidea e coronarica è indicato dare la precedenza al distretto più compromesso clinicamente.
In pazienti con ictus acuto in coma e/o con danno neurologico severo, è indicato correggere la glicemia quando >180 mg/dl, con target di glicemia fra 140 e 180 mg/dl, utilizzando insulina ev.
In tutti gli altri pazienti con ictus acuto, è indicato correggere la glicemia quando >140-180 mg/dl, con target di glicemia pre-prandiale di 140 mg/dl, utilizzando insulina sc.
La mobilizzazione precoce e l'idratazione sono sempre indicate per la prevenzione delle trombosi venose profonde.
è indicato consumare regolarmente latte e alimenti derivati, anche in relazione al contenuto di calcio, scegliendo prodotti con basso contenuto di grassi e di sodio.
Il trattamento chirurgico dell'emorragia cerebrale non è indicato in caso di emorragie intracerebrali associate ad aneurismi o a malformazioni artero-venose, qualora la lesione strutturale associata non sia accessibile chirurgicamente.
Il trattamento chirurgico dell'emorragia cerebrale è indicato in in caso di emorragie intracerebrali associate ad aneurismi o a malformazioni artero-venose, nel caso in cui la lesione strutturale associata sia accessibile chirurgicamente.
Il trattamento chirurgico dell'emorragia cerebrale è indicato in in caso di emorragie lobari di medie (≥30 e <50 cm3) o grandi (≥50 cm3) dimensioni , in rapido deterioramento per compressione delle strutture vitali intracraniche o erniazione;
Il trattamento chirurgico dell'emorragia cerebrale è indicato in caso di emorragie cerebellari di diametro >3 cm con quadro di deterioramento neurologico o con segni di compressione del tronco e idrocefalo secondario a ostruzione ventricolare;
È indicato evitare la somministrazione di soluzioni glucosate a meno che vi sia ipoglicemia;
È indicato evitare la somministrazione di ipotensivi, specie quelli ad azione rapida;
è indicato ridurre il consumo di grassi e condimenti di origine animale, sostituendoli con quelli di origine vegetale (in particolare olio extravergine di oliva).
In pazienti con ictus obesi o cardiopatici è indicata una valutazione ossimetrica e polisonnografica per valutare la presenza di apnee notturne.
In presenza di una rilevante sintomatologia dolorosa a livello della spalla, è indicata la possibilità di un'infiltrazione con corticosteroidi.
In caso di sublussazione della spalla è indicata la prescrizione di un supporto per la spalla oltre alla Stimolazione Elettrica Funzionale (FES) a livello del deltoide. Tale approccio dovrebbe essere realizzato precocemente per prevenire l’evoluzione della sublussazione e la persistenza di dolore.
Tra i soggetti che hanno ripreso a camminare dopo un ictus, è indicato:
In tutte le fasi dello svezzamento dalla nutrizione parenterale, è indicato mantenere costante, un adeguato apporto calorico nutrizionale (soprattutto proteico) ed idrico.
È indicato valutare attentamente la tempistica dello svezzamento dalla nutrizione enterale nei soggetti con indici prognostici favorevoli ed eseguirlo con modalità standardizzata e con monitoraggio clinico, videofluoroscopico e/o endoscopico, eseguito da personale specializzato, meglio se congiuntamente al logopedista.
È indicato prevenire la condizione di malnutrizione che può conseguire alla disfagia mediante misure di nutrizione entrale per sondino naso-gastrico o gastrostomia percutanea.
È indicato confrontare i risultati del processo assistenziale con quelli del progetto riabilitativo e con gli obiettivi a breve e lungo termine, relativamente al lavoro complessivamente svolto dal team e dei singoli operatori professionali.
Il piano di dimissione dalla struttura ospedaliera dopo la fase acuta deve fornire alle strutture (ospedaliere o territoriali) che accoglieranno il paziente, una stima della prognosi funzionale oltre a tutte le informazioni utili a mantenere la continuità assistenziale.
