Secondo i nuovi criteri diagnostici sono da considerare TIA gli episodi di disfunzione neurologica da ischemia focale cerebrale o retinica con sintomatologia clinica di durata generalmente inferiore ad un'ora senza evidenza di danno cerebrale acuto.
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Secondo i nuovi criteri diagnostici sono da considerare TIA gli episodi di disfunzione neurologica da ischemia focale cerebrale o retinica con sintomatologia clinica di durata generalmente inferiore ad un'ora senza evidenza di danno cerebrale acuto.
Ad 1 anno dall’evento acuto, un terzo circa dei soggetti sopravvissuti ad un ictus – indipendentemente dal fatto che sia ischemico o emorragico – presenta un grado di disabilità elevato, che li rende totalmente dipendenti.
La mortalità acuta (30 giorni) dopo ictus è pari a circa il 20%-25% mentre quella ad 1 anno ammonta al 30%-40% circa; l'emorragia intraparenchimale si associa ad un tasso di mortalità precoce più elevato (30%-40% circa dopo la prima settimana; 45%-50% ad 1 mese). L'emorragia subaracnoidea si associa ad un tasso di mortalità precoce simile all’emorragia intraparenchiamale; i decessi nel primo mese si concentrano in ¾ dei casi entro la prima settimana.
Nel mondo il numero di decessi per ictus è destinato a raddoppiare entro il 2020.
Il numero di soggetti che in Italia sono spravvissuti, con esiti più o meno invalidanti, ad un ictus cerebrale è pari a circa 913·000 (dati sulla popolazione del 2001).
Si calcola che l’evoluzione demografica porterà, in Italia, se l’incidenza rimane costante, ad un aumento dei casi di ictus nel prossimo futuro.
Ogni anno si verificano in Italia (dati estrapolati dalla popolazione del 2001) circa 196·000 ictus, di cui l’80% sono nuovi episodi (157·000) e il 20% recidive, che colpiscono soggetti già precedentemente affetti (39·000).
L’ictus ischemico si manifesta in soggetti con età media superiore a 70 anni, più spesso uomini che donne; l'emorragia intraparenchimale si manifesta in soggetti leggermente meno anziani, sempre con lieve prevalenza per il sesso maschile; l’emorragia subaracnoidea si manifesta più spesso soggetti di sesso femminile, di età media sui 50 anni circa.
L’ictus ischemico rappresenta la forma più frequente di ictus (80% circa), seguito dall'emorragia intraparenchimale (15%-20%) e quindi dall'emorragia subaracnoidea (3% circa).
L’incidenza dell’ictus aumenta progressivamente con l’età raggiungendo il valore massimo negli ultra ottantacinquenni. Il 75% degli ictus si verifica in soggetti ultrasessantacinquenni.
Il tasso di prevalenza di ictus nella popolazione anziana (età 65-84 anni) italiana è del 6,5%, più alto negli uomini (7,4%) rispetto alle donne (5,9%).
In Italia l’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, causando il 10%-12% di tutti i decessi per anno, e rappresenta la principale causa d’invalidità.
Il presente capitolo è relativo all'inquadramento diagnostico degli eventi cerebrovascolari cerebrali osservati e gestiti nella fase non acuta. Per quanto concerne la diagnostica clinica, di laboratorio e strumentale relativa alla fase acuta dell'ictus si rimanda al Capitolo 9.
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L’incidenza, come la prevalenza, varia molto da studio a studio. Le variazioni riscontrate nei principali studi nazionali ed internazionali riflettono, oltre che una vera diversa frequenza della malattia, anche differenze nella composizione della popolazione in quanto l’ictus è patologia frequente soprattutto nella popolazione anziana.
La stenosi arteriosclerotica delle arterie intracraniche è uno dei maggiori fattori di rischio e causali di ictus ischemico, anche nelle popolazioni occidentali. È possibile uno screening ultrasonografico con Doppler transcranico o con eco-color Doppler transcranico di tale condizione con sufficiente accuratezza almeno nella patologia del circolo anteriore.