È indicato programmare controlli longitudinali per verificare il raggiungimento degli obiettivi sulla base della previsione del tempo necessario all'ottenimento dei risultati attesi e valutare l'autonomia raggiunta dal paziente nelle attività della vita quotidiana utilizzando il Barthel Index o la Functional Independence Measure (FIM)
Quando il progetto riabilitativo comprende tecniche compensatorie è indicato prevedere il ricorso a presidi, quali ortesi ed ausili, verificandone la possibilità di impiego da parte del paziente.
In presenza di ictus cerebrovascolare è indicata l'esecuzione degli esami di screening neuropsicologico standard.
In ambito riabilitativo è indicato definire obiettivi clinicamente rilevanti e comunque raggiungibili secondo una definita sequenza temporale. Può essere utile confrontare i progressi ottenuti con l’obiettivo prospettato. Gli obiettivi dovrebbero essere individuati dall’intero team ma possono essere anche articolati nelle loro finalità secondo le singole professionalità.
È indicato sottoporre tutti i soggetti con problemi di comunicazione di ordine cognitivo od emotivo ad una valutazione neuropsicologica e comportamentale completa.
Entro i primi giorni dall'ammissione a strutture riabilitative, è indicato realizzare un bilancio delle condizioni cliniche e funzionali del soggetto colpito da ictus e del contesto socio-sanitario nel quale egli vive. Devono essere valutate l’autonomia ed i parametri relativi alle abilità motorie e cognitive.
È indicato valutare la disabilità del paziente prima e dopo il trattamento riabilitativo, mediante scale validate e di uso comune, come il Barthel Index e la Functional Independence Measure (FIM).
È indicato ricercare la presenza di depressione post-ictus anche nei pazienti afasici, utilizzando criteri di valutazione clinica e strumenti non verbali.
Prima della dimissione dall'ospedale è indicato verificare le caratteristiche dell'abitazione del paziente, al fine di realizzare gli adattamenti adeguati.
È indicato fornire ai caregiver tutti gli ausili necessari per posizionare, trasferire e aiutare il paziente minimizzando i rischi.
È indicata la riabilitazione domiciliare quando si rende necessaria un'attività di addestramento rivolta al paziente ed al caregiver per esercizi e mobilizzazioni autogestiti, per l'utilizzo di ausili e protesi o per altre forme di terapia occupazionale di breve durata.
È indicata la prosecuzione del trattamento riabilitativo presso i centri ambulatoriali di riabilitazione per i pazienti nei quali è motivato l'intervento di un team interdisciplinare, ma non è richiesto un approccio intensivo.
È indicato programmare un day hospital riabilitativo per i pazienti che richiedono la prosecuzione del trattamento con approccio intensivo e multidisciplinare (medico, fisioterapico, logoterapico, cognitivo e occupazionale).
Nella valutazione del paziente da sottoporre a trattamento riabilitativo è indicato verificare precocemente l'eventuale esistenza di depressione del tono dell'umore, utilizzando sia la valutazione clinica multidimensionale che scale semiquantitative per la valutazione e il monitoraggio dei sintomi, anche per limitare le possibili interferenze sfavorevoli sulla potenzialità del recupero.
Nella elaborazione del progetto riabilitativo, è indicato effettuare un bilancio funzionale, utilizzando scale diffuse e validate che considerino elementi specifici quali il controllo del tronco.
Nella valutazione dell'approccio riabilitativo è indicato considerare la gravità del quadro clinico dell'ictus (coma all'esordio, incontinenza sfinterica, persistenza di grave deficit) e la presenza di condizioni in grado di influenzare negativamente il recupero dell'autonomia (alterazioni gravi del tono muscolare, disfagia, emi-inattenzione, afasia globale).
Nella trombosi venosa cerebrale la terapia trombolitica locoregionale è indicata in casi selezionati qualora si verifichi, nonostante la terapia eparinica, un peggioramento delle condizioni cliniche non motivato da altre cause oppure quando si renda necessaria una rapida ricanalizzazione del seno trombizzato. Dose e modalità di somministrazione del trombolitico non sono però ancora standardizzati.