Lo studio di una stenosi carotidea ai fini della valutazione chirurgica o di terapia endovascolare deve essere affidata in prima istanza a metodiche non invasive (ecotomografia carotidea, angio-RM, angio-TC).
L’angiografia del circolo intracranico rappresenta il gold standard per lo studio della patologia aneurismatica cerebrale responsabile di emorragia subaracnoidea. È indicata in tutti i pazienti con emorragia subaracnoidea candidati a un intervento chirurgico od endovascolare.
Lo studio angiografico nei pazienti con sospetta vasculite intracranica o con sospetta patologia non aterosclerotica di tronchi epiaortici (dissecazione, malformazioni vascolari, varianti anatomiche) sembra consentire una migliore accuratezza diagnostica rispetto alle altre tecniche non invasive.
Nei pazienti con pregressa emorragia intraparenchimale l’accumulo di emosiderina rimane un marcatore indelebile alla RM, in grado di documentare l’avvenuto sanguinamento, la sua sede e la sua estensione.
Un infarto venoso deve essere sospettato in caso di una lesione ischemica non localizzata in un territorio di distribuzione arteriosa e che eventualmente presenti nel suo contesto materiale ematico, spesso associata a mancanza del classico segnale di vuoto a carico di un seno durale. In tali casi è indicata un’angio-RM venosa.
L’esame angiografico trova maggiori indicazioni nei pazienti in età pediatrica o giovanile con ischemia cerebrale per la prevalenza in questi casi di una eziologia arteritica intracranica rispetto alla eziologia aterosclerotica epiaortica.
L’angio-RM documenta con sufficiente accuratezza la pervietà o meno dei vasi intra ed extra cranici.
Nei pazienti con pregressi TIA e/o ictus la RM presenta vantaggi rispetto alla TC, soprattutto nell’identificazione di lesioni di piccole dimensioni e localizzate in fossa cranica posteriore.
La RM può evidenziare la presenza di infarti silenti che rappresentano un marker di rischio per ictus.
La leucoaraiosi non è un reperto specifico, anche se viene più frequentemente osservata in pazienti con fattori di rischio per malattie cerebrovascolari, in particolare l’ipertensione.
La RM con tecnica DWI è in grado di documentare il danno ischemico recente (“core”) già a distanza di pochi minuti dall’evento ischemico.
La RM con tecnica PWI è utile nella valutazione della penombra ischemica.
La RM convenzionale si utilizza per il monitoraggio della lesione ischemica, soprattutto nelle fasi subacuta e cronica.
La TC, esame di rapida esecuzione e di costi ridotti, è in grado di identificare la presenza di segni precoci di ischemia, che rispecchiano il territorio di distribuzione dell’arteria interessata dall’occlusione. La TC è inoltre in grado di evidenziare l’eventuale presenza di infarcimento emorragico della lesione ischemica, soprattutto in fase subacuta.
Il monitoraggio ECG delle 24 ore secondo Holter è indicato solo nei pazienti con TIA o ictus ischemico in cui si sospetti la presenza di aritmie accessuali potenziale causa di cardioembolia o qualora non sia emersa una causa definita di tali eventi.
La presentazione clinica della trombosi dei seni non è caratteristica e può simulare quella di altre patologie, fra cui l’ictus arterioso.
La trombosi dei seni può essere causa di infarti cerebrali venosi.
Per una diagnosi differenziale tra ictus ischemico ed ictus emorragico, è indicato effettuare, nel più breve tempo possibile, una TC o una RM dell’encefalo, anche per le implicazioni terapeutiche.
L’emorragia subaracnoidea spontanea è dovuta nell’85% dei casi a rottura di un aneurisma arterioso.
Le diagnosi di ictus è di tipo clinico. Una TC o una RM è indicata per la diagnosi differenziale con altre patologie che possono mimare l’ictus.
L’importanza della diagnosi patogenetica di TIA o ictus è strettamente connessa alla possibilità di fare prevenzione secondaria e stabilire la prognosi. La diagnosi integra dati clinici e strumentali.
Diagnosi non in acuto