Nei pazienti con trombosi venosa cerebrale ed ipertensione endocranica isolata, papilledema e calo del visus (pseudotumor cerebri) è indicato considerare la possibilità di eseguire una o più rachicentesi evacuative. In tal caso, la terapia eparinica andrà preferibilmente iniziata almeno 24 ore dopo l'ultima rachicentesi.
Nei pazienti con trombosi venosa cerebrale a presunta eziologia settica è indicata, in aggiunta alla terapia anticoagulante, una tempestiva terapia antibiotica ad ampio spettro da instaurarsi prima ancora che siano disponibili gli esiti delle culture e dell’antibiogramma. La terapia antibiotica va protratta per almeno due settimane dopo la scomparsa dei segni locali di infezione.
Nei pazienti con trombosi venosa cerebrale senza controindicazione alla terapia eparinica è indicato il trattamento con eparina a basso peso molecolare sottocute o con eparina non frazionata endovena con monitoraggio dell’aPTT. L’emorragia intraparenchimale concomitante alla trombosi cerebrale venosa non costituisce una controindicazione al trattamento con eparina.
È indicata l'identificazione dei fattori prognostici influenti sul recupero funzionale per pianificare adeguatamente l'assistenza e l'impiego appropriato delle risorse disponibili.
Dopo la fase acuta dell'ictus è indicato che il piano assistenziale sia realizzato in strutture specializzate da parte di personale addestrato, tenendo conto delle esigenze a lungo termine del soggetto colpito dall'evento cerebrovascolare acuto.
In corso di endoarteriectomia carotidea è indicato, per la protezione cerebrale, l'uso selettivo dello shunt temporaneo intraluminale.
Nei pazienti con endocardite batterica su valvola nativa che presentano un TIA o un ictus ischemico, la terapia anticoagulante orale in fase acuta non è indicata in quanto aumenta il rischio di complicanze emorragiche emorragiche cerebrali.
Nei pazienti candidati all'endoarteriectomia carotidea con evidenza clinica e/o ai test strumentali non invasivi di grave coronaropatia è indicata la coronarografia.
Nei pazienti con TIA o ictus in cui il quadro clinico e gli accertamenti diagnostici orientano per una eziologia vasculitica è indicata la tempestiva somministrazione di steroidi da soli o in associazione a ciclofosfamide. La risposta a tale trattamento rappresenta un ulteriore elemento di supporto per la diagnosi di vasculite.
Nei pazienti con TIA o ictus causati da dissecazione extranica dei vasi epiaortici è indicato il trattamento con eparina a dosi anticoagulanti seguita da anticoagulanti orali (TAO) nei tre mesi successivi.
Se la dissecazione si estende a livello intracranico tale terapia non è indicata per il rischio di emorragia subaracnoidea
È indicato sottoporre già età giovanile tutti i pazienti con familiarità per rene policistico ad uno studio di angio-RM per escludere la presenza di aneurismi. Se un primo esame è negativo è consigliato un follow-up di almeno 10 anni nei soggetti con storia familiare di ESA. È invece indicato il follow-up annuale per pazienti con rene policistico che presentano aneurismi intracranici ad un primo studio di angio-RM.
Nei pazienti con anemia a cellule falciformi ed ictus ischemico è indicato procedere ad una exsanguinotrasfusione in urgenza con l’obiettivo di ridurre la percentuale di HbS a meno del 30% e di mantenere il valore di emoglobina fra 10 e 12,5 mg/dL.
Se il paziente presenta un grave anemia (per sequestro splenico o crisi aplastica) o se la exsanguinotrasfusione non può essere eseguita entro 4 ore, è indicato eseguire trasfusioni di emazia concentrate.
Nei pazienti con anemia a cellule falciformi è indicato proseguire la terapia trasfusionale anche dopo la normalizzazione dei parametri al Doppler transcranico, tenendo conto però del rischio di effetti collaterali che un tale trattamento comporta se protratto per periodi prolungati.
Nei bambini con anemia a cellule falciformi è indicato eseguire il Doppler transcranico. in quanto utile nel predire il rischio di eventi cerebrovascolari. Se la velocità media misurata a livello dell’arteria cerebrale media è maggiore di 200 cm/sec, il rischio annuo aumenta dall’1% al 10%. Il Doppler transcranico va eseguito con cadenza annuale a partire dai 2 anni e, nei soggetti con velocità tra 170 e 199 cm/sec, ogni 3-6 mesi
Nei casi di ictus o TIA che rispettano i criteri per la sindrome da anticorpi antifosfolipidi con eventi trombotici venosi o arteriosi in diversi organi o aborti ricorrenti è indicata una terapia anticoagulante con INR compreso fra 2 e 3.
Nei casi di ictus o TIA criptogenetico e positività per gli anticorpi antifosfolipidi senza i criteri per la sindrome da anticorpi antifosfolipidi è indicata la terapia antiaggregante piastrinica.
Un trattamento anticoagulante profilattico in pazienti asintomatici con riscontro occasionale di anticorpi anticardiolipina non è indicato, se non in concomitanza di esposizione ad altri fattori di rischio.
Per ridurre i valori di omocisteina nell’omocistinuria è indicata la somministrazione di piridossina ad alte dosi, folati, vitamina B12 e betaina.
La terapia enzimatica sostitutiva è indicata nei pazienti con malattia di Fabry per ridurre le complicanze renali e cardiache, ma mancano dati sulla riduzione delle complicanze cerebrovascolari.
L’ecocardiografia transesofagea è indicata in tutti i soggetti con ictus criptogenico in età pediatrica e giovanile.
Nei casi di ictus criptogenico in età pediatrica e giovanile è indicato ricercare la presenza di pervietà del forame ovale. Tuttavia, prima di attribuire ad esso un valore patogenetico occorre accuratamente escludere tutte le altre possibili cause, in modo particolare la dissecazione dei vasi epiaortici.
Nei pazienti con ictus o TIA criptogenetico associato a FOP, con TVP o diatesi trombofilica e controindicazioni alla TAO è indicata la chiusura del PFO.
In presenza di ictus ischemico acuto nel bambino e in attesa di un chiarimento patogenetico, è indicata la somministrazione di ASA alla dose di 5 mg/kg/die, tranne che nei pazienti con anemia a cellule falciformi in cui sono prioritarie altre strategie terapeutiche quali la trasfusione di emazie.
Nell’ictus in età pediatrica, se si verificano crisi epilettiche è indicata la somministrazione precoce di farmaci anticomiziali per prevenire ulteriori crisi e minimizzare il danno ischemico conseguente a crisi epilettiche ripetute.
In età pediatrica, in mancanza di dati specifici, le raccomandazioni terapeutiche della fase acuta vengono estrapolate da quelle dell’adulto. Analogamente ad ogni emergenza medica è indicato applicare le regole dell’ABC (Airways, Breathing, Circulation).
È indicato il trattamento tempestivo di febbre, ipossia, ipo-iperglicemia.
Nei pazienti con ictus è indicato favorire la comunicazione con il paziente ed i familiari anche al fine di indicare e far apprendere le modalità di partecipazione al processo assistenziale.
Nei pazienti con ictus è indicato promuovere la verticalizzazione precoce attraverso l'acquisizione della posizione seduta entro il terzo giorno, se non sussistono controindicazioni al programma.
Nei pazienti con ictus è indicato selezionare i farmaci utilizzati per evitare interferenze negative con il recupero.
È indicato stimolare ed incoraggiare i pazienti con ictus alla partecipazione alle attività quotidiane.
È indicata la mobilizzazione degli arti del paziente con ictus per almeno 3-4 volte al giorno.
Nello stato di male epilettico associato ad ictus cerebrale acuto non vi sono evidenze a favore di un trattamento specifico per cui è indicato il trattamento standard, monitorandone attentamente gli effetti collaterali più probabili nello specifico contesto clinico.
La terapia antiepilettica
| non è indicata in caso di crisi epilettiche isolate |